Claudio Cianchella, presidente dell'Associazione di Promozione Sociale e Culturale Arte Moda Cultura 

   Le prime rappresentazioni di medicina rudimentale risalgono presumibilmente alle origini dell’uomo, seguite da forme arcaiche rituali religiose. Gli Egizi, nel 2700 a.C. praticavano la medicina ispirata ad una malattia magica apotropaica, citiamo riti che potrebbero essere raffigurati in esorcismi contro il malocchio o flussi maligni, ovvero conosciuti quali riti scaramantici.

     Dapprima abbiamo intuito esaminato poi, alcuni momenti storici significativi della medicina Mesopotamica, all’incirca nel 1772 a.C., definibili molto interessanti atteso che i testi furono iscritti in 13 articoli nel celebre Codice di Hammurabi, ove vennero sancite le responsabilità del medico e le conseguenti sanzioni. Apparve da subito rilevante, anche in questa circostanza, il ruolo ultraterreno che la patologia rappresentava in quelle civiltà, ovviamente dobbiamo prendere nella giusta considerazione il periodo storico in riferimento!

     Possiamo definire con limpidezza che le convinzioni di entità dedite alla storia ed i pareri di quelle del mondo scientifico in generale, divergono sulla ipotesi che il primo presunto medico della storia fosse Alcmeone di Crotone. Egli venne indicato inizialmente quale filosofo studioso della natura empirica, ma ugualmente indiscusso discendente della scuola di Pitagora, oltreché medico per aver praticato in Occidente la dissezione del corpo umano per fini scientifici.

     Nondimeno anche nel coevo, è oggetto di interlocuzioni fra gli studiosi anche il periodo esatto vissuto dal predetto, dal momento che le enunciazioni trascritte di Aristotele indicano che “Alcmeone era giovane quando Pitagora era vecchio “.

     Tuttavia … abbiamo verificato in ambienti medici e scientifici, l’unanime pensiero su Ippocrate quale indiscusso medico e padre della medicina, malgrado egli fosse anche iscritto nei testi storici attendibili, quale geografo e aforista di greco antico.

  Ippocrate fonda la sua fama per aver stravolto il concetto tradizionale di medicina associata con la teurgia e filosofia, ineccepibilmente inglobava le conoscenze mediche preesistenti nella nozione di medicina clinica.

       Nel corso delle ricerche, inoltre, abbiamo individuato in alcuni testi del 400, che nell’Italia settentrionale (Venezia- Milano ecc.), il ruolo del medico ricopriva una posizione di grande rilievo in quelle comunità, questo aspetto trova armonia in altri documenti che espandevano tale prestigio ed efficienza nel 600 verosimilmente e particolarmente anche in Firenze.

     Tale aspetto assumeva concretezza e prestigio in particolare fra l’imbrunire del medioevo ed il rinascimento, allorquando l’Italia del nord era stata indicata legittimamente quale esempio sanitario internazionale, grazie finanche ad alcune intuizioni giuridico-sociali che avevano favorito la istituzione del “ Magistrato Sanitario “, una Istituzione di riferimento strategico ove i medici del territorio esponevano le dinamiche nel corso delle loro peculiari attività professionali.

     Questa posizione assumeva rilevante interesse sanitario ed ovviamente anche sociale. Dalle segnalazioni si potevano facilmente individuare i flussi patologici del territorio, inoltre, era possibile intraprendere efficaci misure non solo terapeutiche, ma soprattutto di natura preventiva. Argomento rilevante che vedrà un approfondimento nel nostro dialogo in avanti.

     Nel coevo, il medico di medicina generale (MMG) è stato istituito con la nota legge 833 del 23 dicembre 1978, posizionando questa professione quale istituzione del servizio sanitario nazionale, in sostituzione del preesistente ruolo del medico della mutua.

   Avviene un inedito cambiamento ove il desueto “medico di base” lascia il suo riferimento e ruolo sanitario del territorio al Medico di Medicina Generale, (MMG) che, in considerazione del contenuto professionale della norma dovrebbe essere più efficiente per formazione, competenza ed attività professionale! Infatti, con la nuova specializzazione il Medico di Assistenza Primaria (MAP) svolge le atipicità del medico specialista nella medicina generale e quale medico curante.

   Questa innovativa “veste professionale”, lo erige quale responsabile dell’intera vita sanitaria dei suoi pazienti; ricopre la qualifica di pubblico ufficiale; ufficiale sanitario e quale medico curante concorda con il paziente protocolli diagnostici e terapeutici.

     La diversità dal medico generico è abbastanza evidente dal momento che egli ha conseguito la specializzazione post laurea e partecipato al concorso regionale per il suo insediamento, indubbiamente una preparazione più cospicua di quella preesistente.

     Durante la nostra esposizione storico-culturale della professione del medico, abbiamo evinto alcune informazioni interessanti inerenti le attività professionali del medico.

     Quella che a nostro parere è rilevante è contenuta nel periodo 400/600, inerente il ruolo del (Magistrato Sanitario) ove verosimilmente venivano     “elaborate” le informazioni attinenti le patologie riscontrate dai medici sui rispettivi territori.

     Se riportato nella contemporaneità, ove ovviamente non abbiamo il “magistrato sanitario”, ma il Medico di Medicina Generale, che potenzialmente potrebbe svolgere un ruolo fondamentale per la medicina nazionale, nel momento in cui tale attività si pone quale figura offuscata e non particolarmente stimata socialmente ed istituzionalmente.

     Siamo fortemente motivati nella convinzione che tale istituzione sanitaria-sociale debba essere ulteriormente incoraggiata e sostenuta, anche sotto gli aspetti economici, logistici e finanziari. L’attività medica del territorio più pertinente al cittadino, deve essere ipotizzata seriamente ed innanzitutto non limitata ad assumere un ruolo meramente “da filtro” per i nosocomi locali e provinciali, ma principalmente quale risorsa imprescindibile sul territorio stesso ove sono contenute e registrate tutte le patologie esistenti in quella comunità.

     Inoltre, al MMG, deve essere prevista la possibilità di fare ricerca sulle cause delle patologie del Territorio dovute agli inquinamenti atmosferici, ambientali, dell’alimentazione, delle acque ecc, ed il suo parere deve assumere un ruolo vincolante e non consultivo sulle eventuali misure da intraprendere, se questa Umanità vuole davvero intraprendere seriamente il cammino della prevenzione delle malattie.

     Ovviamente queste attività necessitano di altre risorse umane specialistiche, locali idonei ed attrezzature mediche adeguate. Questo aspetto che potrebbe apparire oneroso inizialmente, nel prosieguo potrà offrire efficienze e risultati finora non raggiunti, in particolare sotto il profilo assistenziale, di prevenzione e quale ottimizzazione delle risorse, (meno sprechi e più risparmio economico). Avremmo una sensibile diminuzione di onerosi ricoveri e varie patologie, meno decessi e più salute pubblica …

     Ma … cosa è la salute pubblica?

     L’articolo 32 della Costituzione Italiana, così recita “” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.””

     Crediamo sia comunque doveroso ed opportuno affrontare questo argomento anche in considerazione del momento pandemico da Coronavirus, ove la salute pubblica è duttilmente singolare ed allo stesso tempo collettiva, ove alcuno può maggiormente prescindere dal rispetto delle normative, dal momento che in qualsiasi istante e luogo può (se contagiato) mettere a rischio la salute o la vita di altre persone.

       Se eventualmente entriamo un istante nel merito dell’argomento, notiamo che il ragionamento deve essere affrontato in diverse valutazioni sociali, giuridiche, sanitarie e filosofiche. Tali nozioni traggono fondamento dalla Costituzione, come abbiamo evinto in avanti, ma anche dall’Atto Costitutivo della OMS, sottoscritto il 22 luglio 1946 nella città di New York, inclusa nel nostro ordinamento giuridico con il DLCPS nr.1068/48, ove si apprende fortemente il concetto di salute inteso quale benessere fisico, mentale e sociale, che ovviamente non deve identificarsi con la completa assenza di malattie o patologie.

       Questo pensiero si amplia meravigliosamente sul contenuto dell’art.25 punto 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che avvolge la fondamentale premessa di ogni ordinamento giuridico democratico.

     Ad ogni buon fine possiamo iscrivere serenamente che la situazione di pericolo per la salute si verifica allorquando ricorre la probabilità che venga messo in pericolo lo stato di benessere psicofisico e sociale dell’individuo.

     Appare rilevante ogni dissonanza o instabilità psicofisica che può determinare una estensione dei fatti che possono interessate il Codice Penale.

     Come possiamo constatare il concetto di salute pubblica è molto complesso ed allo stesso tempo semplice, implica i principi e la descrizione di una umanità incredibile, cosa che invece non possiamo rilevare nella società del coevo, evidenziata negli aspetti esteriori e non interiori!

     Queste ultime considerazioni offrono adeguati impulsi sulla dinamica della Salute Pubblica Territoriale, ove il nostro desiderio vive momenti di energia condivisa sulla ascesa e propensione del ruolo del Medico di Medicina Generale.

     Che il Futuro ci Sia Amico …

a.D. 29 giugno 2020