Dott. Giuseppe Di Prima 

NESTLE’
La più grande azienda alimentare al mondo, Nestlé, ha riconosciuto in un documento interno che oltre il 60% dei suoi prodotti alimentari e bevande tradizionali non soddisfano la “definizione riconosciuta di salute” e che “alcune delle nostre categorie e prodotti – non importa quanto li rinnoviamo – non saranno mai sani”.

Nel documento segreto si legge:

“Abbiamo apportato miglioramenti significativi ai nostri prodotti… ma il nostro portafoglio ha ancora prestazioni inferiori rispetto alle definizioni di salute, in un panorama in cui la pressione normativa e le richieste dei consumatori sono alle stelle”.

Nestlé è la più grande multinazionale del mondo attiva nel settore alimentare, con sede a Vevey, in Svizzera.

Produce e distribuisce moltissimi articoli, dall’acqua minerale agli omogeneizzati, dai surgelati ai latticini. Nestlé è stata classificata al primo posto tra i grandi produttori mondiali di alimenti e bevande.

“I nostri sforzi si basano su un solido lavoro lungo decenni . Ad esempio, abbiamo ridotto significativamente gli zuccheri e il sodio nei nostri prodotti negli ultimi due decenni, circa il 14-15% solo negli ultimi 7 anni” dice la multinazionale.

Nestlè, i marchi

In Italia, Nestlè è presente soprattutto con i marchi:
Nescafé, Acqua Panna, Levissima, San Pellegrino, San Bitter,
Nestea, Buitoni, Maggi, Del Monte, Fruttolo, Nesquik, After Eight, Fruit Joy, Galak, Kit Kat, Smarties, Perugina, Polo, Felix, Friskies, Purina, Garden Gourmet.

Quali sono i prodotti Nestlé “non sani”.

Ma ora un report circolato tra i massimi dirigenti, visto dal Financial Times, afferma che solo il 37% del cibo e delle bevande di Nestlé in termini di fatturato ottiene un punteggio superiore a 3,5 (soglia riconosciuta di salute) nel sistema di valutazione della salute in Australia. Questo sistema assegna agli alimenti 5 stelle ed è utilizzato nella ricerca da gruppi internazionali come l’Access to Nutrition Foundation.

Il produttore di KitKat, Nescafé e Nesquik, solo per citare i brand più celebri anche in Italia, all’interno del suo portafoglio complessivo di cibi e bevande, ammette che circa il 70% dei prodotti alimentari di Nestlé non ha raggiunto questa soglia. Stesso discorso per il 96% delle bevande, escluso il caffè puro, e il 99% dei dolci e dei gelati Nestlé.

Un altro prodotto, una bevanda San Pellegrino al gusto di arancia, segna una “E”, il peggior voto disponibile con un sistema di punteggio diverso, il Nutri-Score – con più di 7,1g di zucchero per 100 ml. Acqua e latticini hanno invece ottenuto risultati migliori: l’82% delle acque e il 60% dei latticini hanno raggiunto la soglia.

I dati rappresentano circa la metà dei ricavi annuali totali di Nestlé, per 92,6 miliardi di franchi (72,7 miliardi di sterline).

Come spiega il Financial Times che ha potuto visionare il documento, i risultati arrivano mentre Nestlé sta aggiornando i suoi standard nutrizionali interni, noti come Nestlé Nutritional Foundation, introdotti dall’ex amministratore delegato Peter Brabeck-Letmathe, che aveva provato a darle l’impronta di “azienda di nutrizione, salute e benessere”.

L’amministratore delegato Mark Schneider ha respinto le affermazioni secondo cui gli alimenti “lavorati”, compresi quelli prodotti da Nestlé e altre multinazionali, tendono a non essere sani.