Viterbo CRONACA Meraviglia la scelta di escludere il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa

Il facchino di santa Rosa
C’è chi si meraviglia di fronte alla scelta dell’Amministrazione comunale, che decide di escludere una fetta della città (ed un fetta che a mio avviso conta, eccome!) dalla futura commissione chiamata a scegliere per i prossimi cinque anni il nuovo “Campanile che cammina”.
Eppure, guardando indietro nel tempo, certe scelte non dovrebbero meravigliare più di tanto. Esiste un’Università, se ne celebrano, di tanto in tanto, sulla stampa locale numeri e fasti, ma a quanto pare non c’è molta fiducia da parte di coloro i quali ne dovrebbero essere i primi estimatori: Sindaco e giunta.
Che la Chiesa la si voglia escludere dalla dimensione pubblica e dalla vita sociale e civile della nazione, prima ancora che dai capoluoghi di provincia ormai è una scelta che non solo non dovrebbe più meravigliare, ma non fa nemmeno più notizia. A meno che la Chiesa non intenda comportarsi come una normale associazione filantropica o sia pronta a subordinarsi ad interessi di bottega.
Meraviglia un po’ invece la scelta di escludere il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Presidente e Capo facchino dovrebbero battere i pugni sul tavolo in quel di Palazzo dei Priori o invitare Sindaco e Giunta a caricarsi sulle loro spalle il peso del prossimo Trasporto e per i prossimi cinque anni. Il Sodalizio, infatti, ha un’arma in più per farsi rispettare, essendo loro stessi i protagonisti in prima serata e non certo i boriosi assessori o consiglieri in tocco e lucco.
Per il resto quando mai l’Università (esistono una Facoltà di Lettere e una di Beni culturali!) è stata parte integrante del tessuto sociale cittadino? Esiste forse fra Chiesa e Istituzioni viterbesi una qualsivoglia sinergia in occasione delle festività patronali del Settembre viterbese, se non quella che ben delinea e divide sui Manifesti l’attività civile da quella religiosa, secondo i canoni del politicamente corretto?
Quale concetto hanno gli attuali Amministratori (ma il discorso vale anche per il passato) della cultura e dei beni culturali? Basta fare una passeggiata nel Centro storico, che si sta spopolando sempre di più, per rendersene conto. Fra case d’appuntamento (nuovo quartiere a luci rosse, modello Amsterdam?), pizzerie e birrerie, gli unici frequentatori sono ormai diventati viziosi a caccia di emozioni sessuali e bevitori incalliti avvezzi a pisciare o a vomitare sui muri e a lasciare traccia del loro incivile passaggio con lattine e bottiglie d’ogni genere abbandonate per ogni dove.
Ecco, questa potrebbe essere una delle più suggestive cartoline della Viterbo medievale, città d’arte e di cultura, dove l’arte è stata ereditata dal passato e la si sta distruggendo nell’indifferenza soprattutto di coloro che dovrebbero tutelare, intervenire e vigilare. E la cultura? Da chi è rappresentata? Mentre le librerie rischiano di chiudere o qualcuna ha già dato forfait, in compenso abbondano le slot machine.
Ho abitato per vent’anni in Piazza Santa Maria Nuova, il cuore della città di Viterbo, a fianco di una Chiesa meravigliosa, che oggi rischia di perdere i suoi affreschi migliori. Spero che Sindaco ed amministratori ne siano a conoscenza visto e considerato che la Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione, come impegno politico e programmatico iscritto fra i principi fondamentali della Costituzione (art 9, 2 comma).
Per il resto come viterbese in “esilio”, non posso che augurarmi due cose: la prima è che il Sindaco riveda la sua decisione iniziale ed inserisca anche il Sodalizio, l’Università e la Curia nella commissione incaricata di esaminare i progetti della futura Macchina di S. Rosa. La seconda è che il Concorso sia possibilmente aperto ed esteso a livello internazionale (almeno quanto prima, anzi spero che qualcuno ci abbia già pensato), considerando che la Macchina di S. Rosa è stata costituita di recente Patrimonio dell’Umanità.
Giuseppe Bracchi
