
Dott. Giuseppe Di Prima
Da un’indagine del Geriatrics Working Group dell’Aifa, emerge che con l’aumento della durata della vita aumentano le patologie geriatriche e l’anziano di oggi assume spesso molti farmaci;
l'11% degli anziani ne assume addirittura quasi 10 al giorno e la percentuale corrisponde a 1,3 milioni di individui.
E’ indispensabile quindi richiamare l'attenzione sui rischi correlati. La polifarmacoterapia, cioè la prescrizione/assunzione concomitante di due o più farmaci appartenenti o meno alla stessa classe terapeutica, è sempre più diffusa tra i pazienti anziani italiani; si configura come indice di severità clinica e rappresenta un fattore di rischio di interazione farmacologica.
In particolare, il gruppo di età tra i 75 e gli 84 anni è stato esposto al più alto carico farmacologico, con il 55% dei soggetti trattati con 5-8 farmaci e il 14% con 10.
In effetti, la coesistenza di una complessità clinica e di una aspettativa di vita limitata, insieme alla mancanza di prove di efficacia derivanti da studi clinici su persone molto anziane, non forniscono ai medici le conoscenze adeguate sui risultati associati ad un trattamento farmacologico aggressivo.
I ricercatori sottolineano l’enorme tasso di rischio strettamente legato alla polifarmacoterapia; in particolare i pazienti in politerapia, cioè che assumono 5 o più farmaci, presentano un aumento del rischio di mortalità. Le terapie multifarmaco somministrate per lo più ad anziani dal quadro clinico complesso provocano diversi effetti collaterali, dando luogo a pericolose interazioni e incompatibilità.
“Molte prescrizioni di farmaci multipli risultano ingiustificate e gli effetti collaterali delle terapie non appropriate sono la quinta causa di mortalità ospedaliera -spiega Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario dell’Università Statale di Milano e direttore scientifico della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore di Milano”.
“Purtroppo -si legge nel documento- non esistono studi o ricerche su pazienti polipatologici anziani. Nelle sperimentazioni cliniche i farmaci sono testati soltanto su soggetti giovani, affetti quasi sempre da una sola malattia. Tuttavia questi farmaci si somministrano poi principalmente ad anziani con malattie multiple, sui quali non è dimostrato che siano altrettanto efficaci”. A volte è lo stesso paziente anziano che si pone il problema delle interazioni dei farmaci, degli effetti collaterali o allergici, rivolgendosi con sempre maggiore frequenza alla medicina naturale.
La fitoterapia offre certamente sostanze meno pericolose, basti pensare agli antinfiammatori non steroidei (non cortisone). Gli anziani sono del resto più sensibili al farmaco, rispetto ad un giovane.
Aumenta pertanto la domanda di cure naturali tra gli over 70, spesso come alternativa ai farmaci che stanno già assumendo. Spesso, a parità di risultato, è il rimedio meno pericoloso. Ovviamente bisogna tener conto che anche se i meccanismi di azione potrebbero essere diversi, gli effetti farmacologici possono creare interazioni o sommarsi ai farmaci già in uso.
L’unica dolente nota è che purtroppo sono ancora pochi i medici preparati all’uso dei moderni farmaci di derivazione naturale, sia perché lo studio non era previsto nel loro piano accademico, sia perché le industrie chimiche non hanno interesse a diffondere informazioni su molecole che non possono brevettare e quindi interessare economicamente.
