Fake news in una vignetta di fine '800

Francesco Mattioli, sociologo

Le fake news ci sono sempre state. Le buttavano là soprattutto i potenti, per manipolare le masse a proprio vantaggio.    Ma sono state strumento ampiamente sfruttato da maghi, fattucchiere e imbroglioni di ogni risma.

L’epoca della comunicazione di massa, dello sviluppo dei media interattivi avrebbe dovuto farne giustizia: si dice che più studi, più sai, più ti informi  e ti tieni al corrente e meno puoi cadere in qualche tranello.

Ma non è così.

Il dibattito sui mass media ha avuto due fronti contrapposti. C’è chi tuona contro i mass media come soggetti manipolatori che creano individui eterodiretti e questa critica già negli anni ’30 proveniva indifferentemente da sinistra (Istituto di Francoforte, contro le manipolazioni dello stato capitalista) o da destra (Ortega y Gasset, che rimpiangeva i bei tempi andati in cui la cultura era elitaria).

E c’è chi invece vede nell’allargamento smisurato dell’informazione un fatto positivo, democratico, un accesso alla cultura e al sapere sempre più vasto, soprattutto grazie ai media interattivi che permettono alle persone non solo di ricevere ma anche di dare informazioni: insomma, in quest’ultimo caso, i media sarebbero vere sentinelle contro ogni possibile manipolazione dall’alto.

Ma non si scappa.

I media sono uno “strumento”, e quindi possono fare bene o male  a seconda di chi li maneggia.  In genere  i “dittatori” mettono loro il bavaglio (iraniani, cinesi, nordcoreani) o provano  a metterlo (Putin, Trump) segno che i media possono fare preziosa controinformazione rispetto ad un “regime”. Altre volte invece vengono proprio sfruttati dai regimi per inquadrare l’opinione pubblica (stessi soggetti citati in precedenza,  a cui aggiungerei il Minculpop fascista di una volta).

Poi c’è questo accesso libero ai nuovi media, ai social, dove si fa presto a diventare influencer con migliaia di followers intorno a notizie  e nozioni false. Quel che a volte restava entro una  cerchia di iniziati autoreferenziali, può diventare patrimonio comune per tutti. E  così, si dà la stura alle peggiori fole, come quelle dei complottisti e i creativi di varia natura, da chi teme le scie aeree a chi sostiene che la Terra è piatta, da chi pensa  che non siamo mai sbarcati sulla Luna a chi sospetta che dietro Bergoglio ci sia la massoneria.  

E’ il bello della democrazia delle idee, dove a tutti diventa lecito pubblicare le proprie opinioni, magari camminando ai limiti della legge, ma comunque diffondendo allegramente nozioni, informazioni, idee, proposte, ma anche cattivi esempi di ignoranza, di maleducazione intellettuale, disinformazione, insomma virus di crassa ignoranza o di occhiuta manipolazione delle idee altrui.

Accade anche per la democrazia della  politica, che consente a chiunque di portare avanti le proprie idee su stato, governo, ecc.; magari con la conseguenza non esaltante di stare più in costante campagna elettorale che di contribuire  al benessere comune… Ma tant’è, la democrazia ha un costo, ma è l’unico bene che va comunque acquistato, come dice il mio maestro Franco Ferrarotti.

Così, per vincere in nome  della verità, del rispetto, dell’informazione  corretta, del pluralismo costruttivo contro le fake news, occorre soprattutto muoversi sul piano della conoscenza. E non è facile; perché solo la fede offre verità considerate assolute, mentre neppure la scienza ti assicura verità e punti di  riferimento del tutto oggettivi. Le verità scientifiche sono il prodotto di un accordo collettivo delle comunità scientifiche su alcuni punti verificati sperimentalmente (Merton)  e valide fino a prova collettivamente contraria (Popper); sono ancor più valide se danno buoni frutti alla società (tecnologia, sanità).

La pandemia ha scoperto un po’ il vaso di Pandora delle difficoltà della scienza  a difendersi dalle fake news. Troppi “scienziati” che pur di mettersi in  mostra o di recuperare consenso hanno detto cose sciocche, respinte dalla maggioranza dei più autorevoli scienziati. Così spuntano i Montaigner no vax, i clinici che definiscono il covid-19 una semplice influenza solo un po’più aggressiva, i sanitari che non sanno distinguere tra prevenzione/profilassi e precauzione, ecc. E’ normale che accada anche nella scienza, che è anch’essa un “fatto sociale”, ma è pericoloso di fronte alla pandemia.

Per fortuna si tratta solo di piccoli gruppi, di singoli soggetti che diffondono come degli untori intellettuali il virus delle fake news, trovando dove attecchire solo negli ignoranti o in coloro che devono portare avanti ideologie di contrasto politico a tutti i costi pur digiunando di scienza. 

E’ certo ad esempio che se l’attuale governo fosse stato di centrodestra avrebbe adottato le stesse misure suggerite dalla scienza ufficiale, forse anche più coattive (pensando a certi “uomini forti” nel suo schieramento, poco adusi a praticare la democrazia e  a rispettare la Costituzione, oltre che ad invocarle a proprio vantaggio), perché certe risposte alla pandemia non sono ideologiche, non ammettono né alternative soft, né opinioni disparate e, soprattutto non  ammettono fake news. 

Le fake news nel caso della pandemia possono uccidere.

Soprattutto se vengono prodotte per sostenere atteggiamenti disinvolti, imprudenti, “libertari” e irresponsabili.  Le castronerie commesse dai vari Johnson, Trump, Bolsonaro sulla pandemia sono sotto gli occhi di tutti e provengono in buona misura dall’uso e dall’accettazione di idee che nascono dai recessi più oscuri delle fake news scientifiche.

Così come le omissioni di Xi Jinping producono “fake news” sulla verità dei dati. Ed è a causa delle fake news continue che il Governo Conte si è circondato di commissioni, creando alla fine sovrapposizioni, contraddizioni  e incertezze. Certo, i rapporti tra scienza e politica sono difficili, specie quando la stessa scienza difetta di risposte sicure  e invoca la precauzione, che purtroppo deve essere sempre esagerata.  Ma il quadro diventa ancor più complicato quando entrano in gioco i produttori di sciocchezze e di ignoranza e i pesci che abboccano. Allora la confusione regna sovrana.