Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)

 

 Canto del buttero

Libero il canto mio sotto il tramonto

nel cielo di Maremma grigio-scuro,

buttero sono e il mio cavallo monto

e del suo passo sono assai sicuro;

nel cavalcar non temo alcun confronto

come nel mio lavoro che è assai duro:

il branco mi risponde col muggito

ed il mio canto sento allora udito.

 

Volgo lo sguardo verso l’infinito

E il sole mi risponde col calore,

quando nel vento sono infreddolito

proseguo senz’avere alcun timore

e il mio compagno con il suo nitrito,

nel sangue mi riscalda del suo ardore;

se poi la pioggia batte sul cappello,

rispondo fischiettando un ritornello,

 

Ho nella tasca sempre un buon coltello,

tengo la fune fissa nella sella,

disseto la mia arsura nel ruscello

e trovo appoggio nella mozzarella*,

all’ombra della quercia trovo ostello

e tratto la Maremma da sorella:

in questo modo mi sento contento

e porto al sacrificio giovamento.

 

E adesso che più libero mi sento,

riprendo lentamente il mio cammino;

da bravo conduttore dell’armento

io sono parte al mondo contadino

ed io l’accetto senza alcun lamento,

mentre, fermo, cavalco il mio destino

io col cavallo vivo la coltura

e insieme a questo vivo la natura.

 

*Sorta di bastone per pungolare i buoi.