Buonasera Mauro, ecco un secondo articolo relativo alla famiglia Macchi di Cellere. Buona domenica a te e ai lettori. Mario

Mario Olimpieri


Di nuovo presso la Rocca Farnese, dopo aver avanzato richiesta di una visita, gentilmente accordata.
- Buongiorno, vengo a far la mia seconda visita al signor conte Oreste.   

- Oh, quanto mi dispiace riferirle che il conte Oreste, mentre si trovava a Roma, è deceduto il 17 maggio 1878, lasciando nel dolore figli e fratelli.

Oggi potrà incontrare suo figlio Giuseppe, II Conte di Cellere, lo sta attendendo.

- Grazie, molto gentile.

È permesso?

- Prego, venga pure, signor Mario.

- Buongiorno, conte Giuseppe, innanzitutto le porgo le mie più sentite condoglianze per la morte di suo padre Oreste.

- La ringrazio di cuore, è stata davvero una grande perdita e ora mi trovo io qui a sostituirlo.

- È contento di essere stato nominato II conte di Cellere?

- Ma certamente, ne sono proprio orgoglioso; e voi celleresi siete contenti della mia nomina?

- Ne siamo entusiasti.

- Questo mi rincuora. Ma mi dica, a che devo questa visita?

- Vorrei ulteriori notizie sulla sua famiglia; molte le ho già avute tempo indietro da suo padre.

- Inizio dicendole che la mia consorte è Giulia Capranica dei marchesi del Grillo.

- Oh, sì, ho avuto modo di leggere in proposito i poetici versi di Gabriele D’Annunzio a lei dedicati e apparsi sulla Cronaca Bizantina del 1° maggio 1882:

“Oh, come tutta ne li occhi l’anima

or vi fiammeggia splendida Cellere

diritta nell’abito verde

ornata il capo di rosse piume”.

- Sì, Giulia è stata onorata da questi splendidi versi del D’Annunzio.

Ora, però, per ben informarla sulla mia famiglia, posso descriverle anche mio fratello Luigi, nato a Viterbo il 3 marzo 1832.

- Molto bene, così avrò un più ampio ragguaglio sulla sua famiglia.

- Ebbene, Luigi ha seguito la vita ecclesiastica: è stato Maestro di Camera di Pio IX, Amministratore del Palazzo apostolico, Maggiordomo del pontefice Leone XIII, il quale, nel concistoro dell’11 febbraio 1889 lo ha nominato Cardinale.

- Una vita davvero intensa e con tante importanti incombenze.

- Attualmente è Commendatario di Subiaco e sta eseguendo significativi lavori di ristrutturazione alla Rocca Abbaziale.

- Voi Macchi siete una famiglia veramente operosa e lavorate sempre per nobili scopi.

Ma a Cellere si hanno notizie anche di un altro suo fratello che ha preso invece tutt’altro indirizzo e sta seguendo la carriera militare.

- Esattamente, lei si riferisce a Vincenzo, nato a Roma il 25 febbraio 1846. 

Vincenzo, volontario nell'artiglieria pontificia come caporale, ha preso parte alla BATTAGLIA DI MENTANA, distinguendosi per eroismo, per cui è stato promosso sergente e in seguito sottotenente, e poi promosso tenente al comando di una sezione di artiglieria e posto presso la porta di San Giovanni in Laterano durante la presa di Roma del 20 settembre di quello stesso anno. 

- E che cosa è avvenuto in quell’occasione?

- Durante gli scontri è stato ferito da un blocco di marmo staccatosi dal portale stesso a causa di una cannonata piemontese e, rimasto tramortito, è stato fatto prigioniero dalle truppe sabaude che lo hanno trasportato nella fortezza di Alessandria. 

- Un vero eroe! E adesso dove si trova?

- Per interessamento personale di Vittorio Emanuele II di Savoia è stata offerta a lui e ad altri nobili romani dell'esercito pontificio di entrare a far parte del Regio Esercito come aiutanti di campo del nuovo sovrano.

- Ah, finalmente un incarico degno di un valoroso Conte!

- Pensi, signor Mario, mio fratello invece ha rifiutato tutto ciò, in rispetto al giuramento prestato a Pio IX.

- Allora rettifico il mio entusiasmo e ancor più si consolida la mia stima per Vincenzo.

- Questo rifiuto lo ha portato a essere nominato Gentiluomo di Sua Santità, ottenendo il prestigioso Ordine dello Speron d'oro e nominato cameriere segreto di cappa e spada da papa Benedetto XV. 

- Onore a suo fratello Vincenzo. Ora, signor Conte, vorrei allargare il panorama di conoscenze relative alla sua famiglia, ma ritengo di toglierle troppo tempo prezioso e, se è d’accordo con me, le chiedo umilmente di ottenere un ultimo incontro a data da stabilire.

- Bravo, signor Mario, lei è molto educato e rispettoso e le prometto di riceverla ancora con piacere e quanto prima.

- Grazie, signor Conte. 

- Presto ci rivedremo, signor Mario.