A cura di Barbara Pasqualini



(foto di Enrico Pasqualini) 

Ottobre 2021

Come ormai ben sa chi mi segue con pazienza nelle mie “divagazioni” mensili, mi piace rilassarmi guardando delle serie televisive, meglio se un pochino “datate”.

E tutto ciò è sovente foriero di interrogativi!

Già, perché ogni espressione nuova o curiosa che ascolto, mette in opera la “Pantera Rosa” che è in me!

Se siete un po’ curiosi di sapere cosa mi sono messa a studiare questa volta, seguitemi con la vostra consueta pazienza.

 

Che cosa significa fare qualcosa “con tutti i crismi”?

Fare una cosa con tutti i crismi significa farla in modo ineccepibile, seguendo tutte le disposizioni ed i regolamenti.

 

https://www.treccani.it/vocabolario/crisma_%28Sinonimi-e-Contrari%29/

crisma s. m. [dal lat. tardo chrisma, gr. khrîsma “unguento, unzione”] (pl. -i). - 1. (eccles.) [olio consacrato dal vescovo il giovedì santo e usato nell’amministrazione di alcuni sacramenti, nella consacrazione dei vescovi, ecc.] ≈ olio santo. 2. (fig.) [l’approvare qualcosa da parte dell’autorità competente e sim., anche scherz.: il progetto ha ricevuto il c. del direttore] ≈ approvazione, assenso, autorizzazione, beneplacito, benestare, consenso, convalida, nulla osta, placet, ratifica, via libera. ↔ diniego, divieto, opposizione, proibizione, rifiuto, veto. ▲ Locuz. prep.: con tutti i crismi 1. [nel pieno rispetto di una norma, di una legge e sim.: essere eletto con tutti i c.] ≈ legalmente, legittimamente, regolarmente. ↔ illegalmente, illegittimamente, irregolarmente. 2. (estens.) [che risponde perfettamente alle aspettative: un lavoro fatto con tutti i c.] ≈ accuratamente, come si deve. ↑ alla perfezione, a regola d’arte. ↔ alla buona, (fam.) alla carlona, approssimativamente, grossolanamente. ↑ (fam.) con i piedi.

 

https://www.perchesidice.it/perche-si-dice-con-tutti-i-crismi/

Perché si dice “con tutti i crismi”

Quando diciamo con tutti i crismi intendiamo riferirci ad una azione portata a compimento nel modo corretto, effettuando tutte le operazioni previste. E’ curioso questo significato se si pensa che crisma deriva da una parola greca che significa ungere. Il collegamento è presto fatto. Esiste nella chiesta cattolica una usanza che prevede di usare il crisma, cioè l’olio benedetto, durante i riti del battesimo piuttosto che quello della proclamazione dei vescovi. Di conseguenza tali riti possono ritenersi eseguiti correttamente e quindi validi solo se viene utilizzato tale olio durante la loro celebrazione.

Pare che questa espressione sia oggetto di curiose storpiature e fraintendimenti!

Leggete anche voi quanto riportato da questa fonte!

https://www.dizionario-italiano.it/linguamadre/articolo.php?art=1901

<<Fare una cosa con tutti i crismi.
Ci spiace veramente dovere attaccare, di tanto in tanto, gli operatori dell’informazione, ma non possiamo fare altrimenti.

Abbiamo letto, su un settimanale, una frase che ci ha fatto sobbalzare sulla poltrona (fortunatamente non è servito il cardiotonico che abbiamo sempre a portata di mano quando leggiamo i giornali o ascoltiamo i notiziari radiotelevisivi): «Finalmente, abbandonati gli antichi odi, l’ospite è stato ricevuto con tutti i carismi». Il cronista, non c’è dubbio, intendeva crismi.

Come si può confondere il crisma con il carisma? Ma tant’è. Si dice, quindi, con tutti i crismi.

Vediamo, dunque, come è nata la locuzione che — per la verità — sarebbe bene non adoperare essendo di uso prettamente popolare. Il crisma, anzi il sacro crisma è un unguento a base di olio d’oliva e simboleggia la dolcezza e la forza.

È anche un balsamo aromatico e rappresentando il profumo della virtù e della grazia viene adoperato dalla Chiesa per la consacrazione della pietra dell’altare e in tante altre funzioni come la Cresima, il Battesimo e per la consacrazione del vescovi e dei sacerdoti.

Il crisma è, quindi, il segno d’approvazione ecclesiastica e, per estensione, è divenuto, in senso figurato, il simbolo di approvazione ufficiale anche al di fuori dell’ambito della Chiesa.

Fare una cosa con tutti i crismi significa, per tanto, farla in modo ineccepibile seguendo tutte le disposizioni, i regolamenti e simili.>>

E se, invece, una cosa non è più realizzabile, va tutto a monte e non se ne può fare più nulla?

In tal caso, si usa l’espressione “andare a carte quarantotto”, per indicare il fallimento di un progetto o di un programma che si riteneva sicuro. 

Generalmente l’origine del detto si fa risalire ai moti del ‘48 che si verificarono in Europa con effetti importanti sui governi degli stati.

Tuttavia, consultando varie fonti, ho riscontrato l’esistenza di altre possibili spiegazioni in merito alla nascita ed alla diffusione di questa espressione.

Se siete curiosi, il sito che riporto le riassume un po’ tutte:

https://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/proverbi-napoletani/189756-mandare-andare-carte-48-origine-significato-del-detto/

Non tutti i modi di dire sono facilmente intuibili: in alcuni casi i significati possono essere molteplici e dipendenti esclusivamente dal contesto in cui vengono detti. Queste difficoltà, in genere, si riscontrano in detti che nel corso dei secoli hanno cambiato ripetutamente significato o, semplicemente, la cui origine è dubbia. E’ il caso di “mandare a carte 48” qualcuno. Di origine napoletana viene usato oggi in gran parte d’Italia ed ha vari significati: mandare al diavolo, mandare in rovina, sconvolgere, far perdere tempo ed, in un’accezione moderna, distruggere o uccidere.

I significati più “negativi” possiamo farli derivare direttamente dai moti risorgimentali del 1848, quella serie di rivolte ed insurrezioni di comuni e regni italiani contro le monarchie straniere che li dominavano. Espressioni come “qui succede il quarantotto” o “mandare a carte 48” sono un modo per indicare che la classica goccia che fa traboccare il vaso è caduta e si è sull’orlo di fare una rivoluzione o un’azione istintiva e violenta

Il detto, però, esiste da molto prima dei moti in questione e, come abbiamo scritto, ha significati ben differenti. Una prima origine si può ricavare dal gioco della “Scopa”. Gli esperti delle carte conoscono una strategia che prende il nome di “regola del 48”: si tratta, in poche parole, di ricordare le carte prese singolarmente dall’avversario a terra e di giocare tenendo in conto ogni singola mossa dell’altro. Un sistema complesso che richiede grande memoria e grande impegno. In questo caso “mandare qualcuno a carte 48” significa farlo invischiare in un qualcosa di complesso e noioso.

Altra possibile origine è, secondo Lo Sciaqualingua, riscontrabile nell’antica numerazione delle pagine dei libri. Un tempo, infatti, le pagine come le conosciamo noi non venivano considerate, ma si parlava di “carte”: la pagina era, ed è tutt’ora, un lato del foglio, o il fronte o il retro, la carte, invece, era l’intero foglio comprensivo di fronte e retro. Basandoci su questo “mandare a carte 48” potrebbe significare rimandare un lettore ad un determinato punto del libro, particolarmente avanzato. Simbolicamente un modo per mandare qualcuno a perdere tempo a fare qualcosa di inutile.

Al posto di “mandare” qualcuno si trova anche l’accezione di “andare a carte 48”: in questo caso ci si riferisce a se stessi e si ammette di stare andando in confusione oppure di aver perso la pazienza e di star per fare una follia. Per quanto, quindi, tutti questi significati hanno origini diverse il senso si ricollega sempre ad una forma di confusione o di perdita di pazienza.

Consentitemi di salutarvi, come avviene sovente, in musica.

Questa volta vorrei rendere omaggio a Giuseppe Verdi, celeberrimo compositore e senatore italiano, nato proprio in ottobre (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901).

Giuseppe Verdi

Scegliere cosa farvi riascoltare sarebbe stato arduo: lasciamoci trasportare dalle emozioni e gustiamoci questo excursus tra alcune sue opere, parte integrante della nostra cultura, ormai impresse nella nostra mente e capaci di far vibrare le corde del nostro cuore e della nostra anima!

Buon ascolto e arrivederci!

 

Immagini & fonti:

Giuseppe_Verdi_by_Giovanni_Boldini

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/55/Giuseppe_Verdi_by_Giovanni_Boldini.jpg