Marco Valerio Marziale epigrammista (40-104 d.C.)


Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

EPIGRAMMI IN QUARTINA

Con l'epigramma noi possiamo dire/ come l'uomo pensa vive ed agisce, / così per non volerlo contraddire, / comincio per capir come finisce.

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Con le banalità vogliam coprire

lo scarso contenuto della mente

o come dir pensieri da scoprire

che possano convincere del niente.

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Io vedo tra la gente tanti volti

con gli occhi diventati fiochi lumi:

è il tempo, forse, che coi suoi risvolti

sta ricercando gli ultimi barlumi.

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Le strade della vita son percorsi

e sopra questi dobbiam camminare:

i tratti fatti nei giorni trascorsi

dovrebbero indicarci dove andare.

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La nudità è coperta dal vestire

ed il vestito svolge una funzione;

se noi vestiamo solo il comparire

copriamo certo questa riflessione.

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Semel in anno licet insanire

diceva la saggezza dei Latini;

ma se ogni giorno è lecito impazzire

i nostri giorni sono burattini.

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Con la banalità semplifichiamo

e quindi non vogliamo ragionare:

con il ragionamento che facciamo

per certo non si può banalizzare.

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La fantasia proviene dalla mente

ma, spesso, è superata dal reale:

necessita pensare che la gente

fantasticando agisce proprio male.

*

La carta serve al fine di scrittura

per dire delle cose intelligenti;

lo scritto fatto con disinvoltura

fruttifera le sterili sementi.

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Se l'animo è d'origine divina

il nostro corpo lo tiene racchiuso:

è giusto consultarlo ogni mattina

se, nella sera, non l'abbiamo escluso.

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Se il beneficio spesso è ricevuto

dall'uomo ingrato è poi dimenticato:

ognuno deve avere il suo dovuto

per non sentirsi mai beneficiato.