C'era una volta un ragazzo che si chiamava Tommaso. Gli amici lo chiamavano Tom e gli volevano bene perché era calmo, sincero, generoso e con un modo di fare che lo rendeva "speciale": di fronte alle novità corrugava la fronte e serio serio proclamava invariabilmente: «Devo pensarci su!».
Se tutti decidevano: «Andiamo al lago!», Tom guardava il cielo e diceva: «È meglio di no. Pioverà».
E aveva ragione lui. Un giorno l'allegra brigata del piccolo villaggio di Palestina si avventurò nel deserto.
Era uno dei posti più interessanti da esplorare. I ragazzi si rincorrevano schiamazzando tra la sabbia e le rocce che avevano curiose forme di mostri paurosi.
La loro corsa spensierata si arrestò sulle rive di un profondo burrone. Ma Giona, il più piccolo, gridò: «C'è un ponte!». Uno stretto e audace ponticello di pietre corrose dal tempo congiungeva le due labbra del burrone. I ragazzi corsero verso il ponte, stavano per salire, quando tuonò la voce robusta di Tom: «Fermi, aspettate!».
Il ragazzo arrivò con il suo passo lento e poi cautamente tastò con il piede le pietre che formavano l'inizio del ponticello. Appena toccate, crollarono nel burrone in uno sfarfallio di ghiaia e polvere.
I ragazzi sussurrarono quasi in coro: «Grazie, Tom!». Anni dopo, Tom divenne uno dei dodici amici scelti da Gesù per stare sempre con lui. Gesù sapeva che di Tommaso si poteva sempre fidare. Ma i suo carattere non era cambiato. Un giorno, Gesù disse ai suoi amici: «Voi sapete dove io vado e sapete anche la strada».
Tommaso lo interruppe: «Signore noi non sappiamo dove vai. Come facciamo a sapere la strada?». «La strada sono io», aveva aggiunto Gesù, ma Tommaso scuoteva a grossa testa ricciuta.
Le parole di Gesù non erano chiare e lui amava le cose semplici e verificabili. E la realtà si fece tragica: Gesù morì crocifisso, in mezzo a una folla che inveiva, mani e piedi trapassati da grossi chiodi e un colpo di lancia nel fianco.
Questo Tommaso lo vide bene, anche se aveva gli occhi pieni di lacrime. Gesù, l'amico che amava tanto, era proprio morto. Tom non aveva il minimo dubbio. Ma una domenica mattina, quando arrivarono Maria Maddalena con le altre donne che, piene di gioia, gridarono: «Gesù è vivo!», Tommaso bofonchiò: «Sono visioni di donne! Se il corpo di Gesù non è più nello tomba è perché l'hanno rubato!».
Per Tom era la triste fine di una bella avventura. Ma il giorno dopo, gli altri discepoli gli vennero incontro radiosi come le donne: «Tom! Gesù ci è apparso ieri sera!».
Tommaso replicò: «Se non vedo il segno dei chiodi nelle sue mani, se non tocco col dito i segno dei chiodi e se non tocco con la mia mano i suo fianco, io non crederò».
Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo insieme, a Gerusalemme, e questa volta c'era anche Tommaso.
Le porte erano chiuse. Gesù venne, si fermò in piedi in mezzo a loro e li salutò: «La pace sia con voi». Poi guardò Tommaso sorridendo: «Metti qui il dito, Tom, e guarda le mani; accosta la mano e tocca il mio fianco. Non essere incredulo, ma credente!». In un impeto di commozione, Tommaso si buttò ai piedi di Gesù dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». Ora sapeva che tutto era reale. Gesù lo abbracciò e gli disse: «Tu hai creduto perché hai visto; beati quelli che crederanno senza aver visto!».
Tommaso ribatté: «Se ci credo io, Signore, ci crederanno tutti!»
