Andrea Stefano Marini Balestra
Mai la cronaca nera ha narrato quello che abitualmente è oggi costretta riferire.
Mentre le rotative dei giornali ed i mezzi busti televisivi stanno descrivendo con orrore quanto due giorni fa è accaduto a Vetralla dove un padre ha ucciso il figlio per far dispetto alla moglie, l’altro ieri sera si è saputo dalla televisione, ieri dai giornali, che in Emilia un altro uomo ha sterminato l’intera sua famiglia, suocera compresa.
A questo punto viene spontaneo riflettere su questi crescenti numeri di stragi familiari, anche se non sarà mai facile individuare quali possano essere le molle che fanno scattare in qualcuno propositi omicidi e poi suicidi.
Spetta certo non a me, ma ai cultori della scienza sociologica tentare dare una risposta, anche se personalmente mi azzardo darne una. Certamente, qualcuno certo mi condividerà, altrettanti meno, ma tant’è.
Ritengo che remota responsabilità di queste follie vadano cercate nella disperazione che pervade la nostra società civile, non solo quella italiana, ma del globo intero.
In tanti minimizzano. Fanno bene farlo per istillare fiducia e speranza, ma la realtà cruda è diversa.
Il malessere italiano è sotto gli occhi di tutti. Comportamenti anomali si riscontrano un po' in ogni angolo della società. Disillusione e disincanto, una volta caratteristica degli anziani, è ormai costante anche nei giovanissimi. Le “imprese” che ci vengono narrate dai media sono abnormi. Bullismo dilagante, stupri, sevizie e violazione del codice penale sono frutto probabilmente di un rifiuto della società che ci viene offerta.
In Italia, oltre la crisi pandemica che ci limita e che ci impedisce programmare anche una semplice vacanza, avanza giorno per giorno una crisi politica, amministrativa economica mostruosa. Non certo viene fiducia dai governanti, anche se capitanati da un superman come Draghi.
Nessun provvedimento legislativo appare pronto risolutore dei veri problemi del popolo. E’ chiaro che in una tal guisa di cose, taluni più deboli, sfiduciati e pessimisti reagiscano. Qualcuno si pone ad infiammare le piazze anche per discutibili motivi di protesta, altri si abbandonano a comportamenti antisociali chissà se per solo protesta semplice o autodeterminazione di un Io.
Ecco dove scatta la molla dei più deboli di farla finita con la vita che gli è stata avara, ma vieppiù tale diventata negli ultimi tempi. Disoccupazione, falcidia dei salari, provvedimenti giudiziari strampalati, inefficienza amministrativa è benzina sul fuoco della protesta, ma questa, una volta manifestata nei confronti del singolo, è divenuta di gruppo. Non ci suicida più personalmente, ma lo si costringe a farlo ad altri che non lo vorrebbero e, chi sono i primi a subire? I più vicini, quindi i famigliari.
E’ purtroppo ovvio che senza speranza di sereno stabile futuro qualcuno insorga ma che la sua insurrezione non si indirizzi in senso creativo, ma diventi distruttiva.
Ecco da anni comparire fenomeni antisociali quali black block, gilet gialli, no wax, no green pass e compagnia cantante ma oggi anche esistere e proliferare negatori della propria vita e quella delle loro famiglie.
Ecco forse una spiegazione a questi recenti fatti. Forse semplicistica, ma purtroppo reale.
Certo non sarà facile uscire da questa impasse se non con una sterzata netta e coraggiosa che però non appare presentarsi nei dirigenti del pianeta, figuriamoci in Italia.
Il popolo italiano, però, proprio nei momenti di difficoltà ha dato il meglio di sé, per cui siamo certi che, qualunque governo lo guidi, qualsiasi regime esista, qualsiasi avversità abbia a capitare, ha la forza di reagire.
La Storia ce lo ha insegnato.
