Viterbo CRONACA Agitava il pendolino il povero Maurizio e a secondo dell’oscillazione pronosticava questo o quel risultato sul derby più atteso

Maurizio Mosca
E così le bombe d’acqua alla fine divennero balle.
Né più né meno le stesse bombe che l’indimenticabile Maurizio Mosca soleva lanciare, tra il serio ed il faceto, durante la trasmissione Il Processo di Biscardi e con le quali cercava di spararla più grossa ora sull’acquisto di quel campione ora sulla partenza di questo o quell’allenatore.
Agitava il pendolino il povero Maurizio e a secondo dell’oscillazione pronosticava questo o quel risultato sul derby più atteso o sull’incontro dell’anno. Chissà, qualche volta ci avrà pure azzeccato il Maurizio nostrano, ma almeno fallendo il pronostico o disinnescando le bombe, il giornalista sportivo, è proprio il caso di dirlo, non nuoceva ad una… mosca.
Le balle d’acqua invece dei giorni scorsi, oltre a far decrescere la stima già poca verso le istituzioni, hanno come al solito fatto fare a Sindaci e Prefetti la figura delle Cassandre senza vocazione alla profezia di sventura.
Allarme meteo per un po’ di pipì che gli angioletti hanno lasciato cadere dal cielo dopo aver bevuto troppa idrolitina. Almeno così dicevano i nostri nonni. E scuole chiuse per la gioia degli studenti. Un po’meno per i genitori. Risultato finale: una fetecchia, avrebbe detto Totò.
Il guaio è che le nostre cattive coscienze ci impongono di gridare al lupo al lupo, anche quando non ce n’è bisogno. Basta che le nuvole si addensino all’orizzonte che subito si pensa al The day after, così che ciascun responsabile pensa bene, per la propria parte in causa e per evitare guai peggiori, di diramare il suo bollettino meteo ed il suo allarme, cercando di interpretare alla bene meglio, gli allarmi precedenti della Protezione civile, stilati in forme e linguaggi più o meno burocratici, più o meno comprensibili e soprattutto da persone più o meno competenti.
Credo che il problema non sia prevedere in modo esatto gli…. “scherzi” della natura. Del resto chi può arrivare a tanto? Il problema è l’uomo, che costruisce dove non deve, che non pulisce fogne, strade e greti dei fiumi, che spreca risorse che dovrebbero essere destinate a proteggere le zone più o meno esposte agli eventi naturali.
Un tempo, tanto per fare un esempio, quando portavo i calzoni alla zuava, sulle nostre strade provinciali si vedevano all’opera i cosiddetti stradini, che con la falcetta in mano pestavano chilometri e chilometri di strada, pulendo il ciglio delle strade da ogni sorta di erbaccia e di rifiuti. Che fine hanno fatto? Così come in città i tombini lungo le vie della città venivano spesso puliti al fine di permettere lo scarico dell’acqua piovana. Oggi tutto questo è diventato un ricordo.
E allora ecco di fronte ai disastri si cercano poi i capri espiatori, per sedare l’ira popolare, come fece Nerone con i cristiani dopo ave incendiato lui stesso la città di Roma. La natura sarà pure matrigna qualche volta. Non lo metto in dubbio.
Ma credo che in molti disastri cosiddetti naturali ci sia dietro la mano dell’uomo. Un tempo andava molto di moda (ma credo che lo sia ancora adesso) un simpatico manifesto, con su impresso un bel musetto di cane e sopra in bella mostra questo avviso rovesciato (mica poi tanto!): ATTENTI ALL’UOMO! Già, più che alle bombe d’acqua, attenti all’uomo.
Giuseppe Bracchi
