Francesco Mattioli, sociologo

STORIE DI COVID, DI LIBERTA’, DI DIRITTI E DI RESPONSABILITA’

Mario (il nome è di fantasia), dopo una vita spesa in fabbrica, passava piacevolmente il suo tempo giocando a carte al centro anziani di (omissis…). Era il suo passatempo preferito, nessuno lo avrebbe convinto  a non recarsi al centro già di buon mattino per leggere i quotidiani e  poi ingaggiare epiche partite di scopone scientifico con i suoi amici di sempre.  

Gli dissero di non farlo più; per via del covid-19.  Non se ne fece una ragione; così si procurò un mascherina chirurgica e se la portò appresso, per far vedere la sua buona volontà. Al centro, trovò altri suoi coetanei con lo stesso problema; portare ‘sta mascherina che dava fastidio e  non ti faceva concentrare sul gioco.  Così, invece di portarla su naso e  bocca, la tenevano chi sul mento, chi sul collo, chi la posava su tavolo – tanto erano tutti in salute – e via a giocare e a discutere delle notizie del giorno.    Mario ha contratto il virus al centro anziani,  con lui altri dodici suoi coetanei. Se ne è andato dopo 20 giorni di inutile terapia intensiva.

Otello e Flora (i nomi sono di fantasia) erano assidui parrocchiani; da almeno quarant’anni non mancavano una Messa in chiesa, avevano visto succedersi almeno tre parroci nella parrocchiale del Sacro Cuore di (omissis…) e partecipavano anche a molte iniziative religiose e caritatevoli organizzate dall’attuale parroco Don Mario (il  nome è di fantasia). Per loro, visitare la casa del Signore era importante; Flora in particolare partecipava anche alla recita pomeridiana del Santo Rosario e ovviamente ambedue si comunicavano tutte le domeniche, dopo essersi regolarmente confessati. Così si sentivano più vicini al Signore.  Quando avvenne che con il lockdown non si poteva più partecipare alla Santa Messa ci rimasero male, non se ne davano pace e un giorno andarono dal parroco disperati. Come era possibile allontanarsi così dal Signore? Il parroco dette loro ragione, non si poteva negare loro il  diritto di professare la propria fede e di ricevere i Sacramenti.

Così li informò che avrebbe detto Messa per i parrocchiani che avessero voluto seguirla a tutti i costi.  Il Signore veniva prima del virus.  Domenica mattina alle otto in punto, Otello e Flora si presentarono in chiesa e si scambiarono affettuosi saluti con gli altri convenuti clandestini. Don Mario, contati i presenti,  chiuse le porte e avviò la celebrazione della Messa. I presenti stavano distanziati fra loro, ma non  portavano la mascherina (come si fa  a pregare con quel coso sulla bocca?), molti non rinunciarono all’obolo, a scambiarsi la pace stringendosi la mano e a prendere l’ostia dalle mani del parroco e poi, dopo la benedizione,  ad intrattenersi in chiesa ragionando sui problemi del momento. Stavano tutti bene, ci fu qualche colpo di tosse che echeggiò tra i banchi, ma come sempre accadeva a primavera, con coloro che erano allergici ai pollini. Otello e Flora erano in salute; lui certo, alla sua età soffriva un po’ di ipertensione, mentre Flora aveva un pochino di diabete,  ma niente di preoccupante, gli diceva il medico, con una semplice terapia lo teneva comodamente  a bada.   Hanno contratto il virus quel giorno, alla Messa. Otello ha lasciato Flora dieci giorni prima di lei, poi si sono riuniti in cielo dal Signore.

Ernesto (il nome è di fantasia) si è sempre considerato un libero pensatore. Al liceo, dove insegna, ha cercato di educare i ragazzi a ragionare, ad essere attenti, riflessivi, a considerare la realtà del mondo e soprattutto a sentirsi liberi, a non farsi sopraffare dalle mode, dalla tirannia dalle convenzioni, a considerare i propri diritti come il bene più importante.  L’individuo deve essere libero di scegliere, ha sempre sentenziato, non deve essere oppresso, deve seguire le leggi solo quando esse sono in accordo con la sua coscienza, con le sue convinzioni; altrimenti deve combatterle, per cambiarle.

Per lui la Costituzione è un libro sacro dove sono scolpite le regole della convivenza democratica e si ribella solo all’idea che possa essere disattesa o soltanto attenuata nella sua capacità di proteggere i diritti e la libertà degli individui. Così, durante il lockdown ha continuato a girare per la città, pronto  a pagare multe, pur di esprimere il suo senso di libertà e il suo diritto a vivere senza oppressioni governative che fanno  a pugni con la Costituzione; ha continuato a litigare con i negozianti che gli chiedevano di indossare la mascherina; è arrivato ad affermare su facebook che la pandemia era un complotto e  il lockdown era un espediente per introdurre una dittatura in Italia, e intanto prestava orecchio solo a quei media che lo confortavano nelle sue convinzioni a suon di dati e  di dichiarazioni di studiosi “indipendenti”  e di liberi pensatori come lui.

A forza di evitare di proteggersi ha contratto il virus, ma essendo di forte e fortunata costituzione dopo qualche giorno di febbricola è tornato alla sua vita di sempre, ignaro persino di essere rimasti contagiato. Così ha continuato a girare per la città, incontrando amici, parenti, vicini di casa, fornitori.  Ad occhio e croce ha infettato  almeno cinquanta persone, prima che le autorità sanitarie, cercando di spiegarsi quella strana diffusione di contagi nel quartiere, abbiano preso in considerazione quelle multe ricorrenti a suo carico, e siano risalite a lui fino ad imporgli il tampone rivelatore.  Di quelle cinquanta persone, ventisette sono finite in terapia intensiva e di loro dodici sono decedute.  Lui ha continuato a  rivendicare i suoi diritti e la sua libertà, forse dimenticando dove finiva la sua libertà rispetto a quella degli altri, e ha condannato come politicamente scorretto chi lo definiva un untore.  

John Jair (il nome è di fantasia) è al governo di uno stato molto popoloso, moderno, industrialmente avanzato, che come tutti gli stati avanzati conserva tuttavia contradditorie sacche di povertà e di arretratezza. John è convinto che il covid-19 sia una montatura politica; che si tratti di una  epidemia molto meno grave di quanto non la vogliano dipingere e prova  a sottrarsi al condizionamento di quegli stati  che cercano di approfittarne, economicamente e politicamente. Ha dato istruzioni generali che invitano il suo popolo alla prudenza, ma si fa vedere sui media tranquillo, determinato,  pronto a partecipare ad eventi, cerimonie, appuntamenti politici. 

E’ convinto che i suoi cittadini siano maturi, attenti, che sapranno convivere con il covid-19 riducendo i danni, senza incorrere nei problemi, veri o falsi che siano,  presentati dagli altri paesi più colpiti. John Jair poi si scopre positivo al covid-19, ma siccome ne esce fuori dopo una settimana di malattia, curata – da i migliori medici del paese - come una semplice influenza, ancor più si convince che la minaccia sia una costruzione falsa, che non sia così grave, che si possa superare con determinazione e con le cure giuste.  Ma poi nel suo paese i contagi galoppano, i morti diventano decine di migliaia, non c’è neppure spazio per seppellirli. Fa strage nei ceti più poveri e più arretrati, ma anche tra quella borghesia benestante  e illuminata che lo ha sempre sostenuto. E lui resta ancora convinto di aver fatto la scelta giusta. Presto il suo paese diventa uno dei più colpiti dalla pandemia al mondo e l’economia vacilla gravemente, innescando una crisi che sembra irreversibile.

Il prof. Bianchi (il cognome è di fantasia) conosce bene il covid-19; è uno studioso e dirige anche un reparto ospedaliero. Sa che si tratta di una grave epidemia, ma è convinto che i farmaci per vincerla ci siano già e che, soprattutto, ciclicamente sia destinata a spegnersi da sé. E’ una posizione, la sua, discutibile e  discussa in ambito scientifico, con tanti pro e tanti contro, ma a livello di dibattito fra scienziati è una ipotesi che può far scaturire confronti interni alla comunità scientifica, guidati da teorie, riscontri di laboratorio, considerazioni concettuali come sempre accade nella scienza. Ma il professore commette un errore; non riesce a vincere la tentazione di rivolgersi ai media, che del resto sono sempre pronti ad accogliere oltre che le notizie, le contro-notizie, gli scoop, veri o falsi che siano.

In  fin dei conti anche le fake news sono news e le news sono il motore della stampa: non si dice che se un cane morde un  uomo non  è una notizia, ma se è un uomo che morde un  cane allora è una notizia e pure ghiotta, da vendere sul mercato dei media? Ci sarà tempo poi, per smentire tutto…   L’opinione del prof. Bianchi, riprodotta dai media e riletta dal pubblico in modo semplificato, persino leggermente distorto,  diventa il faro guida per chi si vuole liberare dell’angoscia della pandemia,  del fastidio delle mascherine, della frustrazione  del distanziamento. Fa furore tra i ragazzi della movida, tra i liberi pensatori, tra i frequentatori dei centri anziani, tra i fedeli che accorrono alla Messa al tempo del lockdown. Fa furore proprio dove i focolai si accendono o si riaccendono. Chissà perché.