Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Consulente e trainer educativo https://about.me/enricoclementi 

Abbiamo attraversato – e attraverseremo – una stagione difficile e molti di noi, pur conservando la precedente occupazione, certamente “si guardano attorno”.

Vita e lavoro sono spesso intrecciate l’una all’altro e i momenti di crisi (la parola deriva dal verbo κρίνω, “separare”, “cernere”, “valutare”) inducono a pensare all’opportunità di un cambiamento, che forse da tempo stiamo cercando o aspettando.

Allora sorgono domanda, ma anche paure e se da un lato vogliamo preservare quanto fin qui costruito (occupazione, affetti, senso d’appartenenza comunitario ecc.), dall’altro sentiamo il bisogno di nuovi spazi di libertà. Libertà e sicurezza, come noto, non vanno molto d’accordo e il nuovo, in quanto tale, poggia su fondamenta incerte.

Cosa posso fare per cambiare stile di vita e lavoro in un momento come questo?

Come posso affrontare un cambiamento in modo non avventato?

Quali potrebbero essere le reali possibilità in un momento di generale incertezza?

Quali sono le mie reali conoscenze e competenze professionali e dove, come posso valorizzarle?

Quali sono per me le condizioni minime di benessere? A quali rinunce sono disposto?

[…]

Quella che dobbiamo fare allora è una sorta di “mappa” del cambiamento, una Road map, che ci porta da un punto A ad un punto B, se non eliminando, limitando la possibilità di perderci.

Non diversamente da un’attività di progetto formale, quello che è opportuno fare è muoversi “a gambero”, valutando bene e mettendo in chiaro (nero su bianco): risultati attesi, finalità del cambiamento, obiettivi, risorse disponibili (materiali e non), tempistiche, azioni…

Va inoltre tenuto conto del fatto che non siamo gli unici a voler cambiare e spesso le persone in cerca di nuove opportunità, contesti, stili di vita (non necessariamente “alternativi”), si scambiano informazioni, creano gruppi, utilizzano determinati canali social.

È quindi opportuno, in base alle esigenze personali, esplorare queste dinamiche e mappare – ancora una volta – quello che già altri stanno facendo o hanno fatto, per realizzare quello che anche noi vorremmo: anche se può capitare, difficilmente saremo i primi a cercare un certo tipo di cambiamento, o a volere per noi qualche cosa, che altri non abbiano già fatto oggetto del loro desiderio.

Certamente mai come in questo momento è opportuno cambiare in una direzione che sia in primis

  • sostenibile,
  • poi ecologica (non solo in senso stretto, ambientale, ma mentalmente ecologica)
  • e in fine solidale, cioè a dire non autoreferenziale.

Ammesso che si sia appreso qualche cosa da quest’ultima esperienza, che ci ha visti tutti coinvolti allo stesso modo sul piano dell’emergenza sanitaria, credo si sia capito il valore delle relazioni umane e l’importanza di un interesse orientato al benessere della comunità.

A seconda della prospettiva dalla quale le guardiamo, solidarietà e reciprocità sono sia conseguenza, che presupposto del benessere comune: non c’è benessere comune senza supporto reciproco e solidarietà; se c’è benessere comune, è più agevole per il singolo agire comportamenti non egoistici.

È infatti studiato che è più economico, ai fini della sopravvivenza specie-specifica, agire comportamenti egoistici in caso di estremo bisogno, anche se l’esito di questi comportamenti, sul piano del successo, è maggiore là dove vengano attuati comportamenti cooperativi. È questo uno dei tanti paradossi che caratterizzano le specie animali e con esse l’uomo.

 

Enrico Clementi – Educatore, Formatore, Consulente e trainer educativo https://about.me/enricoclementi

  1. anche: L’altra educazione- Perspectives in Educational Work

https://educationaltutoring.wordpress.com/2020/05/26/221/