Scavi archeologici nella città vecchia di Gerusalemme

 

Micaela Merlino, archeologa, giornalista 

Da poco si è celebrata la Pasqua, che per i credenti è l’inizio di un tempo nuovo segnato dalla Risurrezione di Gesù Figlio di Dio. Ma cosa sappiamo attualmente sulla figura umana e storica di Gesù, alla luce della ricerca archeologica?

Nel 2006 il biblista e studioso delle religioni statunitense James H. Charlesworth, curò l’opera “Jesus and Archaeology” (“Gesù e l’archeologia”) scritta a più voci da alcuni importanti ricercatori, e nell’Introduzione illustrò in che modo, a suo parere, le ricerche archeologiche sono di fondamentale importanza per mettere in luce gli aspetti storici della figura di Gesù, del suo operato e del contesto socio-culturale nel quale visse.

Un tema che ha sviluppato anche nel suo libro del 2008 dal titolo “The Historical Jesus: an essential guide” (“Il Gesù storico: una guida essenziale”). Il primo elemento è cercare di dimostrare che Gesù è stato effettivamente crocifisso sulla collina del Golgota. La roccia sulla quale fu infissa la sua croce si trova ora all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, luogo che da molti decenni è stato indagato con ampi scavi archeologici.

Qui sono state messe in luce alcune tombe scavate nella roccia, datate prima dell’ultimo trentennio del I secolo d.C. Molto significativo è stato il ritrovamento, negli anni ‘70 del XX secolo, al di sotto della “Cappella Armena”, di una iscrizione in lingua latina nella quale si legge l’espressione “Domine ivimus” (“Signore siamo arrivati”). Si tratta della dedica fatta da un pellegrino, che volle ringraziare Gesù per essere arrivato a Gerusalemme sano e salvo, evidentemente dopo un lungo e pericoloso viaggio.

Gerusalemme

Dati interessanti sulla brutale pratica romana della crocifissione provengono da alcuni resti ossei umani, trovati entro un ossario collocato all’interno di una grotta a nord di Gerusalemme. L’esame osteologico ha rivelato che appartennero ad un ebreo crocifisso: un unico chiodo era ancora conficcato in una delle caviglie, invece le ossa delle mani non presentavano fori di chiodi, forse perché erano state legate, non inchiodate, alla trave orizzontale della croce.

Le ossa delle gambe erano spezzate, probabilmente i colpi gli erano stati inferti per accelerarne la morte, perché il condannato non potendo più appoggiare il peso del corpo sugli arti inferiori, moriva asfissiato piuttosto velocemente a causa della compressione della gabbia toracica. Fortunatamente di lui si conosce il nome e il patronimico, graffiti sull’ossario: “Yohanan ben Hagkol”. Vi è poi l’importante questione del Tempio di Gerusalemme al tempo di Gesù, che era ancora in via di edificazione. Nel Vangelo di Marco (13,1-2) è ricordato che “Mentre [Gesù] usciva dal Tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: Maestro, guarda che pietre e che costruzioni! Gesù gli rispose:Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta!”.

Il Tempio fu completamente raso al suolo nel 70 d.C. dai soldati del futuro imperatore Tito, figlio di Vespasiano, che assediarono Gerusalemme per reprimere con la violenza la rivolta giudaica contro il dominio romano. Presso il Tempio si svolsero episodi significativi della missione di Gesù, come ad esempio la cacciata dei mercanti che lo profanavano avendolo trasformato in un luogo di mercato (Gv 2, 15).

Gli scavi archeologici ivi condotti hanno messo in luce gli ingressi sul lato sud, mentre sul lato ovest sono stati ritrovati muri di mole monumentale, e una grande strada lastricata sulla quale si aprivano alcune tabernae. Inoltre sono stati trovati i resti di due archi, uno dei quali collegava il Tempio con la città alta di Gerusalemme. E’ stato anche identificato il sito sul quale sorgeva il Portico di Salomone, e sono venute in luce le tracce di strade gradinate che lo raggiungevano da est, provenendo dalla piscina di Siloe.

Storici ed archeologi si sono interrogati sul numero di abitanti che contava Gerusalemme al tempo di Gesù, e per rispondere a questa domanda hanno esaminato attentamente l’estensione della città racchiusa entro l’antico circuito murario. Hanno quindi ipotizzato la presenza di un minimo di 25.000 fino ad un massimo di 40.000 abitanti. Dal Vangelo di Marco (1, 39) sappiamo che Gesù “Andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni”. Le indagini archeologiche si sono, perciò, concentrate anche nella ricerca dei resti delle sinagoghe attive al tempo di Gesù, e recentemente nel sito di Magdala sono state messe in luce strutture murarie riferibili ad una sinagoga del I secolo d.C.

Scavi a Magdala

Nel Vangelo di Matteo (4, 12-15) si ricorda che “Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare”, cioè presso le rive nord-occidentali del Lago di Galilea, detto anche di Tiberiade.

Resti di strutture archeologiche a Cafarnao

Dagli inizi del XX secolo lo “Studium Biblicum Franciscanum” promosse scavi archeologici a Cafarnao. Ricordo quelli condotti dal 1968 da Padre Virginio Canio Corbo O.F.M. e Padre Stanislao Loffreda O.F.M., che misero in luce i resti di una sinagoga di età romana, al di sotto della grande sinagoga di età bizantina (V-VI secolo d.C.).

Gli scavi nella città hanno anche messo in luce alcuni quartieri con case, delimitati da strade. Le case hanno un cortile centrale scoperto, attorno al quale si dispongono delle stanze, alcune comunicanti tra loro. I cortili sono quasi tutti pavimentati con acciottolati di pietra, e presentano ciascuno una scala esterna in muratura che permetteva di raggiungere la terrazza.

La presenza della terrazza richiama alla mente l’episodio del paralitico, condotto su una lettiga da quattro uomini fin sul tetto della casa di Simon Pietro, dove si trovava Gesù, e che fu calato giù attraverso un’apertura praticata togliendo alcune tegole (Lc 5, 17-26 e Mc 2, 3-12). Sulla costa di Cafarnao sono stati rinvenuti i resti di un molo e di alcuni attracchi, che testimoniano la vocazione lacustre della città, e si ricordi che a Cafarnao esercitavano il loro mestiere di pescatori Andrea, Simone (Pietro), Giacomo e Giovanni, prima dell’incontro con Gesù.

Negli scavi del 1968-1986 Padre Virginio Canio Corbo mise in luce i resti della casa di Simon Pietro. Di estremo interesse sono pure le indagini archeologiche condotte nel 1971-1976 a Magdala, la città natale di Maria Maddalena, da Padre Virginio Canio Corbo e Padre Stanislao Loffreda. Vennero alla luce una grande piazza con quadriportico, che si affaccia sul cardo maximus, una villa urbana con mosaici, le terme, un complesso sistema idrico, alcune strade e un monastero fortificato bizantino del V secolo d.C.

Dal 2007 grazie al “Magdala Project” sono iniziati nuovi scavi condotti da Stefano De Luca e dalla sua èquipe, per conto della “Custodia di Terra Santa” (una Provincia dell’Ordine dei Frati Minori). Nel settore occidentale della città sono stati rinvenuti ricchi quartieri organizzati attorno ad un decumanus, con numerose case di abitazione. Sono stati riportati in luce anche altri tratti del grande cardo maximus.

Gli scavi del 2008 si sono invece concentrati nel sito delle terme cittadine, ed hanno anche messo in luce resti di strutture portuali con rampe per le barche, un bacino e sei blocchi da ormeggio con foro passante. Gli scavi sono ancora in corso, quindi si attendono altri importanti contributi alla conoscenza di questa città.

Da un punto di vista scientifico è fondamentale il contributo che l’archeologia può dare, per ricostruire approfonditamente la fisionomia del Gesù storico e della Palestina nel I secolo d.C. Ma da un punto di vista teologico resta valida l’avvertenza di non separare mai il Gesù storico dal Gesù della fede, proprio perché Gesù non è stato solo un personaggio storico.