SANTA CHIARA DA MONTEFALCO 1268 - 1308
monaca agostiniana
Seconda figlia di Damiano e di Giacoma, Chiara nacque a Montefalco, in provincia di Perugia, nel 1268. Piena d'amore divino, fin da molto piccola mostrò una forte inclinazione alla preghiera, tanto da trascorrere intere ore, immersa nell'orazione, nei luoghi più riposti della casa paterna.
Sin da allora ebbe anche una profonda devozione per la Passione del Signore e alla sola vista di un Crocifisso era per lei come un monito di continua mortificazione, infliggendosi dure penitenze. Consacratasi interamente a Dio, Chiara volle seguire l'esempio della sorella Giovanna, chiedendo di entrare nel locale reclusorio, dove fu accolta nel 1275. La santità della piccola e le elette virtù di Giovanna fecero accorrere nel reclusorio di Montefalco sempre nuove aspiranti, per cui ben presto si dovette intraprenderne la costruzione di uno più grande.
A causa delle ristrettezze finanziarie, per qualche tempo durante i lavori, Chiara fu incaricata anche di andare alla questua. Nel 1290, allorché il nuovo reclusorio fu terminato, si pensò che sarebbe stato più opportuno fosse eretto come monastero e ricevesse una regola approvata dalla Chiesa. Giovanna ne interessò il vescovo Gerardo Artesino che, con decreto del 10 giugno 1290, riconobbe la nuova famiglia religiosa, dando ad essa la regola di sant'Agostino e autorizzando quindi di accettare novizie. Il novello monastero fu chiamato "della Croce", su proposta della stessa Giovanna, che ne venne subito eletta badessa. Alla morte della sorella, il 22 novembre 1291, Chiara fu chiamata immediatamente a succederle nella carica, contro la sua volontà e nonostante la giovane età. Durante il suo governo, che esercitò sempre con illuminata fermezza, seppe tenere sempre vivo nella comunità, con la parola e con l'esempio, un gran desiderio di perfezione.
Ebbe da Dio singolari grazie mistiche, come visioni ed estasi, e doni soprannaturali che profuse dentro e fuori il monastero, venendo, inoltre, favorita dal Signore con il dono della scienza, per cui poté offrire dotte soluzioni alle questioni propostele da teologi e letterati. Alla sua pronta azione, si deve poi la scoperta e l'eliminazione, tra la fine del 1306 e gli inizi del 1307, di una setta eretica chiamata dello "Spirito di libertà", che andava diffondendo per tutta l'Umbria preoccupanti errori di fede. Tanta era la fama delle sue virtù che, subito dopo la morte, avvenuta nel suo monastero della Croce in Montefalco il 17 agosto 1308, che fu subito venerata come santa. Una tradizione leggendaria, fondata su una accesa pietà e su una ingenua nozione dell'anatomia, riferisce che nel cuore di Chiara si credette di scorgere i simboli della Passione: la croce, la corona di spine e i tre chiodi.
Inoltre nella cistifellea della santa si sarebbero riconosciuti tre globi di uguali dimensioni, peso e colore, disposti in forma di triangolo, come un simbolo della SS.ma Trinità. Erano trascorsi solo dieci mesi dalla morte di Chiara, quando il vescovo di Spoleto, Pietro Paolo Trinci, ordinò il 18 giugno 1309 di iniziare il processo informativo sulla sua vita e sulle virtù. Siccome poi avvenivano sempre nuovi miracoli e aumentava la devozione per la pia suora di Montefalco, molti fecero viva istanza presso la S. Sede per la canonizzazione di Chiara. Procuratore della causa fu Berengario di S. Africano, che a tal fine si recò nel 1316 ad Avignone da Giovanni XXII, il quale deputò il cardinale Napoleone Orsini, legato a Perugia, a informarsi e riferire. Il nuovo processo, cominciato il 6 settembre 1318 e dal quale sarebbe dipesa certamente la canonizzazione di Chiara, per cause del tutto esterne non poté tuttavia avere seguito. Fu solo nel 1624 che Urbano VIII concesse l'Ufficio e la Messa in onore di Chiara, il cui nome Clemente X fece inserire, il 19 aprile 1673, nel Martirologio Romano. Però solo l'8 dicembre 1881, la beata Chiara da Montefalco fu solennemente canonizzata da Leone XIII.
Nel monastero della Santa Croce a Montefalco vive ancora oggi una comunità agostiniana, che accoglie i visitatori e i pellegrini con grande cordialità.
