LA CONVERSIONE DI DIO
P. Ermes Ronchi
Mt 15,21-28
XX - 16 agosto
Pochi personaggi nel Vangelo sono simpatici come lei: non prega per sé, ha fantasia, non si arrende ai silenzi e al rifiuto, e intuisce sotto il no di Gesù tutta l'impazienza del sì.

La straniera delle briciole. Colei che sa con quale strumento si cambia la vita: l'incontro.
Lei spera che a Dio interessi la felicità dei suoi figli, e non la loro fedeltà.
Che una ragazzina fenicia abbia la priorità sul culto e sulle leggi dei leviti, e su tutte le formule di fede.
Spera che il diritto supremo davanti a Dio sia dato dal grido, e non dalla razza o dalla religione. Diritto che sia dei giudei come dei fenici, dei credenti e dei pagani, sotto il cielo di Tiro come quello di Nazaret.
Crede che gloria di Dio è l'uomo vivente.

Grandezza di una fede che supera. Che vola, fiera e dritta, ad altezza d’occhi.

Anche i discepoli intervengono: rispondile, così ci lascia in pace!
Ma Gesù è netto, è brusco: sono stato mandato solo per quelli della mia terra.
La donna non molla. Aiutami!
Gesù replica in modo ancora più ruvido: non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani (i pagani, dai giudei, erano chiamati “cani”).
Ed ecco il genio femminile che lo asseconda mentre lo cambia: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole cadute dalla tavola dei padroni.
Questa madre sembra dire, provocatoria: non puoi fare briciole di miracolo, briciole di segni, per questi “cani pagani”?
È la svolta del dialogo, è la frase che cambia tutto.
Questa immagine illumina un attonito Gesù che cresce nella fede, che cambia e perfeziona la sua missione: nel regno di Dio, non ci sono figli e non, uomini e cani, ma solo fame da saziare, compresa quella di tutti i cuccioli del mondo.
Gesù impara Dio e l'uomo dall'intelligenza di una madre che non conosce Jahvè, che adora Baal e Astarte, che non ha il bagaglio di fede dei teologi, ma solo quello sacro del dolore.
Spiazzato, la dichiara donna di grande fede.

Oggi nel nostro presente di fame e festa, di vacanze e miseria, un fiume di donne cananee implora ancora aiuto per i propri cuccioli sfiniti.
Tante sulla terra le madri che, proprio adesso, a Tiro e Sidone, non sanno il credo ma sanno il cuore di Dio. Lo sanno da dentro.
E chiedono briciole.
Immensa è allora la fede sul mondo, dentro e fuori la Chiesa.
E se il dolore impedirà di pregare, se sarà solo muta paura, Dio si farà vicino, pane per i figli, briciole per i cuccioli. Senza merito o demerito conterà le lacrime stanche di ognuno.
Una ad una.

Da questo incontro fra stranieri di frontiera, brusco e rasserenante, emerge un sogno: il mondo come grande casa di pane, dove non ci sono noi e gli altri.
Dove ognuno, come Gesù, impara da ognuno.
E una corona di figli che di sotto la tavola saranno alzati sul candelabro, perché anch'essi siano luce della mensa comune.
Perché tutti, tutti, sono noi.