A cura di Barbara Pasqualini

Viterbo Piazza San Pellegrino
(foto di Enrico Pasqualini)
Pensieri in libertà
Dicembre 2021
In occasione del nostro ultimo appuntamento dell’anno, desideravo salutarvi ed augurarvi di trascorrere un sereno S.Natale, proponendovi un argomento leggero e spensierato.
Come sovente, l’occasione mi è stata servita su un piatto d’argento guardando la televisione in un momento di relax.
In un vecchio film ho sentito menzionare il termine “piotta”.
Il vocabolo mi era noto, ne conoscevo superficialmente il significato ma non l’origine, così il mio personale macchinario investigativo s’è subito messo in moto!
Avete voglia di accompagnarmi in questa ultima “indagine” del 2021?
In primis mi è venuta in aiuto l’enciclopedia online…la “nostra” wikipedia!
https://it.wikipedia.org/wiki/Piotta_(moneta)
Con il termine piotta nel dialetto romanesco ci si riferisce al numero cento e vi è l’ipotesi che, durante lo Stato pontificio, si utilizzasse anche per identificare una moneta con l’effigie di un papa, probabilmente Pio IX.

Pio IX
A sostegno di quest’idea, ad esempio, vi sono le definizioni della voce sul Dizionario Romanesco di Fernando Ravaro e su L’etimologico di Alberto Nocentini. Queste ipotesi non sono comunque state confermate e il termine viene ancora considerato di “etimologia incerta” sui principali dizionari.
È sicuro, invece, il successivo riferimento alla moneta da 100 lire, a cui ha seguito nel tempo, per effetto della svalutazione, quella da 100.000 lire e poi quella da 100 euro.
Il termine con riferimento ai soldi, dunque, è considerato di origine novecentesca e trova riscontri in film, registrazioni e scritti: il regista Pier Paolo Pasolini, ad esempio, aveva utilizzato la parola in un racconto già nel 1950, nella variante “piota”.

«Io tengo cento lire» mi disse. [...]
«Siete poveri?» gli chiesi.
«Sì, abitiamo nelle baracche di via Casilina.»
«E come mai oggi avevi una piota in tasca?»
«L’ho guadagnata portando le valigie.»
(Pier Paolo Pasolini, La bibita)
Altre ipotesi meno condivise, riguardanti l’etimologia della parola, la fanno risalire a una specie ittica tipica della zona lombarda, oppure la associano alla pianta del piede (rifacendosi al verso di Dante nella Commedia: «forte spingava con ambole piote» Inf. XIX, 120).
Ulteriori ricerche hanno reso evidente che l’argomento non incuriosiva solo me…ci sono svariati articoli in merito, tutti deliziosi ed illuminanti!
Vi propongo qualcosa, lasciandovi il gusto di approfondire, qualora lo desideriate!
Interessantissimo è questo lavoro a cura di Federica D’Alfonso.
Ve lo ripropongo, “contaminato” qua e là da qualche mia digressione…perché io sono davvero troppo curiosa e perpetro sempre una “ricerca della ricerca”!
Piotta: l’origine e il significato (non solo economico) di questa parola del dialetto romano
Anche con l’avvento dell’Euro il romanesco non ha modificato il particolare modo in cui conta i soldi: ancora oggi capita spesso di sentire nominare, fra le altre, la “piotta”. Ma cosa indica di preciso questa parola, e soprattutto, da dove deriva? La sua storia è molto particolare, e inizia nell’Ottocento: per merito di un papa.
Alcuni dialetti hanno conservato per molto tempo delle particolarità che molto spesso sono espressione della storia e della cultura di un determinato territorio. Come nel caso del romanesco che, come tutti i dialetti, è sempre stato la lingua del popolo: un popolo vissuto per circa un millennio sotto il potere temporale e spirituale dei papi che hanno influenzato non solo i costumi, ma anche il parlato. È infatti proprio in onore di un pontefice che i romani hanno coniato un termine che ancora oggi è uno dei più curiosi del dialetto romanesco: si tratta di “piotta”.
Una piotta e il cambio Lira-Euro
“Piotta” indicava, in gergo romanesco, la moneta da 100 lire (ne abbiamo fatto menzione in precedenza).
Curioso, perché pressoché intraducibile in italiano, e anche molto difficile da utilizzare per gli “stranieri” (giustamente sottolinea l’autrice del lavoro che stiamo rileggendo insieme): cosa indichi con precisione questa parola lo sa solo chi ha imparato a contare in romanesco. Sì, perché il vocabolario dialettale romano possiede termini ben precisi, e differenti dall’italiano, per chiamare le cifre e i numeri, in particolar modo quando si tratta di soldi: “bajocchi”, “sacchi” e “scudi” sono solo alcuni. Nemmeno il passaggio da Lira ad Euro ha fatto dimenticare ai romani come si conta.
- Apro una parentesi, per i curiosoni come me, in merito alla nomenclatura dei del denaro -
[Baiocco o Bajocco (plurale: Baiocchi o Bajocchi) è una moneta emessa dal XV secolo fino al 1865. L’origine del termine è incerto, potrebbe derivare da un denaro in argento dell’epoca merovingia con la scritta “BAIOCAS CIVITAS”, ossia città di Baiocas, in Francia.
Inizialmente era il nome di una moneta da 12 denari, cioè di un soldo d’argento che imitava il grosso Bolognino (è il nome di diverse monete battute a Bologna tra la fine del XII secolo ed il XVII).
In alcuni dialetti il sostantivo “Baiocco” viene utilizzato tutt’ora come sinonimo di “soldo”.
Inoltre a Roma oggi, il termine “baiocco” viene utilizzato per indicare una banconota da 20 euro.
Presenti nella vita quotidiana romana più recente, per i piccoli acquisti, erano i sacchi. Un sacco (raramente usato al singolare) corrispondeva alla somma di 1000 lire.
Scudo (in francese écu, in spagnolo ed in portoghese escudo) è il nome di alcuni tipi di moneta sia d’oro che d’argento. Fu così chiamato perché le prime recavano lo stemma nobiliare dell’autorità che le aveva emesse.
L’utilizzo del nome si diffuse al di fuori dei confini francesi, in Italia, Austria-Ungheria, Savoia, Roma.
Con l’avvento dell’euro sono rimasti d’uso corrente alcuni di questi termini romaneschi. Uno scudo significa 5 euro, una piotta 100 euro, un sacco 1000 euro. Le generazioni più anziane però continuano a usare questi termini riferendosi all’equivalente in euro del loro vecchio significato in lire (per esempio: una piotta può anche indicare 50 euro, ossia 100.000 lire).
Un altro termine in uso nel dialetto romanesco è il “Deca” di solito usato soltanto al singolare, “un Deca” che corrisponde a 10. Che con le Lire corrispondeva a 10.000, mentre con l’Euro corrisponde a 10.
Ulteriore terminologia dialettale in uso nel romanesco è quella del “Testone” (Grossa testa), che corrispondeva al tempo delle Lire ad un milione. Ma poteva anche essere usata per definire, in casi più rari, le 100.000 Lire. Lo stesso vale per l’Euro in cui preferibilmente indica i 1000 €, ma che può essere usato più raramente anche per i 100 €. In quest’ultimo caso l’espressione viene usata per enfatizzare il prezzo troppo elevato di un prodotto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_romanesco]
Che fossero cento lire o cento mila, in entrambi i casi si aveva per le mani una “piotta”. Il ricco vocabolario contabile prevedeva anche misure intermedie, come le mezze piotte (50 mila lire, ovviamente) o le sette piotte (se le lire erano settecentomila). Il tasso di cambio lira-euro non ha intaccato l’uso di questa particolare unità di misura: oggi, se si hanno cento piotte, vuol dire che si possiedono ben cento euro.
“Piottare”, un verbo per chi corre
Ma come spesso accade nei dialetti, il significato di un termine può diventare anche metafora per indicare qualcos’altro: mantenendo sempre il riferimento a qualcosa che progredisce quantitativamente in ordine di cento, il dialetto romanesco utilizza anche il verbo “piottare” quando vuole esprimere un’azione rapida, veloce, incalzante. “Piottare con l’auto” ad esempio è un’espressione frequentemente utilizzata quando si vuole dire che si è passati in pochi secondi da zero a cento chilometri orari. Attestata anche l’espressione “te piottano le ascelle”: intuitivamente, è facile cogliere a quale particolare fenomeno fisiologico, eccessivo, si riferisce l’espressione. Chiarito il modo d’uso di questa parola una domanda rimane però aperta: da dove viene questo termine?
Pio IX e le prime “piotte”
Ed è qui che entra in gioco la particolare storia di Roma che, per mille anni è stata il centro del dominio dello Stato Pontificio. Secondo le ricostruzioni filologiche, sempre molto curiose e inaspettate quando si tratta di numismatica, il termine piotta deriverebbe dal nome di Pio IX: fu infatti questo papa, il più longevo della storia della Chiesa (ben trentuno anni di pontificato), ad ispirare il popolo per la creazione del termine “piotta” che, nell’Ottocento, indicava una particolare moneta recante appunto l’effige di papa Ferretti.
Chiedo venia se mi sono lasciata trasportare dalla smania di ricercare notizie.
Ma vi avrò fatto abbioccare?!

A proposito…se ci rifletto anche abbioccarsi è un termine dialettale!
E perché si dice proprio così?
Vocabolario alla mano…
Ecco qui le risposte al mio interrogativo!
https://www.treccani.it/vocabolario/abbioccarsi
abbioccarsi v. rifl. [der. di biocca] (io m’abbiòcco, tu t’abbiòcchi, ecc.), region. – Mettersi a covare le uova; accoccolarsi come una chioccia. Fig., di persona, lasciarsi cader giù (per stanchezza o altro), accasciarsi, abbacchiarsi, appisolarsi o abbattersi moralmente, avvilirsi. ◆ Più frequente il part. pass. abbioccato, rannicchiato, accoccolato, raggomitolato, e fig. abbattuto, avvilito, o più genericam. intontito (per indisposizione fisica o per motivi d’ordine psicologico).
A conferma di quanto sopra:
abbioccàre / abbjokˈkare/
[comp. di a- (2) e del roman. biocca ‘chioccia’ ☼ 1846]
v. intr. (io abbiòcco, tu abbiòcchi; aus. essere) e abbioccàrsi v. intr. pron.
1 (centr.) Covare le uova, detto della gallina | Accoccolarsi, rannicchiarsi come una chioccia.
2 (fig.) Lasciarsi vincere dalla stanchezza, dalla sonnolenza | Abbattersi moralmente, avvilirsi.
abbioccàto / abbjokˈkato/
part. pass. di abbioccare; anche agg.
● (centr.) Nel sign. 1 del v. | (fig.) Stanco e assonnato | Avvilito, abbattuto.
abbiòcco / abˈbjɔkko/
[da abbioccare ☼ 1980]
s. m. (pl. -chi)
● (centr.) Colpo di sonno, stanchezza improvvisa.
Abbioccarsi in fiorentino è ancora un verbo utilizzato. Di solito lo si usa quando si ha voglia fare dello spirito. Significa addormentarsi.
Mi faccio perdonare le (eccessive?) ed incalzanti domande formulate, congedandomi con i miei più affettuosi auguri per un sereno S.Natale.
Non vi propongo le consueti e toccanti melodie natalizie. Sono già parte di noi, delle nostre tradizioni e dei nostri ricordi. A me rievocano gli anni in cui, ancor bambina, trascorrevo questi giorni di festa in famiglia, con i nonni, con il cuore carico d’emozioni che le parole non possono rendere.
Vi saluto a modo mio, con una Sinfonia di Natale eseguita dai Rondò Veneziano, gruppo che amo molto, come ormai ben sa chi ha la pazienza di seguirmi da tempo!
Sinfonia di Natale
https://it.wikipedia.org/wiki/Sinfonia_di_Natale
Sinfonia di Natale è il diciottesimo album dei Rondò Veneziano, pubblicato il 13 novembre 1995 dalla DDD - La Drogueria di Drugolo e distribuito dalla BMG Ariola.
In Francia è stato pubblicato con il titolo Symphonie de Noël. La composizione Rondò Veneziano Laudamus Jesus è entrata alla 4ª posizione nella Radio Top 100 Classical Songs dell’Ungheria dal 27 aprile al 3 maggio 2020. Il logo del gruppo è di Enzo Mombrini ed Erminia Munari, l’immagine in copertina è di Camillo Franchi Scarselli.
Registrazione
Arco Studios di Monaco di Baviera
Klaus Strazicky - ingegnere del suono
Pilot Studios di Monaco di Baviera
Gian Piero Reverberi con Klaus Strazicky - ingegnere del suono (remixaggio)
Formazione
Gian Piero Reverberi - direttore d’orchestra, pianoforte, tastiere, arrangiamenti corali
Glonner Chorbuben - Chorkinder, coro di voci bianche
Tracce
Sinfonia di Natale (Gian Piero Reverberi) - 4:48
Ave Maria: Ave Maria (Franz Schubert), Ave Maria (Charles Gounod) - 4:54
Weihnacht suite: Alle Jahre wieder (Friedrich Silcher), Gloria in excelsis Deo, Tochter Zion (Georg Friedrich Händel), Adeste fideles - 4:49
Petit Papa Noël (Henri Martinet e Max Eschig) - 2:05
Suite di Natale: In dulci jubilo, Süsser die Glocken nie klingen, Leise rieselt der Schnee (Eduard Ebel), Macht hoch die Tür - 3:48
Händel/Bach: Messiah: Sinfonia, For unto us a child is born (Georg Friedrich Händel), Weihnachts-Oratorium: Sinfonia (Johann Sebastian Bach), Messiah: Hallelujah (Georg Friedrich Händel) - 6:30
White Christmas (Irving Berlin - Chappell) - 3:18
Christmas suite I: Vom Himmel hoch, da komm ich her (Valentin Schumann), We Wish You a Merry Christmas, Es ist ein’ Ros’ entsprungen - 3:54
Christmas suite II: Kommt ihr Hirten, O du fröhliche, The Little Drummer Boy, Fröhliche Weihnacht überall - 5:59
Stille Nacht (Franz Xaver Gruber) - 3:24
Rondò Veneziano - Laudamus Jesus (Gian Piero Reverberi) - 3:07
Caro Babbo Natale... (Gian Piero Reverberi) - 2:42
Sinfonia di Natale (reprise) (Gian Piero Reverberi) - 1:10
Buon ascolto e tantissimi auguri!!!
https://www.youtube.com/watch?v=lAajCee5rjE


Immagini & fonti:
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/1d/100_Lire_Italiane_-_1979.jpg
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