Giovanni Verga - Luchino Visconti

 

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Ho letto “I Malavoglia” almeno trenta volte, la prima al Liceo e, ancora fin oggi. Sarà che è un libro verista e questa parola richiama la verità.

Sarà per quella sorta di pessimismo fatalistico dell’Autore che, con il ciclo dei vinti, vanifica ogni tentativo di miglioramento, o per il microcosmo di Aci Trezza con l’analisi al microscopio dei gesti, azioni, personaggi e parole.

Il fascino del villaggio, sì di pescatori, soltanto un po’ rurale, ma sempre villaggio, a me caro, o sarà per i proverbi o i modi di dire. Uno di questi, con matrice popolare, a mo’ d’introduzione dice che “I proverbi vengono prima di Dio”, proverbi e modi di dire che compaiono nei discorsi di padron ‘Ntoni e dei suoi compaesani, come in coro, echeggianti e ripetuti, lessico di saggezza popolare, ormai quasi scomparsi.

Da un’attenta lettura del romanzo, direttamente nei colloqui o indirettamente nella narrazione di Giovanni Verga (1840-1922) , è molto difficile non trovarne qualcuno in ogni pagina.

“Gli uomini sono fatti come le dita della mano, il dito deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo.

Per far da papa bisogna saper fare da sagrestano.

Fa il mestiere che fai, che se non arricchisci camperai.

Contentati di quel che ti ha fatto tuo padre, se non altro non sarai un birbante.

Chi ha carico di casa non può dormire quando vuole.

Chi comanda ha da dar conto.

L’uomo è il fuoco, e la donna è la stoppa: viene il diavolo e soffia.

Quel che è di patto non è d’inganno.

Chi la vuol cotta e chi la vuol cruda.

Ognuno ha l’arte sua, e il lupo alle pecore.

A donna alla finestra non far festa: Bocca amara sputa fiele.

Bisogna aspettarsi tutto, al giorno d’oggi.

Chi è galantuomo bada ai fatti suoi.

Chi fa l’oste deve far buon viso a tutti.

Coll’interesse non c’è amicizia.

Quando uno è galantuomo lascia buon nome e si guadagna il paradiso.

Triste quella casa dove c’è la visita pel morto.

Chi non ha l’arte chiuda bottega, e chi non sa nuotare si anneghi.

Il mondo è pieno di guai, chi ne ha pochi e chi ne ha assai.

Non è tutt’oro quel che luccica.

Al giorno d’oggi chi è galantuomo è gabbato.

Lontan dagli occhi, lontano dal cuore.

Allora la donna è fedele a noi, quando il turco si fa cristiano.

Spremete il sasso per cavarne sangue!

I giovani hanno la memoria corta.

Ognuno tira l’acqua al suo mulino.

Stare tra l’incudine e il martello.

Ascolta i vecchi e non sbagli.

L’uomo per la parola e il bue per corna.

Il tempo si porta via le cose brutte come le cose buone.

A buon cavallo non gli manca la sella.

Il riso con i guai vanno a vicenda.

Si fa quel che si può.

Meglio poco che nulla.

A nave rotta ogni vento è contrario.

A provare non si perde nulla.

Tra suocera e nuora si sta in malora.

San Giuseppe prima fece la sua barba e poi quella di tutti gli altri.

Ciascuno deve badare ai fatti suoi.

Chi cade nell’acqua è forza che si bagni.

Il buon pilota si conosce nelle burrasche.

Quando non c’è più olio il lume si spende.

Acqua passata non macina più.

Chi cambia la vecchia per la nuova, peggio trova.

Beato chi muore nel proprio letto.

In tempo di carestia pan d’orzo.

Ogni male non viene per nuocere,

Una mela fradicia guasta tutte le altre.

Chi va col lupo allupa.

Ventre affamato non sente ragione.

I guai li ha chi li cerca.

Il mondo è tondo, chi nuota e chi va a fondo.

Cane affamato non teme bastone.

Ognuno a questo mondo è fatto per pensare a tirare la carretta che gli ha dato Dio/…”.

Si potrebbe proseguire, ma non è il caso, a rischio di stancare.

Un’annotazione: il romanzo fu occasione e ispirazione per la realizzazione del film “La terra trema” (1948) di Luchino Visconti (1906-1976), ambientato ad Aci Trezza con attori non professionisti e dialoghi in dialetto siciliano. Un aggiornamento (siamo nel dopoguerra) e una parziale modificazione con la trama dell’ideologia verghiana.

Film da includere tra i capolavori del neo-realismo, che ebbe i maggiori rappresentanti in Roberto Rossellini e Vittorio De Sica e che portarono il cinema nella realtà sociale della gente comune, sì che l’elemento realista si coniuga perfettamente con il mezzo cinematografico.

E oggi? Non è più tempo di proverbi o modi di dire, non è più tempo di cultura popolare e di saggezza, anche se analfabeta.

Oggi sono stati sostituiti dall’imbecillità degli spots pubblicitari.