Viterbo RICORDI “Esprimi un desiderio, non dirlo a nessuno, sennò non si avvera, soffia, spegni in un solo colpo! Auguri!!!”
di Barbara Pasqualini

Foto Enrico Pasqualini
Amo viaggiare sul filo dei ricordi: chi, tra voi, cari lettori, ha già avuto la pazienza e la curiosità di leggere qualche mio articolo, ben saprà quanto io sia incline a seguire i palpiti del mio cuore per rendervene partecipi!
Questa mattina ho sentito l’impulso irrefrenabile di prendere in mano uno dei tanti album di fotografie di famiglia: ciò ha costituito una piccola novità, in quanto, negli ultimi anni, con l’avvento delle macchine fotografiche digitali sono stata portata a non far stampare più le mie foto ma a salvarle in ordinate cartelle sul mio pc.
Certamente tutto ciò ha molti vantaggi, in qualità delle immagini e in quantità (praticamente infinita!) di scatti che si possono effettuare. Però… il fascino della stampa cartacea non ha eguali!
La suggestione della scelta di un album, il fascino che esercita il seguire l’evoluzione che una foto subisce con il tempo (anche, talvolta, il suo sbiadirsi), la possibilità di scrivere, sul retro, di proprio pugno, un appunto, che sia una data o il luogo dello scatto, o, persino, un particolare pensiero, sono tutti piccoli “lussi” che non possono essere in alcun modo sostituti!
Nello sfogliare uno di questi preziosi patrimoni di memorie, ho rivisto una foto di novembre di molti anni fa: immortalava mia madre e me, il giorno del suo compleanno, sedute in salotto, accanto ad un mazzo di fiori. In un solo istante si sono riaffacciati alla mente ricordi, mai sopiti, di consuetudini famigliari, poi perdute nel tempo a causa del naturale evolversi degli eventi della vita.
Per molti anni, i compleanni, nella nostra famiglia, seguivano un “rituale” di festeggiamento ben preciso: la domenica immediatamente precedente la fatidica data, riunivamo, a casa nostra, i parenti più stretti per un allegro e chiassoso pranzo.
Chiacchiere e risa tra le varie portate, facevano da preludio al momento più bello: la torta, con tanto di candeline, che non venivano risparmiate a nessuno! Per grandi e piccini, si perpetrava il rituale dello spegnimento: “Esprimi un desiderio, non dirlo a nessuno, sennò non si avvera, soffia, spegni in un solo colpo! Auguri!!!”.
Le voci riecheggiano nella mia mente come se tutti i miei cari fossero qui presenti, in questo istante. Ricordo con tenerezza le candeline estratte, dopo il rituale, dal soffice manto di panna che ricopriva i nostri dolci, il nostro riporle con cura, per passarcele di compleanno in compleanno, perché, “già vissute” assumevano maggiore valore affettivo!
Novembre, con la ricorrenza della nascita della mia mamma, era uno dei mesi interessati da questi festeggiamenti, e ciò gli regalava una connotazione positiva, nonostante fosse un periodo autunnale, con tante ore di buio, e di commemorazione dei nostri cari, che purtroppo ci hanno lasciato in questa vita. Già, novembre: mi sono interrogata su come vivessi questo mese, tanti anni fa, su cosa sia cambiato, adesso…
Vi capita mai di pensare come, a volte, il tempo faccia mutare le nostre consuete abitudini quotidiane, quelle piccole grandi cose che scandiscono le nostre giornate, regalandoci un po’ di serenità? Adesso questo mese resta per me legato alla nascita della mia dolcissima mamma, e mi è quindi caro, anche se, da tanti anni, viviamo in modo diverso questa ricorrenza: non più feste conviviali in famiglia, dalle quali ci hanno allontanato gli eventi della vita, e, soprattutto, la perdita di alcune persone care che ne erano parte integrante…
Si vive la giornata in modo diverso, con il dolcissimo ricordo di un passato che non potrà più essere e l’impegno di stabilire un po’ di serenità nel presente. Ma, da bambina, novembre non era solo legato alle feste famigliari: portava con sé tante altre piccole e piacevoli consuetudini.

Foto Enrico Pasqualini
Alcune, in particolare, sono legate alla scuola: ricordo con affetto la celebrazione annuale della festa dell’albero. Avevamo una mattinata a essa dedicata, tutte le classi del mio istituto scendevano in cortile e si riunivano per piantare il “nostro” alberello in un grande vaso… e si cantava, si faceva festa! Per l’occasione venivano invitati a partecipare anche i genitori che ne avevano possibilità. Io avevo la mia mamma, il mio papà all’epoca lavorava fuori Viterbo e, con mio grande rammarico, non poteva essere presente.
A volte la mamma mi faceva anche qualche foto-ricordo, che ho riscoperto proprio sfogliando lo stesso album di cui vi raccontavo. All’epoca sottovalutavo che bene prezioso siano anche poche immagini scattate da lontano!!! Impresse nella memoria, riaffiorano le suggestioni dei disegni a tematica “autunnale”, con i miei maldestri tentativi di ben usare e sfumare pastelli dai colori caldi adeguati, i componimenti che ci venivano assegnati puntualmente, in occasione della ricorrenza di Ognissanti, e il forte potere evocativo che suscitavano in me alcune letture antologiche e taluni versi, come “San Martino” di Giosuè Carducci, una delle poesie che imparai a memoria più volentieri.
La grande carica emotiva che instillano in me le parole e la musica è innegabile, come è certa l’influenza esercitata dalle condizioni ambientali nel predispormi a godere pienamente di quell’aurea magica che siffatte espressioni d’arte mi regalano. In questo periodo autunnale, fin da piccola (ma ancora oggi!) mi sono sentita particolarmente coinvolta da letture del genere fantasy (confesso di non esserne grande esperta: più che altro ho conosciuto e amato un autore, Terry Brooks): questi romanzi, accompagnati da una colonna sonora mia personalissima (della musica classica, in grado di rilassarmi senza distogliere la mia attenzione dal testo, o, a volte, i brani strumentali composti dal maestro Minghi per le fiabe dirette da Lamberto Bava) mi hanno regalato dei piacevolissimi momenti di evasione ed estraniazione dal grigiore quotidiano!
Come non ricordare, poi, quei pomeriggi trascorsi a casa, in particolar modo di domenica, quando le avverse condizioni climatiche inibivano anche gli animi più impavidi dall’intraprendere una passeggiata?
“All’epoca” non c’erano ancora tanti centri commerciali, per giunta quasi sempre aperti, anzi, vigeva ancora la canonica chiusura degli esercizi commerciali il giovedì pomeriggio. Perciò, talvolta, impegni permettendo, la stagione fredda induceva a restare in casa. Con i miei genitori ci organizzavamo per vedere qualche bel film (in videocassetta, il DVD ancora non era nato!), accoccolati sul divano, magari, per quel che mi riguarda, sotto il tepore piacevole di una coperta… papà regolava audio e colori del televisore, ottimizzava, insomma, la qualità della proiezione, e tutto mi sembrava bellissimo, pur nella sua semplicità. Mi sentivo protetta, tra le rassicuranti pareti domestiche, traboccanti d’amore del nostro nucleo famigliare.
In ultima analisi, anche il mese di Novembre, nell’immaginario collettivo legato alla commemorazione dei nostri cari che purtroppo ci hanno lasciato, all’avvento della stagione fredda e delle giornate brevi e buie, quindi vagamente intriso di una struggente nostalgia malinconica, mi sapeva regalare dei momenti sereni e… luminosi!
Oggi, forse complice il consolidarsi di un diverso stile di vita, si avverte meno il vago senso di mestizia portato dai primi freddi… se si entra in un centro commerciale è già quasi tempo di prepararsi al Natale!
Eppure quei pensieri, quei ricordi che ho avuto piacere di condividere con voi, mi accompagnano ancora e mi scaldano il cuore, sono un patrimonio prezioso, testimonianza di una vita semplice ma per me meravigliosa, perché intrisa d’amore.
Barbara Pasqualini
