

Mariella Zadro
VOTO O GIUDIZIO? … Questo è il dilemma
In questi giorni, si stanno concludendo le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado, poi seguiranno gli esami per gli alunni della Secondaria di Primo Grado e di maturità per gli Istituti Superiori con diverse modalità.
Per gli insegnanti, queste sono le giornate molto complesse, in quanto impegnati negli scrutini finali; correzione dei compiti, registri e nella compilazione dei documenti di valutazione.
C’è un detto popolare “Fare e disfare…è tutto lavorare”, dipinge esattamente il momento attuale, che stanno vivendo i docenti.
Infatti, nel periodo trascorso di didattica a distanza (DaD) di cambiamenti ci sono stati tanti, anche nel giro di poche ore.
Voto o giudizio ?? Questo è il dilemma, potrebbe sembrare uno slogan, ma dietro a questa domanda si racchiudono anni di dibattiti.
Ne parlo con la dott.ssa Mariagrazia Mari, Psicologo Psicoterapeuta, con la quale ho condiviso anni di insegnamento, chiedendo a lei di rispondere a questo quesito.
“La questione della valutazione ha attivato sempre un grande dibattito. Posizioni contrastanti tra tecnici del settore ed opinione pubblica hanno dato luogo a considerazioni molto diverse tra loro.
Tutt’oggi tra gli emendamenti approvati c’è quello che riguarda la valutazione degli studenti della scuola Primaria, prevede un giudizio al posto della valutazione numerica, introdotta nel 2008 dalla riforma Gelmini”.
Ricordo che abbiamo vissuto diversi cambiamenti in merito a come valutare un alunno…
“Nel corso del tempo si è passati dal giudizio al voto numerico e questo ha trasformato le parole in un numero, una semplificazione che spesso ha creato incomprensioni e conflitti tra docenti e genitori. Quali sono state le conseguenze? Le parole possono dare la possibilità di cogliere ed esprimere aspetti minuziosi e dettagliati dell’apprendimento, possono permettere di esplicitare aspetti che riguardano l’atteggiamento nei confronti dello studio, dell’impegno dimostrato e della relazione stabilita.
Si rischia di ridurre l’esperienza scolastica in un voto in pagella e di identificare un individuo in un valore numerico”.
Il periodo della didattica a distanza ha permesso di riflettere sul discorso valutativo?
“In un momento in cui la scuola ha rallentato la sua corsa e la sua routine, questa brusca e inaspettata sosta ha messo in discussione diversi aspetti da rivedere e su cui riflettere ancora e meglio.
Ritorna inevitabilmente sotto gli occhi il problema della numerosità degli alunni nelle classi, dell’aspetto fondamentale della relazione e della socializzazione nell’istruzione e si sente forte la necessità di riconsiderare l’aspetto valutativo.”
La didattica a distanza, ha perso la sua valenza?
“Certamente, è risultato più difficoltoso controllare tante variabili e valutare attraverso prove oggettive. E’ mancata agli insegnanti la possibilità di aiutare il bambino, che non riesce a gestire l’insuccesso. Spero che abbia fatto riflettere anche sul fatto che non è importante solo la quantità dei contenuti, ma soprattutto la qualità e la modalità con cui si affrontano.
La scuola è anche crescita emotiva, empatica, relazionale, motivazionale, cooperativa, di autostima, sviluppo di capacità di problem solving, di iniziativa.
E’ un percorso formativo, nel rispetto delle pluralità.
Esprimere tutto questo attraverso un “numerino”, sembra essere abbastanza riduttivo”.
