EPIGRAMMI IN QUARTINA
Marco Valerio Marziale epigrammista (40-104 d.C.)

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Con l'epigramma noi possiamo dire/ come l'uomo pensa, vive ed agisce, / così per non volerlo contraddire, / comincio per capir come finisce.
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Se con la civiltà detta industriale
il mondo ha migliorato la sua sorte,
non si capisce allora come il male
prevalga sopra tutto così forte.
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La società vuol dire insieme stare
avendo come scopo il collettivo:
allora a ognun di noi conviene dare
ché singolo è il riaver competitivo.
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La scuola finalizza l'imparare
e certo vuole la ricreazione,
ma se s'impara solo nel giocare
dell’imparar c’è solo la finzione.
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Le rimembranze dette son ricordi,
utili nel segnare il già trascorso,
al fine che nessuno poi si scordi
quanto può rimanere del percorso.
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La storia narra i fatti del passato,
la cronaca ci parla del presente;
ma se la prima abbiam dimenticato,
quella seconda dice poco o niente.
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Il dubbio risultare può essenziale
per l'uomo che non ha la presunzione,
ma certo non deve essere banale
nell'avallar qualunque indecisione.
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Il senso di memoria collettiva
bene si lega a quello di Nazione
e questa, se vogliamo sempre viva,
sia rinnovata nella tradizione.
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Mancando la memoria, c'è l'assenza
in forma collettiva o personale,
per meglio dire solo la presenza
nel vivere d'ognuno sempre uguale.
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Nel gregge c'è una logica perversa
perché rifiuta d'essere lasciato
e chi lo fa è una persona persa
col suo belare sempre inascoltato.
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E' la pazienza la virtù dei forti,
pei deboli c'è la rassegnazione
d'avere nella vita tanti torti
da sopportare senza ribellione.
