Andrea Stefano Marini Balestra

Il neologismo geografico “Draghinstan” non è mio, ma di un importante giornale estero allarmato che in Italia la democrazia parlamentare si stia avviando a termine e che presto un uomo solo al comando possa governare in Italia.

Non è complottismo, sfascismo o avversione preconcetta alla costituzione repubblicana osservare giorno per giorno un tramonto del parlamentarismo in Italia a favore di un governo forte, autorevole, piazzato dal di fuori e non eletto dal popolo.

E’ la verità. 

Gli osservatori stranieri hanno già compreso quanto sta accadendo e giustamente si preoccupano. Veder scivolare l’Italia, paese democratico, allineato all’occidente, militarmente alleato con gli altri altrettanto del globo, verso una forma di presidenzialismo occulto, non è certo cosa sottovalutare. Anzi da combattere.

Le manovre estere sulla politica italiana, in particolare quelle europee, sono ormai manifeste. Si eleggono ormai da un decennio Presidenti del Consiglio, nonché ministri e sottosegretari da personale esterno al Parlamento, cioè da non eletti dal popolo, ma, benché filtrati dal voto dei parlamentari in occasione dei “voto di fiducia”, non sempre questo  loro voto coincide con i desiderata del popolo.

Il tracollo e la supercrescita nel consenso popolare nelle recenti votazioni amministrative di alcuni partiti, indubbiamente rendono opache le votazioni in parlamento dove molti che non avrebbero più titolo sederci votano ed altri che non vi siedono, benché apprezzati nei consensi, no.

Su tutto questo bailamme istituzionale, svetta chi oggi è Presidente del Consiglio dei ministri, cioè il super Mario Draghi, valido, validissimo, ma imposto, non votato.

Proprio per questo, non schiavo di alcuna logica di partito, governa con autorità, ascoltando solo per cortesia chiunque dall’azione di governo dissenta, ma che poi (popolo bue) accetta leggi e decreti che piovono dall’alto. 

Certo una scalata verso il Quirinale di Mario Draghi, se da una parte del mondo potrà essere gradita perché egli sempre membro di quel segreto club che governa il globo mediante l’azione finanziaria, non altrettanto lo potrà essere per la costituzione italiana, che ancora una volta, come lo fu lo Statuto albertino monarchico, ha falle che consentono di fatto un governo autoritario di uno solo.

Certamente Draghi al Colle non sarà l’uomo che solo taglierà nastri, riceverà ambasciatori e farà il discorsetto di fine anno, ma inciderà pesantemente nella vita del paese con la prerogativa che gli è consentita di nomina del primo ministro e dei ministri, nonché promulgare o non prolungare leggi, rimandarle alle camere con le osservazioni, darle messaggi, poi, poterle anche anticipatamente scioglierle e bandire elezioni. Vi par poco?

Mussolini ai suoi tempi, proprio scovando falle nelle pieghe dell’allora vigente Statuto, potette crearsi un governo stabile, sino poi sconfinare in un regime. 

Oggi potremo essere alle porte di un’ipotesi analoga. Di questo le cancellerie straniere sono preoccupate. L’Italia potrebbe avviarsi verso una democratura, cioè di un simulacro di democrazia, ma di fatto dal governo di uno solo.

Questo panorama non è però di un civile paese occidentale europeo, ma di uno del terzo mondo. 

Vogliamo che l’Italia resti “Repubblica Italiana” non “Draghinstan”.