LE FOSSE COMUNI DEI NUMERI E LA HOLY RESILIENCE DI DAVID McLAIN CARR. Pascal diceva che l’Uomo supera infinitamente l’uomo, ma aveva torto perché l’uomo è troppo egoista ed incompleto per vincere l’ostacolo del proprio io e delle proprie paure.
Se la gioia di vivere e la paura di morire sono la stessa cosa, allora è meglio cercare la terza via, quella del “Petit Prince” di Antoine de Saint-Exupéry, quella delle stelle che vivono di notte e scompaiono di giorno, ma che sono sempre là, anche se non si vedono. Prima o poi, qualcuno ci spiegherà perché la prevenzione ed i soccorsi sono intervenuti troppo tardi e perché le Case di riposo sono diventate purtroppo Case dell’eterno riposo per moltissimi – troppi, davvero troppi – anziani indifesi. “Resilienza, Mes, Lokdown, Condizionalità” sono parole lontane dalla comune comprensione ed aumentano i margini delle fake news già fin troppo marcati su troppi media nazionali. Un esempio?. Il saggio di un Professore di New York, David McLain Carr: “Holy resilience”, la santa resilienza come chiave di lettura della Bibbia, mentre persino le chiese sono vuote. Essere resilienti, dal latino “resilire”, significa solo rimbalzare verso il vuoto e per affrontare il vuoto non servono le chiavi di San Pietro. Le fosse comuni dei numeri, e non solo delle persone, fanno intravvedere gli errori che hanno segnato le tappe del contrasto al virus con direttive contraddittorie e con misure che hanno mostrato tutta la loro debolezza proprio nelle RSA di tutta la Penisola. Sono giornate, queste, senza fiori, senza rumori: parlano i numeri e si contano i morti mentre la politica arriva tardi e chi prega urla il dolore di tutti come per invocare ancora gli dei ed i venti del mondo, che sono gli ultimi citofoni della speranza. Così, contano più le sensazioni che i fatti in attesa del giorno di tutti, quello di Enea verso la libertà. Prima o poi bisognerà tornare alle vecchie abitudini e ricoverarsi per guarire, non per morire. L’Italia non può rimanere chiusa in situazioni che non portano da nessuna parte: siamo caduti nella trappola del virus, ma conta solo come ne usciamo. Si ripete come un mantra: “Tutto andrà bene”, come se fosse un antidolorifico, ma non si può travestire il malessere che pervade l’Italia con un ottimismo forzato. L’effetto “fenice” che risorge dalle ceneri se la vedrà con la burocrazia, con la tentazione statalista e con la marea di azioni giudiziarie avviate sull’uso del denaro pubblico e sulla sanità, mentre l’Italia affronta divisa la difficile solidarietà Europea: noi, intanto ricordiamo l’eroico sacrificio di tantissimi Medici ed Infermieri morti sulle trincee del Covid-19, mentre milioni di Italiani sperano solo nella fortuna. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
CENTO ANNI ORSONO MORIVA MODIGLIANI, IL PITTORE DELL’ANIMA. L’Italia è un po’ avara di ricordi: il 24 gennaio del 1920 moriva all’Ospedale della Charité di Saint-Étienne in Francia, Amedeo Clemente Modigliani pittore e scultore celebrato e criticato per le sue opere e per i ritratti stilizzati con figure permeate da colori intensi e smaltati ispirate, forse, dall’arte tribale africana ed oceanica. L’Italia ha dedicato al grande maestro livornese, morto a soli 36 anni, un francobollo con il famoso dipinto del “Nudo femminile” risalente al 1917. Mentre la Francia ricorda questo Artista che seppe dipingere l’anima, l’Italia ha praticamente snobbato il grande Modì, il giovane artista che a Parigi frequentava (e talvolta bisticciava con) Picasso, animando tante serate a Montparnasse con Paul Cézanne e Toulouse-Lautrec. Solo Livorno, nelle sale del Museo della Città, ha allestito una mostra dal titolo: “Modigliani e l’avventura di Montparnasse” che ha avuto successo con oltre 60.000 visitatori. Sarebbe bene ricordare una frase che Modì ripeteva: “La vita è un dono dei pochi ai molti: di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno”. Chissà quando le prestigiose Scuderie del Quirinale potranno ospitare un doveroso omaggio a questo giovane Artista così ammirato in Europa e nel mondo, a questo pittore dell’anima.
STEFANO DENICOLAI, DA ANNI STRETTO COLLABORATORE DELL’ UNIONTURISMO, NELLA TASK FORCE SU COVID19 DEL MINISTERO DELL’INNOVAZIONE. Abbiamo il piacere di condividere con voi la notizia che Stefano Denicolai – Università di Pavia – è stato nominato nel gruppo di esperti che compongono la task force istituita dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con il Ministero della Salute e la Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo è valutare e proporre soluzioni tecnologiche basate sull’analisi dei dati, così da affrontare in modo consapevole l’emergenza sanitaria, sociale e economica legata alla diffusione del virus SARS-CoV-2 sul territorio italiano. Stefano Denicolai da quasi 20 anni collabora strettamente con l’Unionturismo, avendo partecipato a molti dei suoi convegni ed a diverse pubblicazioni congiunte. Nello specifico, Stefano Denicolai è docente di gestione dell’innovazione presso l’Università di Pavia, dove è anche direttore della Laurea Magistrale MIBE, nonché dell’Executive MBA per manager e dirigenti d’azienda. È altresì coordinatore dei moduli su innovazione nel Master EMMLOS per dirigenti della sanità. Nel 2015 è stato visiting presso Harvard Business School (US), con cui collabora tutt’ora. All’interno della Task Force, Stefano Denicolai coordina un gruppo di lavoro su “Web Data ed impatto socio-economico”, il quale comprende ricercatori di Università di Pavia, Harvard Business School (US), Nova Southern University (US). In particolare, questo gruppo di lavoro si sta concentrando sull’analisi di varie fonti di dati (Facebook, Protezione Civile, Google Trends, Chatbot Pagine Mediche) al fine di: a) valutare l'impatto del lockdown su variabili economiche e sociali sul territorio nazionale, a livello provinciale e comunale; b) sviluppare linee guida e modelli per valutare il peso relativo di diverse variabili (fra cui demografia e mobilità) in diversi possibili scenari di uscita dal lockdown; c) mappare dei sintomi grazie a chatbot e app a grande diffusione, anche su base locale (province), per comprenderne l'evoluzione, nonché sperimentare se tali dati possono essere utilizzati per 'early detection' di situazioni di possibile allarme. Nel quadro di questi lavori, si cercherà di assegnare una particolare attenzione anche all’impatto sul comparto turistico – fra i più colpiti, se non il più colpito – al fine di suggerire tanto politiche per non abbandonare imprese ed addetti di questo settore, quanto per organizzare al meglio la ripartenza nella cosiddetta “Fase 2”, così come in quelle successive. Per maggiori informazioni sul gruppo di lavoro coordinato dal prof. Denicolai si rimanda al sito web: https://www.digita4good.unipv.it/
LA BURBANZA DELLA BUROCRAZIA, MACBETH E LA BABELE DELLE COMUNICAZIONI.
Pietrangelo Buttafuoco (“La Verità” del 20 aprile 2020) si domanda : “….la stessa autorità costituita ci dice tutto e il contrario di tutto. Il caos è totale. E’ una vita che vale la pena di vivere?”. Ed ancora: “…da quando è cominciata questa storia purtroppo è tutto un telefonare per lutti che capitano come le ciliegie, uno tira l’altro”. Li portano via senza nemmeno un rito funebre : nell’ “Ospedale della peste”, dipinto da Francisco Goya nel 1808, i malati si aiutano l’un l’altro malgrado lo stato d’animo preso dall’angoscia e la puzza dei corpi impestati. Il passato ci riguarda: nel presente, la stoffa dell’uomo universale è sempre più rara, quella del “Cittadino europeo” deve essere ancora inventata. La torre di Babele dipinta del 1563 da Pieter Bruegel il Vecchio seguendo la descrizione accurata di Erodoto, può sintetizzare al meglio il caos nelle comunicazioni politiche e scientifiche che hanno accompagnato la sventura italiana del Covid-19. Non sarà mai troppo tardi per farci capire le cause e le concause di interventi avvenuti fuori tempo massimo, siano essi forniture di protezione per il personale medico o anche direttive e decreti comunali, regionali e statali che hanno inciso negativamente sulla tenuta complessiva di interi comparti della salute pubblica, generando conflitti di competenze, di poteri e di attribuzioni. La burbanza con la quale i burocrati europei insistono per impedire la creazione di eurobond rivela le profonde divisioni dei 27 Stati membri della UE sulle strategie da intraprendere per uscire dal tunnel dell’emergenza economica che strangola mezza Europa. Aprendo al Mes, il Presidente Conte dice che “Sarebbe un errore respingerlo” e che bisognerebbe seguire l’esempio della Spagna; poi aggiunge: “Non accetterò compromessi al ribasso”, ma occorre considerare che accettare il fondo Salva-Stati comporta la sottoscrizione di un vero e proprio contratto e che le clausole costituiscono di fatto “condizionalità” che, prima o poi, dovranno essere onorate per la semplice ragione che non esistono prestiti a fondo perduto. Secondo Shakespeare tutto è relativo e non a caso fa dire a Macbeth, il re di Scozia nelle cronache di holinshed, che “La vita è solo un’ombra che cammina”; ma quando le ombre sono troppe, la luce si allontana. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
SI INDEBOLISCE L’IDEA DI NAZIONE. A coronavirus placato ci sarebbe da ragionare sull’efficacia dell’attuale assetto politico-territoriale dell’Italia che la pandemia ha messo nei guai. Va ricordato - in omaggio al cinquantesimo anniversario dell’attuazione dell’ordinamento regionale (cui sono seguite nel 2001 le ben note modifiche al Titolo V della Costituzione) - che nel 1947 lo studio preliminare della cosiddetta organizzazione delle Stato con l’istituzione delle Regioni venne affidato dall’assemblea costituente ad una commissione interna presieduta dal comunista Umberto Terracini che affermò l’idea, mai appieno osservata, dell’unità nel pluralismo dei territori. Se nel corso degli anni (dal 1970 ad oggi) ci sono state deviazioni sul piano applicativo, tanto da portare ad un antagonismo tra Regioni e potere centrale con toni talvolta insopportabili , la colpa è anche di quella ripartizione geopolitica dei territori post-unitaria (cosiddetta “a caso”) che si rifaceva d’ufficio a parametri oggi del tutto superati. Ce ne siamo accorti in questa dannata stagione del coronavirus che ha messo a nudo un preoccupante egoismo localista spacciato per democratico. Ed è proprio quella ripartizione geopolitica che va rivista (come abbiamo più volte sostenuto anche in queste news), recuperando il ventilato modello delle macro-regioni accompagnato semmai da una riconsiderazione seppur parziale dell’assetto delle Province troppo frettolosamente accantonato. E questo vale per la sanità, ma anche per il turismo dei cui vitali valori economici ci accorgiamo ora, quando vengono a mancare. I processi e le promesse di auto-coordinamento delle Regioni non hanno mai convinto nessuno e la capacità del “centro” di esercitare il raccordo è stata sempre più debole e manomessa. Il fai-da-te regionale ha dimostrato di essere perfino pernicioso. La corsa all’accaparramento dei fondi pubblici, ad esempio, ha premiato le Regioni più forti a danno di quelle più deboli con effetti a cascata che hanno determinato soprattutto nella sanità trattamenti differenziati da zona a zona. Il sovranismo regionale, come detto, ha creato molti problemi anche al turismo, facendo perdere di vista orientamenti unitari di cui abbiamo pagato più di uno scotto. Ce ne accorgemmo già nel IV Governo Berlusconi (2008-2011) quando si tentò di dare ordine al settore con il recupero del ministero del Turismo (pur senza portafoglio) affidato all’aitante Michela Brambilla che dovette però ben presto arrendersi alle accuse di incostituzionalità di alcune iniziative pro Italia, vedi il famigerato Codice del Turismo. Così, è stato tutta una china, con le Regioni a dettare 20 politiche turistiche (sprechi compresi) e a mortificare spesso , con il potere delle norme e delle risorse, quelle realtà municipali che sono le vere portatrici delle esigenze dei cittadini (U.T. news).
E’ TEMPO DI BORGHI . In questa fase di emergenze sanitaria, con prospettive sempre più incerte, si moltiplicano da parte di esperti e presunti tali gli esercizi di pensiero su come si articolerà la domanda turistica nei prossimi mesi e quindi su come ci si dovrà organizzare per approntare offerte adeguate. Registriamo, come già più volte detto, una unanime convergenza sulla mobilità domestica a danno di quella estera che per il momento accuserà un calo preoccupante. Le misure di prevenzione per mantenere i necessari distanziamenti potrebbero favorire vacanze montane o naturalistiche. Avranno anche la meglio i centri più piccoli, meno gettonati, dove sarà più facile organizzare un soggiorno sostenibile e responsabile. La corsa al borgo appartato è appena iniziata. “Questo, però, sarà possibile – viene detto - solo se si riuscirà a coniugare diversi elementi: da quello culturale, a quello ambientale, a quello ricettivo ed enogastronomico, in una prospettiva complessiva di sostenibilità”. In ogni caso il 2020 sarà un anno molto negativo per il settore turistico non solo in Italia. La World Tourism Organization nel gennaio scorso prevedeva una crescita globale del 3/4%, ed ora sta valutando una flessione del 20-30%. L’Italia è uno dei paesi più colpiti; Confturismo prevede una perdita totale di 120 miliardi per il 2020; dunque il paese intero ne risentirà fortemente. Sono tutti concordi che la politica dovrà agevolare la ripresa del settore evitando tuttavia di mettere a rischio la tutela della salute pubblica. L’intesa Governo-Regioni, è ancora rallentata.
BUONI VACANZE PER REDITI BASSI. Al momento la formula più accreditata per i buoni vacanze sembra essere un voucher di 325 euro, sotto forma di detrazione fiscale per chi intende prenotare soggiorni di almeno 3 notti in strutture ricettive italiane. Il bonus potrebbe essere richiesto da tutti i lavoratori che hanno un reddito compreso tra i 7.500 ed i 26.000 euro. Il meccanismo dovrebbe essere lineare: secondo quanto emerso dalle riunioni tecniche al Mef, potrebbe variare in base al numero dei componenti del nucleo familiare. Uno sgravio di 100 euro se il lavoratore non ha figli a carico, ulteriori 100 euro se si ha un figlio, 75 euro aggiuntivi per il secondo figlio, e altri 50 euro di detrazioni per il terzo. Secondo questa modalità si arriva così alla quota massima ipotizzata di 325 euro. I lavoratori possono chiedere al sostituto d’imposta che la detrazione venga applicata già nel mese successivo alla presentazione della domanda (U.T. news).
HOTEL: GUIDA ALLA SICUREZZA Il coronavirus ha stravolto lo schema della classificazione alberghiera. D’ora innanzi non saranno più le stelle a qualificare le strutture, ma il marchio di sicurezza sanitaria. L’obiettivo di Bureau Veritas – società francese di rilevanza mondiale nella valutazione ed analisi dei rischi legati ad ambiente, salute e sicurezza – è proprio quello di affermare a livello internazionale il proprio marchio di qualità per certificare il raggiungimento degli standard di sicurezza e i protocolli di pulizia appropriati che consentiranno di riaprire alle aziende alberghiere e della ristorazione. Per rafforzare la mission Bureau Veritas si è unita ad Accor e ad altre associazioni di categoria per garantire questo modello che per il momento è applicabile a tutti gli hotel del Gruppo nonché ad altre catene e hotel dipendenti. Il progetto sarà condiviso nei prossimi giorni con l’Alliance France Tourisme e con i ministeri francesi interessati – Turismo, Salute e Lavoro – in modo che siano coinvolti attivamente e convalidino gli standard raccomandati. Proposte concrete saranno presentate, in Francia e successivamente in Europa, ai vari governi, ministeri e commissioni competenti per le misure di contenimento. Il risultato sarà una guida operativa resa disponibile a tutte le parti interessate nel settore dell’ospitalità, che consentirà di applicare rigorosamente le raccomandazioni sulla salute e sulla sicurezza delle autorità (Oms, Ministero della Salute, ecc.), sia negli spazi dedicati agli ospiti che nel back office. I viaggiatori europei, prima di prenotare il prossimo soggiorno, potranno verificare se la struttura è stato certificata o meno dall’azienda (U.T. news).
CROCIERE: COME CAMBIERANNO. Il portale viaggi “The Points” individua, nel dettaglio, alcuni cambiamenti che probabilmente dovranno effettuare le navi da crociera per il loro ritorno in mare. Niente buffet self service, ma cibi serviti da personale con guanti e mascherine. Restrizioni in ordine alla tipologia dei passeggeri (che potrebbero escludere gli over 70 con alcune patologie). Possibili test Covid-19 a risposta rapida per i passeggeri sia per la salita a bordo che per l’uscita alle varie escursioni. Regole stringenti per la pulizia a bordo. Sistema tariffario con sconti rilevanti almeno nella fase iniziale. Riduzione della capienza max dei passeggeri con riflessi sui costi di gestione. Partenze delle navi in momenti diversi. Itinerari ridotti tipo “minicrociere” . Maggiore flessibilità nelle cancellazioni. E’ incoraggiante tuttavia l’indagine recentemente effettuata dalla società di ricerca e consulenza “Risposte Turismo” su un campione di oltre 900 appassionati di crociera distribuito per classi di età, provenienza e compagni di viaggio. Obiettivo dell’indagine è stato analizzare e comprendere se l’emergenza sanitaria Covid-19 stia cambiando la fiducia dei crocieristi portandoli a modificare i propri progetti e intenzioni di viaggio e vacanza. Tra chi ha prenotato o aveva in programma di prenotare una crociera nel 2020 (l’84% del totale) ben due terzi si è detto pronto a salire a bordo se l’offerta riprenderà, mostrando come l’emergenza sanitaria Covid-19 non abbia intaccato le proprie intenzioni. Tra coloro che, invece, non avevano in programma una crociera nel 2020 (il 16% del totale), la grande maggioranza di essi non cambierà la propria preferenza per questo tipo di prodotto. Notare come, su questa porzione del campione, gli over 65 siano la fascia d’età meno incline a variare le proprie intenzioni a causa del virus: solo il 14,3%, infatti, varierà in qualche modo le abitudini, rispetto al 42,1% che emerge dai rispondenti con età compresa fra i 36 e i 50 anni. (U.T. news)
FIAVET LAZIO CHIEDE UN MINISTERO DEL TURISMO CHE SIA AUTONOMO. Ernesto Mazzi presidente di Fiavet Lazio la pensa così. “Una cosa è certa: superato questo momento (se mai si riuscirà), il primo obiettivo di tutte le categorie direttamente o indirettamente coinvolte, dovrà essere quello di puntare a cambiare l’attuale paradigma, puntando su una governance unitaria che guardi al ripristino nell’ordinamento statale di un ministero del Turismo autonomo, con un proprio portafoglio, rappresentativo di tutte le istanze che pervengono da chi questo settore lo vive quotidianamente”. (Unionturismo news).
VENETO: ISTRUZIONI PER L’USO DEL MARE. Gli operatori di Unionmare Veneto hanno sottoscritto un documento, condiviso e sottoscritto da tutte le delegazioni, con 18 punti per riaprire in sicurezza.“Una proposta concreta – afferma il presidente Alessandro Berton – per partecipare attivamente alla formazione in corso tra Regione, Ulss, associazioni di categoria e Comuni, del protocollo che consentirà di aprire e gestire per l’estate 2020 le nostre spiagge in sicurezza”. Il protocollo, condiviso da Faita Veneto, elenca 18 suggerimenti che accompagnano il percorso che il cliente effettua al suo arrivo allo stabilimento balneare. Fisanotti: “Tutti gli Operatori del mare vogliono certezze sul definitivo accantonamento della direttiva Bolkestein per sottrarre l’Italia all’arrembaggio degli speculatori stranieri” (U.T. news).
N° 617 Roma, 27 aprile 2020
In Redazione: Dott. Vincenzo CENITI Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.;
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