Andrea Stefano Marini Balestra

Nel titolo tutto quanto avvenuto a Roma sabato scorso.

Per un legittimo appuntamento in piazza del Popolo per un’ennesima manifestazione contro l’obbligo dell’obbligo esibizione green pass, chiesto solo per vivere normalmente, a pochi giorni dalla data in cui senza questo passaporto non sarà possibile compiere attività costituzionalmente protette, cioè lavorare, una frangia impazzita di pochi si è scagliata nelle vie del centro di Roma abbandonandosi a devastazioni e violenze.

Analizzare adesso cosa sia successo effettivamente e quale possa essere stata la molla che ha fatto scattare in qualcuno la voglia di porre in essere quello che poi è accaduto, è quello che sto cercando di fare a due giorni.

Mentre la data della manifestazione indirizzata al governo circa le difficoltà che l’introduzione dell’obbligo Green pass nel mondo del lavoro era esatta, perché un possibile emendamento del decreto attuativo, cosi come richiesto da importanti presidenti di regione e del mondo delle imprese, è oggi ancora possibile, non altrettanto quella contro il governo in genere, proprio a Roma, in periodo elettorale.

C’è da pensare ad un regia occulta, ma poi non troppo.

Infatti, qualunque incidente che la marcia organizzata verso i palazzi del potere, cui  è stata sobillata l’intera piazza da più di un tribuno cui era stata data la parola per la partecipazione l’inerme e goliardica massa dei convenuti a p.zza del Popolo in un’ariosa giornata di ottobrata romana, certamente non poteva che avere riflessi politici proprio nell’imminenza della scadenza elettorale romana di domenica prossima.

Che l’ultradestra rappresentata da gruppuscoli sia in contrasto con il centro-destra rappresentato dai partiti che lo compongono non è una novità.

Forza Nuova, Casa Pound e Terza posizione sono sigle che nulla hanno a che spartire con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Anzi, ne sono nemiche. Nel tesseramento dei predetti partiti viene escluso chiunque faccia parte di qualsiasi ideologia abbia a fare con movimenti autoritari che si riportino a fascismo e nazismo.

Ecco il livore di costoro. Vedersi esclusi da forze politiche nuove, moderne, democratiche che solo, per loro, ma a sempre a loro errore, sembrino esserne in sintonia.

Ma assolutamente. Il concetto, per es. che i meloniani possano essere eredi dell’ideologia fascista è solo nella mentalità preconcetta ed abusata della sinistra ed in quella distorta di qualche neofascista.

Per la destra nazionale italiana il fascismo è stato seppellito sin dal 1995 a Fiuggi nel noto Congresso che trasformò il MSI in Alleanza nazionale. 

Ciò, probabilmente non fu digerito da alcuni. Ma tant’è. 

Quelli che non digerirono l’abiura dal fascismo e le simpatie per il nazismo, furono messi fuori da quel giorno, quindi negli anni seguenti nacquero sigle, ancora esistenti quali quelle sopranominate. 

Ma nessuno di costoro che le compongono fa parte di qualsiasi organo della Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Questi personaggi sono rimasti a se, rinchiusi in un ghetto ideologico, dove ancora si agitano e praticano sistemi di una cultura sepolta.

Quindi, se qualcuno aveva interesse danneggiare il centro-destra la competizione domenicale prossima a Roma, va ricercato proprio in loro.

La sinistra, che sta attenta come un avvoltoio alle mosse “sbagliate” dell’avversario, è questa volta ancora fuori strada. Vuol far credere che i partiti di centro-destra siano conniventi con chi ancora crede nel fascismo, quindi pericolosi per la democrazia, ma si sbaglia. 

Non voglio ritenermi complottista, ma gli incidenti di Roma che potevano essere subito fronteggiati dalle forze dell’ordine quando il corteo di poche centinaia rispetto i diecimila in piazza, si era mosso per il corso per “prendere Roma”, perché non è avvenuto? 

Sembra quasi che la Polizia stesse a guardare prima di intervenire dopo un chilometro di marcia solo davanti a palazzo Chigi.

Certo che faceva comodo gridare allo squadrismo fascista a cinque giorni dalle elezioni!

Ancora. L’aggressione squadristica nella sede nazionale della CGIL, avvenuta ben lontano dal teatro degli scontri, appare altrettanto sospetta.

Perché una sede sindacale importante, di regola sempre tutelata da servizi di sicurezza è stata con facilità raggiunta e devastata? Cosa c’entrasse con i no wax, i no green pass, l’assalto ad una sede sindacale?

Nulla. Serviva il martire. 

Serviva un’altra volta per gridare al pericoloso sistema fascista  che “alita” nei dirigenti e candidati di Fratelli d’Italia e tutti in coro a richiamare alle armi i democratici contro rigurgiti totalitari.

Ma un’utilità, però, per i fatti di Roma per la sinistra l’ha ottenuta.

Sabato prossimo, in pieno silenzio elettorale, saranno in tanti  da tutta Italia a Roma da  per un’unitaria manifestazione antifascista.

Non sarà difficile ipotizzare che dal palco, proprio nel centro di, Roma si griderà contro il candidato a sindaco del centro-destra, quell’avv. Michetti indicato da Fratelli d’Italia, partito che vuol farsi credere fiancheggiatore dei mascalzoni violenti appartenenti a sigle invise e rifiutate dall’intero centro destra da oltre un quarto di secolo. Chi ne godrà aggratis è il suo sfidante Gualtieri.

Se veramente personaggi dello “spessore” di Roberto Fiore, Giuliano Castellino, Gianluca Iannone mai hanno avuto qualche rilievo o candidatura prima in Alleanza Nazionale e poi in Fratelli d’Italia un perché ci sarà.