Viterbo CRONACA Tanto per motteggiare, ora motteggio un po’ pure io

 

Sarà lui So tutto io?

Non ne faccio un caso personale in quanto un certo signor “So tutto io” ha citato Aggì facendo salire un pochino la mia autostima.  

Non scriverò anch’io una filza di nomi per ringraziare, congratulare e incoraggiare, come ha fatto qualche giorno fa Agostino G. Pasquali, e oggi fa “So tutto io”.

Il quale proprio per le troppe citazioni prima ha garbatamente motteggiato il Pasquali... ma poi lo ha imitato con una citazione addirittura più ampia.

     Tanto per motteggiare, ora motteggio un po’ pure io.

Questo anonimo dove ha preso lo pseudonimo di “So tutto io”? Nel vocabolario comico giapponese?   (Per intenderci quello del “Ndo cojo, cojo – So’ tutta un tajo –  Scassa ta moto -  ecc”).  

     “Sotuttoìo” chi è? Forse un vecchio saggio scintoista?

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     Dei tanti argomenti, sentimentali ironici critici politici, che pure mi hanno colpito e interessato, ne svilupperò uno. 

      Scrive Claudio Santella: “La colpa è nostra perché, nonostante i continui risultati negativi, continuiamo ad eleggere sempre le stesse persone…”

      Verità inoppugnabile che deve farci riflettere, vergognare e prendere atto di essere corresponsabili (“La colpa è nostra”, dice Santella) della disastrata situazione attuale. Resta da capire perché si verifica questa dannosa continuazione delle scelte sbagliate.

       Possibili cause:

- “Governare gli italiani non è difficile, è inutile”, disse Benito Mussolini.  Quindi poco importa chi viene eletto.

- Noi quando votiamo, votiamo con la pancia, non con il cervello. Quindi scegliamo sempre secondo “lo nostro particulare” (Guicciardini) per vecchi condizionamenti e convenienze egoistiche.

- Siamo pigri e abulici, facili all’astensione.

- Siamo condizionati dai partiti che ci impediscono con artifici vari di scegliere.

     Queste che ho elencato, e tante altre se ne potrebbero aggiungere, sono cause valide per capire la  nostra incapacità di cambiare?

     Sì, sono cause valide, ma non sufficienti, perché in realtà noi italiani di cambiamenti ne abbiamo fatti parecchi, però purtroppo con risultati deludenti.   

      Consideriamo la nostra pur giovane democrazia (70 anni circa): ha governato per parecchi anni la Democrazia Cristiana (De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti ecc), poi il Partito Socialista (Craxi), poi il “non partito” di Berlusconi con un paio di parentesi di Prodi, anche lui senza un vero partito. Infine oggi abbiamo Renzi. Ho volutamente saltato parecchi presidenti, che magari hanno fatto anche cose buone, per evitare di compilare una specie di noioso elenco dei governi della Repubblica.

     Dunque, di cambiamenti di nomi e persone ne abbiamo fatti parecchi, però, come si dice comunemente, sono cambiati i suonatori, ma non la musica, cioè, detto in chiaro: i difetti dei politici sono rimasti tali e quali. Anzi questi difetti (incapacità, tendenza al compromesso, attaccamento alla poltrona, corruzione) si sono accentuati.

     Qualcuno considera le doti di intelletto e onestà che aveva Alcide De Gasperi e che sono venute a mancare nei successori, progressivamente, in un decadimento senza fine?

     Credo che la nostra colpa stia piuttosto nella tolleranza e nel menefreghismo, che in tempi di “vacche grasse” ci hanno fatto comodo; ma ora sono tempi di “vacche magre”, quindi gridiamo allo scandalo. Infatti i politici trovano sempre maggiori difficoltà, se non impossibilità, nel compensare i fedeli con poltrone, posti di lavoro, sinecure e favori in genere. Non gli resta che fare promesse, sapendo che non le manterranno, ma queste promesse le sanno presentare molto bene, da quegli ottimi imbonitori che sono diventati. In questo abbiamo attualmente tre grandi esperti: Berlusconi, Grillo, Renzi. E, nonostante tutto, nonostante l’esperienza della storia recente, gli crediamo. Male per noi e peggio per i nostri figli.

 

     A questo punto Claudio Santella potrebbe chiedermi  se, pur essendomi detto in apertura d’accordo con lui, ora concludo in modo opposto. No, continuo ad essere d’accordo nel senso che cambiamo i nomi, ma non la sostanza. E’ evidente che, come direbbero Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, è “la casta” dei politici che si autoriproduce, cambia i nomi, ma non le attitudini, le quali anzi peggiorano nel tempo. Come il vino, che se è cattivo diventa pessimo.

     Ma allora come scegliere nomi che siano nuovi non solo nella forma, ma anche nella sostanza? Lo chiedo a Meco Torso che, nella sua semplicità rustica, è a volte di una saggezza sconcertante.

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“Nun me dì gnente, ‘maggino quello che voj sapè. De resto io sarebbe, come dici tu che hai studiato, ‘l tu’ alter ego. Donqua te conoscio. Accussì te dico: tirate a sorte.”

“Come? Tirate a sorte? Che cosa?”

“ Ma l’ommene e pura le femmene da mannà a parlamento e guverno.”

“Va bene che sei una macchietta, ma questa che dici è proprio una mattata.”

“Arifretti. Seconno ti quanti ponno essa l’italiane oneste? ‘l 50 pe’ cento? Essì, accusì so’ cattivo, penzo che potarebbero essa de ppiù. Maprò dimo 50.

Pe’ calcolo de propabbilità, tiranno a sorte, te escono ‘l 50 pe’ cento de eletti onesti. Te pare poco? Guarda oggi ch’adè! Come dice ‘l senatore Razzi? Miqquì so’ tutte malvivente!

Doppopoi, da li sorteggiate levi le troppo ‘gnorante, levi le condannate de brutto, levi.. fa ‘n po’ tu… e vedarai che fior de parlamento che te vié!”

Aggì