ERMETE: SANTO, L’IMPERATORE E I PIRATI
Come ogni eroe che si rispetti Sant’Ermete era bello, biondo e d’animo buono. Con un solo difetto: comeil padre Calpurnio, e come quasi tutti a quei tempi, era pagano.
Secondo la tradizione, Ermete si convertì al Cristianesimo a Roma, dove era andato con lo zio Dionigidopo la morte dei genitori, per farsi una cultura e una carriera. Allora i Cristiani non avevano vita facile:
L’imperatore Traiano li perseguitava e i fedeli, ricchi o poveri, umili o potenti, dovevano fuggire e nascondersi. Ermete, divenuto prefetto, e lo zio li accoglievano spesso nelle loro terre e conobbero così la dottrina cristiana.
Quando poi il figlio di Ermete, Elio, morì e venne resuscitato dalle preghiere del Papa Alessandro I, egli finalmente si convertì, liberò gli schiavi e donò le sue ricchezze. La gioia della conversione però durò poco: Ermete venne denunciato e arrestato.
L’imperatore provò in tutti modi a fargli rinnegare la fede: provò con le buone e con le cattive, lo fece torturare, gli offrì addirittura la corona dopo di lui, ma Ermete rifiutò sempre. Venne quindi decapitato il 28 agosto del 116 d.C., ma la sua fama si diffuse rapidamente in tutto l’Impero e molte delle Chiese che nascevano in quel periodo lo vollero come patrono.
Come patrono d’Ischia, Sant’Ermete fece alcuni miracoli che le leggende locali raccontano e ricordano, come quando i temibili pirati saraceni si avvicinarono al Castello del paese, decisi a conquistarlo.
Le sentinelle diedero l’allarme, le campane suonarono “a martello” e gli uomini si armarono, ma non ci fu bisogno di combattere: un grande masso cadde sulla strada da dove venivano i Saraceni e dal nulla comparve un esercito guidato da un giovane cavaliere, somigliante al Santo. Dopo aver sconfitto i pirati, l’esercito scomparve come nebbia al sole, senza lasciare nient’altro che un canneto mosso dal vento.
La leggenda riviveva, fino a qualche decennio fa, nell’usanza di annunciare la festa di Sant’Ermete proprio col “ticchetocchetto”, uno scampanio festoso che ricordava da vicino quello che nel Medioevo segnalava un attacco nemico.
IL RELIQUIARIO E IL GALLINACCIO
Oggi i festeggiamenti non si aprono più con il suono delle campane e i primi passi della festa sono quelli che tutto il paese muove, la sera della vigilia, dietro il reliquiario di Sant’Ermete.
Il busto argentato del Santo viene poggiato su un ripiano e portato a spalla da alcuni “specialisti” (i cosiddetti “portatori di immagini sacre”) seguiti dalla processione, dove si mescolano le autorità religiose con quelle civili, i bambini con gli anziani, e in cui il brusio di mille voci si unisce in canti e preghiere. È questa anche un’occasione per ritrovarsi, per aspettare insieme l’indomani, il vero giorno dedicato al Santo.
Il giorno dopo, tre sono gli appuntamenti a cui nessuno può mancare: al mattino la Messa solenne in onore di Sant’Ermete, nella chiesa a lui dedicata, il pomeriggio la sfilata del corteo storico per le vie del paese e infine la Giostra del Gallinaccio.
In questa antica giostra i cavalieri, vestiti coi colori delle contrade del paese, devono galoppare sotto una “porta”, costruita con alti pali di legno, e strappare con una mano il collo a un’oca, che è stata benedetta e appesa all’architrave a testa in giù.
Due uomini tirano la corda a cui è legata l’oca, facendola dondolare e sollevandola proprio quando passano i cavalieri… in questo modo è ancora più difficile prenderla, pure alzandosi sulla sella! Il gioco può durare anche delle ore, con il pubblico e i personaggi del corteo che tifano per i cavalieri preferiti, e si conclude con la premiazione del vincitore, a cui viene donato un palio, e con un pranzo tra tutti i cavalieri… un pranzo, ovviamente, a base d’oca!
SAI CHE… la “versione originale” della Giostra prevedeva che l’uccello appeso fosse vivo, cosicché svolazzando rendesse più difficile il compito dei cavalieri. Per questa pratica crudele la Giostra fu abolita intorno al 1950 e riprese 20 anni dopo usando un animale morto. All’interno del busto di Sant’Ermete è contenuto un frammento dell’osso del suo cranio, portato forse a Ischia nel IX secolo, quando le chiese non potevano essere consacrate senza una reliquia.
Dal 2015 la giostra si svolge senza l utilizzo di nessun animale.
Sistema Bibliotecario “Lago di Bolsena”
