
Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
Fidanzamento contadino

Vivevano in terra di Maremma due famiglie con numerosi figli (non c’era la televisione per passare le serate!) in due poderi confinanti.
Con la Riforma dei primi anni cinquanta questi fondi furono assegnati alle famiglie più numerose perché avevano anche la casa colonica e, come spesso accade, c’era dell’insanabile contrasto per qualche metro di terra in confine. Come volle il destino, il primogenito dell’una s’innamorò perdutamente della primogenita dell’altra (è un classico!).
I due giovani si trovavano così in estrema difficoltà nel realizzare il loro sentimento e tutto si riduceva a complici sguardi furtivi durante la Messa domenicale nella chiesetta rurale e con messaggini affidati all’intraprendenza di una confinante mezza mezzana. Volendo la natura il suo sfogo, secondo le proprie leggi, la stalla della casa colonica della vecchietta, che pretese dal focoso giovane la prestazione gratis di tre giorni di lavoro, si trasformò in una calda alcova. Gli incontri diventarono ben presto carnali (tale era stato il tempo dell’attesa!) e fu combinato un irrimediabile guaio.
La giovinetta richiamò l’amante alle sue paterne responsabilità e questo, messo tra l’incudine e il martello, dovette presentarsi davanti all’odiato nemico, Una sera, all’ora di cena, bussò alla porta della vicina casa colonica, mentre un cane abbaiava furiosamente per l’estranea presenza, e, varcato appena l’uscio, guardando fisso lo sbalordito padre di famiglia, alle prese con un piatto di fagioli con le cotiche: Per farla corta, quattro e quattr’otto, datemi vostra figlia! L’altro sbalordito: O tu, per non farla lunga, otto e otto sedici mia figlia non te la do. Il primo: Per farla finita, sedici e sedici trentadue, andate a quel paese (veramente fu usato un termine più villereccio!) ambedue Anzi, sedici e diciassette trentatré, andateci pure tutti e tre.
Poi il persuasivo intervento del parroco del borgo rurale e, cosa più importante, la pancia, che giorno per giorno cresceva (si sa quant’erano robuste le donne di Maremma) convinsero le due famiglie che necessitava rimediare al guaio e così un rustico matrimonio, innaffiato con abbondante vino d’annata, mise fine al contrasto. Ah, il piccolo Maremmano fu chiamato opportunamente Pacifico, contraddicendo questa volta il detto latino omina non nomina, cioè i nomi non sono di presagio o di augurio.
Per proseguire nel racconto e per dimostrare quanto la passione amorosa, con il passare degli anni, può trasformarsi ecco: (la seconda parte).
Il dovere coniugale
Già il titolo rappresenta quanto distorto era considerato il rapporto coniugale, che si dovrebbe dire il piacere o amore. Comunque, non essendo il caso di affrontare questioni di carattere filologico, concedendoci troppo alla tendenza sociologica, ecco il fatto capitato ai due già focosi amanti, sotto forma di dialogo:
Lui: Cara mia, già dormite? Mi sembrate un ghiro e trascurate il dovere coniugale, sì che io mi giro e mi rigiro tra coperta e lenzuola e, pure di notte, sono costretto a tirare il mio toscano.
Lei, girata di sedere nel letto: Il mio dovere coniugale l’ho sempre rispettato, per vostro e mio piacere, se permettete, ma voi non concedete sosta al toscano e il tiro della corda s’è allentato, insomma avete superato i limiti ed ecco le conseguenze.
Risposta: Il matrimonio è proprio un affarone e non mi è dato di sapere dov’è il guadagno! Devo provvedere all’affitto di casa, al mangiare, al vestire, insomma al mio, al vostro e al mantenimento del figlio. In compenso, il sesso sta in archivio ed io sono rifiutato. Rinascessi, mi farei frate e non passerei così certe nottate! (non volendo sono caduto nella tentazione della rima!). Risposta alla risposta: Avete preteso troppo dallo strumento e le corde si sono scordate. E’ inutile che facciate l’offeso, ché il sesso fatto troppo è speso male, sposo mio caro. Ma quale celibato e quale frate. Era meglio che mi fossi fatta suora, alla buonora (di nuovo tentazione della rima!).
L’orologio suonò le tre di notte e le stelle stavano a guardare.
Cose che potevano accadere nella Maremma che fu (ma forse ancora oggi).
