Marco Valerio Marziale epigrammista (40-104 d.C.)

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Con l'epigramma noi possiamo dire/ come l'uomo pensa, vive ed agisce, / così per non volerlo contraddire, / comincio per capir come finisce.
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Se vedi del rancore negli sguardi,
capisci pure il senso del conflitto
che nel raggiungimento dei traguardi
sacrifica all'altare del profitto.
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Difficile è capire se il profitto
sia giusta ricompensa dell'impegno:
parametro sarebbe il buon diritto,
che socialmente renda l' uomo degno.
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Bisogna che prevalga il soggettivo
nella funzione del protagonista,
ma consumando il ruolo collettivo
sarai solo e soltanto un conformista.
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Non dispiacerti d'essere perdente
quando i confronti la vita ti pone,
probabilmente tu sarai vincente
quando ne capirai la condizione.
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La forma principale del sociale
col nome libertà viene chiamata,
perché con questa risulta normale
qualunque forma che vien praticata.
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Nella competizione c'è l'affanno
perché si deve sempre primeggiare,
ma nel far questo quanti poi sapranno
il fine che li porta a gareggiare!
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Quando di moda va la presunzione,
ebbene, certamente, si è diffusa:
ecco perché colui che la propone
è accolto dalla gente assai confusa.
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Quando la subalterna condizione
diventa dipendenza di coscienza,
aiutati con la ponderazione
dell'animo rivolto alla pazienza.
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Non imitare mai l'altrui potenza,
qualunque sia il potere praticato,
ma esercita umilmente la coscienza
nel fine d'un rapporto umanizzato.
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L’ invidia è un sentimento assai perverso
che si ritorce contro chi la sente:
infatti il già pensarla è tempo perso
ed il provarla è proprio del perdente.
