
La Sindone

Francesco Mattioli, sociologo
L’ostensione della Sindone di Torino per la celebrazione di questa inusuale Pasqua di Resurrezione richiama inevitabilmente al mistero. Mistero dei disegni di Dio, innanzitutto, ma anche mistero di quell’antico lenzuolo che troppo frettolosamente viene considerato autentica testimonianza della Passione da taluni, falso medievale da altri.
Non voglio qui approfondire l’immenso dibattito che negli ultimi quarant’anni ha impegnato decine e decine di scienziati di ogni disciplina. Desidero solo sintetizzare alcuni punti che, invece che chiarire la questione, alimentano ulteriormente il mistero e il disorientamento della scienza, ma anche della teologia.
Dirimente dovrebbe essere la datazione al radiocarbonio del 1988, che indica una data medievale del manufatto. Ma non lo è. Le modalità di raccolta del dato, ad esempio il punto in cui è stato scelto il frammento di stoffa su cui condurre l’esperimento (un rammendo sul lato tenuto tradizionalmente da chi esponeva la Sindone al pubblico in antico), ha suscitato molti dubbi tra gli esperti del settore.
Né si tratta di una pittura, a qualsiasi titolo prodotta, perché ne mancano i presupposti materiali; e le tracce di sangue sono di natura certamente ematica.
Così, nel dubbio molti studiosi in modo bipartisan hanno ipotizzano che nel XIII secolo, in Terrasanta (vista la presenza di pollini della zona) e quindi durante le Crociate, qualcuno abbia fabbricato questa preziosa e falsa reliquia costringendo un tapino a subire le stesse torture inflitte a Gesù. In questa guisa, peraltro, a suo tempo pubblicai un romanzo –provocazione (L’altra Sindone, Bonanno Editore).
Ma anche questa ipotesi presenta punti deboli. Intanto, l’autore del misfatto dovrebbe essere un filologo e uno storico sopraffino, giacché ha usato strumenti e modalità che nella sua epoca non erano noti (l’inchiodatura ai polsi, l’uso di flagelli romani, la corona di spine a casco, ecc.); ma soprattutto non poteva avere la certezza che si formasse l’immagine sindonica che noi conosciamo e che valorizza la reliquia fin dai tempi in cui venne al centro dell’attenzione del mondo cristiano (verso il 1355).
Gli studi sulla formazione dell’ immagine sindonica, che tra l’altro è tridimensionale, sono quelli più avanzati sul piano tecnologico, ma anche quelli che creano maggiori perplessità. L’immagine non è il prodotto di fumi e di vapori emanati da sostanze funebri come la mirra; tra l’altro è u proiezione ortogonale del corpo quindi è il prodotto di una azione unidirezionale che fa scartare l’idea dei vapori, che si espandono in ogni direzione. Non vi sono altre modalità note con cui essa si possa essere prodotta, tendo conto che interessa solo le fibrille superficiali del tessuto, quindi senza che lo abbia penetrato. Sembra, insomma, una leggera scottatura. Un fenomeno del genere lo creerebbe solo la luce; ma in tal caso, le possibilità sono due, così come sono state sperimentate nei laboratori di fisica dell’ENEA. La prima, che si tratti di un fenomeno simile a quello che crea l’ingiallimento selettivo della carta nei libri; ma ci vogliono anni di esposizione alla luce solare per giungere ad un pur pallido effetto del genere, e non si capirebbe in ogni caso come si sarebbe potuta formare l’immagine. L’altra ipotesi fa tremare i polsi: il corpo avvolto nel lenzuolo dovrebbe aver emesso un lampo di luce intensissima, che attualmente è difficile riprodurre nei laboratori più attrezzati in quella misura, e per una brevissima frazione di secondo. Il che è del tutto innaturale, fenomeno ignoto alla scienza. E che inevitabilmente conduce qualcuno ad ipotizzare l’effetto della resurrezione miracolosa del corpo dell’inumato.
I sostenitori della falsità medievale non sono in grado di spiegare in modo convincente la formazione dell’immagine; coloro che vedono nella Sindone il lenzuolo che avvolse Gesù, sono costretti a ricorrere ad un fenomeno miracoloso non comprovabile sperimentalmente. Così, il mistero resta tale e inquieta.
La Chiesa evita di considerare vera o falsa la Sindone. Semplicemente ne accetta la funzione evocatrice della Passione. La posizione della Chiesa è comprensibile. Non sono le reliquie in sé a creare la fede; la fede è un atto che si muove al di là delle prove e delle certezze, perché va conquistata dentro di noi.
Devono bastare le testimonianze di Vangeli, sostengono i teologici cristiani. Del resto, la salvezza passa attraverso la fede. Se alla fede si sostituisse la certezza, “mestier non era parturir Maria”, come dice Dante.
Dunque, la Chiesa non ha particolare interesse a provare l’autenticità della Sindone; ne uscirebbe sconvolta nei presupposti.
Così, il mistero non soltanto continua, ma si alimenta del dubbio che circonda quel lenzuolo e non ha fretta di essere svelato. Di fronte alla Sindone, come sosteneva Giovanni Paolo II, ciascuno di noi reagisce secondo le sue aspettative, le sue speranze e i suoi dubbi; ma proprio per questo essa ci interroga e ci provoca, fedeli, agnostici, atei, poco importa.
Francesco Mattioli
