Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'
a cura di Barbara Pasqualini

                                (foto di Enrico Pasqualini) 

Pensieri in libertà Giugno 2020

Mi capita molto spesso di usare, o ascoltare, frasi idiomatiche, modi di dire anche assai comuni, ma di non conoscerne il reale significato e/o l’origine.

La mia implacabile curiosità mi porta, perciò, ormai lo sapete perfettamente, a mettere in moto il “macchinario investigativo, per cercare di conoscere qualcosa in più del nostro prezioso bagaglio di tradizioni.

Se ci fermiamo a riflettere, è sorprendente come una frase idiomatica non tragga il suo significato dalla combinazione lessicale delle parti del discorso, bensì dall'interpretazione che i parlanti sono abituati a trarne! Come non incuriosirsi ogni volta?

Quest’oggi la mia attenzione è andata a…“Mangiare la foglia”, semplicemente perché la ho riascoltata in un film!

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande-risposte/di-tutto-un-po/perche-si-dice-mangiare-la-foglia.html

La locuzione “mangiare la foglia” si usa molto quando si desidera sottolineare quanto una persona sia abile nel carpire il significato più recondito di una frase, o di un discorso, ovvero leggere tra le righe e arrivare a capire anche quello che non viene detto.

Il motivo per cui si dice così risale all’Odissea, all’episodio di Ulisse prigioniero sull’isola della maga Circe. L’eroe greco si rende conto del trucco della maga per trasformare gli uomini in bestie e per essere immune mangia una foglia donatagli dal dio Ermes che lo protegge dalla magia.

Non è solo questa però la spiegazione, altri infatti dicono che il detto si riferisca all’abitudine dei bachi da seta di assaggiare le foglie per verificarne la commestibilità; altri ancora raccontano dell’usanza dei pastori di controllare l’erba dei pascoli in cui facevano mangiare le loro bestie, assaggiandola prima per verificarne la bontà.

C’è anche la versione che associa l’uomo agli animali da pascolo; questi da cuccioli bevono il latte materno, poi una volta adulti passano a cibarsi di foglie ed erba. Quindi al raggiungimento della maturità, della consapevolezza si “mangia la foglia”. 

https://www.focus.it/cultura/curiosita/che-significa-mangiare-la-foglia

“Mangiare la foglia”, significa capire una cosa al volo, intuire in anticipo, evitando in questo modo un pericolo.

Secondo la fonte sopra riportata, il detto deriva forse dall’osservazione del comportamento animale effettuata nelle civiltà contadine: il fiuto sviluppato e l’esperienza, per esempio, permettono alle mucche di distinguere le piante da pascolo buone da quelle velenose. Come concetto, richiama l’ipotesi già riportata poc’anzi.

Certo è che la fonte omerica occupa un ruolo preponderante nelle possibili interpretazioni di questo modo di dire.

Certamente Omero ed i suoi poemi sono parte integrante del nostro bagaglio culturale:

https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea

L'Odissea è uno dei due grandi poemi epici greci attribuiti all'opera del poeta Omero. Narra delle vicende riguardanti l'eroe Odisseo (o Ulisse, con il nome latino), dopo la fine della Guerra di Troia, narrata nell'Iliade. Assieme a quest'ultima, rappresenta uno dei testi fondamentali della cultura classica occidentale e viene tuttora comunemente letto in tutto il mondo sia nella versione originale che nelle sue numerose traduzioni.

Omero è il nome con cui è identificato storicamente il poeta greco autore dell'Iliade e dell'Odissea, i due massimi poemi epici della letteratura greca. Nell'antichità gli furono attribuite anche altre opere, tra cui il poemetto giocoso Batracomiomachia, i cosiddetti Inni omerici, il poemetto Margite e diversi poemi del Ciclo epico.

L'effettiva paternità della sua opera fu già posta in dubbio nei tempi antichi (dal III sec. a.C., presso la scuola filologica di Alessandria d'Egitto). In epoca moderna, a partire dalla seconda metà del Seicento, si iniziò a mettere in discussione l'esistenza stessa del poeta, inaugurando la cosiddetta questione omerica.

Non tutti forse rammentiamo, però, il moli, o, almeno, probabilmente si ricorda l’episodio in cui è menzionata ma un po’ meno il suo nome.

https://it.wikipedia.org/wiki/Moli_(mitologia)

Il moli (in greco antico μῶλυ) è una pianta immaginaria, appartenente al regno divino, che compare nell'Odissea (X, 302-306), dove svolge un ruolo fondamentale nel salvare Odisseo, grazie alle proprietà magiche di cui è dotata.

Dioscoride [Dioscoride Pedanio (40 circa – 90 circa) è stato un botanico e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone. Ebbe la possibilità di viaggiare a lungo nell'impero romano sotto Nerone. Viene citato da Dante nel quarto canto dell’Inferno, nel limbo, con l'epiteto di: «buon accoglitor delle qualità delle erbe»].(III, 46) identificò il môly con l'harmalá e con la pianta che i siriani chiamavano bssasan, cioè con la pianta riconosciuta botanicamente come Peganum harmala L., nota in italiano come ruta siriaca o pègano.

Qualcuno ha voluto identificarla con aglio, per l'assonanza con il nome (in greco molyza)[senza fonte].

Nel canto decimo stava a simboleggiare il rimedio donato da Ermes a Ulisse, quale antidoto contro la pozione a base di ciceone offerta dalla dea Circe, come dono di ospitalità: grazie all'antidoto, Ulisse riuscì a sottrarsi alla metamorfosi in maiale, sorte che toccò, invece, ai suoi compagni.

E così, da una citazione cinematografica, io sono passata a rileggere qualche passo dell’Odissea, che ripropongo a voi, per congedarmi, con un grazie per la pazienza con cui seguite i miei pensieri…sempre più in libertà!

Nell'Odissea

«Ecco, va' nelle case di Circe con questo benefico farmaco, che il giorno mortale può allontanare dal tuo capo. Ti svelerò tutte le astuzie funeste di Circe. Farà per te una bevanda, getterà nel cibo veleni, ma neppure così ti potrà stregare: lo impedirà il benefico farmaco che ti darò, e ti svelerò ogni cosa»

(Omero, Odissea)

«Mi porse il farmaco, dalla terra strappandolo e me ne mostrò la natura. Nero era nella radice e il fiore simile al latte. Gli dei lo chiamano moli e per gli uomini mortali è duro strapparlo: gli dei però possono tutto»

(Omero, Odissea) 

Concedetemi un piccolo sfizio: rileggere queste brevi citazioni dell’Odissea usando come sottofondo la colonna sonora dell’omonimo sceneggiato televisivo a puntate Odissea, sottotitolato Le avventure di Ulisse, coprodotto e trasmesso dalla RAI nel 1968, basato sull'omonimo poema di Omero. Fu diretto da Franco Rossi, insieme con Piero Schivazappa e a Mario Bava.

Gli attori protagonisti furono: Bekim Fehmiu nel ruolo di Ulisse e Irene Papas nel ruolo di Penelope. Ogni puntata era preceduta da un'introduzione in cui il poeta Giuseppe Ungaretti leggeva alcuni versi del poema. Come ricordato dal mio informatore di tante “indagini”, Wikipedia, lo sceneggiato è in assoluto la prima produzione della Rai realizzata a colori, in quanto prodotta in ottica di una distribuzione internazionale e dunque destinata anche a paesi in cui le televisioni trasmettevano già a colori (la Rai adottò ufficialmente il colore solo nove anni dopo, nel 1977). Odissea è stato uno degli sceneggiati Rai di maggior successo, per il livello di spettacolarità superiore a quello delle precedenti produzioni televisive.

Buon ascolto!

https://www.youtube.com/watch?v=tau_OhqPjQA

 

Immagini&Fonti:

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https://www.google.com/search?q=mangiare+la+foglia&rlz=1C1DIMC_enIT861IT861&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwjJleHOkfTmAhWN5KQKHXaGARcQ_AUoAXoECA4QAw&biw=1366&bih=576#imgrc=o5LIDM091P1zXM

 

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https://www.google.com/search?q=mangiare+la+foglia&rlz=1C1DIMC_enIT861IT861&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwjJleHOkfTmAhWN5KQKHXaGARcQ_AUoAXoECA4QAw&biw=1366&bih=576#imgrc=mkMfATwvfAPEbM

 

Kraut_Moly_und_Allegorie

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e7/Kraut_Moly_und_Allegorie.jpg

Omero (seduto), l'archiatra ed Ermes con l'immolum (Moly). Allegoria da una miniatura dal Codex Medicina Antiqua, (fol. 61 verso)