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Viterbo CRONACA “E tutta la città correva incontro a noi.”
(29 Settembre, di L. Battisti – Mogol)
di Barbara Pasqualini

Prato Giardino in una foto di Enrico Pasqualini, papà di Barbara

Oggi è il 29 settembre, una data che considero particolare perché, come ogni anno, mi ricorda la celeberrima e amata canzone di Lucio Battisti.

Vedi alla fine dell'articolo le foto eseguite da Enrico Pasqualini
Vedi anche i due video della canzone "29 Settembre"

A dire il vero, ho “scoperto” questo motivo prima di iniziare a conoscere e amare il suo autore, nella versione del 1967 dell’Equipe 84. Ricordo nitidamente di averla ascoltata una mattina d’estate di tanti anni fa (una ventina!?); mi accingevo a partire per una breve vacanza con i miei genitori e, mentre mi vestivo, alla radio trasmettevano questa canzone.

Fui colpita dalla suggestiva atmosfera che emanava. Era così particolare, con l’intervento dello speaker radiofonico a scandire il trascorrere dei giorni, la musica coinvolgente, il testo, che nel suo tratteggiare quel tradimento diveniva evocazione di tutte le pulsioni e passioni disattese, subitanee, incontrollabili, e poi la voce di Maurizio Vandelli, così trascinante! Ne fui stregata, così come mi conquistò, colpendomi dritta al cuore, quell’atmosfera di cupo rammarico scandita dalla seconda parte del testo: la dolorosa presa di coscienza dell’atto deplorevole commesso, la fine di un sogno durato l’arco di una notte e pagato a caro prezzo…

Quante volte m’era capitato di compiere azioni avventate, per poi pentirmene poco dopo, desiderando ma non potendo riparare… Insomma, pur essendo ancora una ragazzina, quella musica e quel testo suscitarono in me tutto il loro straordinario potere evocativo. Ancor oggi è mi sorprendo a scoprire quanto potere possa esercitare su di me la musica, come o forse anche più, di ogni espressione artistica. Ricordo che quella mattina la conduttrice radiofonica aveva presentato il pezzo, prima di trasmetterlo, così chiesi lume ai miei genitori.

Loro mi raccontarono dell’Equipe 84, gruppo nato intorno alla metà degli anni sessanta, e del suo membro storico, nonché voce leader, Maurizio Vandelli. Appresi con stupore che la canzone oggetto del mio interesse era stata cantata da quel complesso, ma la sua paternità era da attribuire a Mogol per il testo e a Battisti per la musica.

Ricordo perfettamente che mi stupì pensare due autori così affermati proporre le loro canzoni ad altri; ingenuamente, nella mia testa, un brano appartiene a chi lo compone, è un po’ “figlio suo”. Invece, nonostante il suo successo, questo poliedrico, grande artista non rinunciò mai, in tutta la sua carriera, alla sua attività di autore per altri cantanti.

Quel giorno, in auto, ebbi modo di riascoltare la versione strumentale di alcuni brani della coppia Battisti-Mogol, eseguiti dal grande pianista Richard Clayderman; quella cassetta aveva già fatto da colonna sonora a tanti altri nostri viaggi, ma io non mi ero mai interrogata circa la paternità di quei pezzi così coinvolgenti. Ho iniziato allora a comprendere il valore dell’esecuzione di un brano e a meravigliarmi per l’infinità di emozioni e sensazioni che essa può evocare. Anche se, permettetemi di dirlo, le canzoni di Battisti, da lui interpretate, arrivano dritto al cuore e vi lasciano un segno indelebile!

Da quel momento la musica di Battisti mi ha accompagnato durante le varie tappe della mia vita; ogni nota mi regala un’emozione e porta imbrigliato intrinsecamente un pensiero, un ricordo, una sorta d’intima commozione. Anche mio padre adorava Battisti; dopo la sua scomparsa (il 9 settembre 1998, pochi giorni fa ne ricorreva l’anniversario), riascoltandone insieme la musica, riflettevamo su come gli fosse efficacemente sopravvissuta, eternandone il ricordo.  A me sembra sconvolgente ma…le cose ci sopravvivono.

Immaginate perciò, per me che sono cresciuta con la con la “colonna sonora” di Battisti, quale piacevolissima sorpresa costituì l’omaggio che Viterbo recò al grande artista in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa! Il 9 settembre 1998, infatti, il nostro Pratogiardino fu intitolato a Lucio Battisti. A ogni ingresso, largo e viale è stato assegnato il nome di un successo del famoso cantautore.

Questa iniziativa fu particolarmente suggestiva e seppe davvero toccare le corde del mio animo. Eh sì, perché personalmente avevo già un legame particolare con Pratogiardino! Ricordo con tenerezza quando, il sabato mattina, durante la primavera e l’estate, vi andavo a passeggiare con mio papà, libero dagli impegni di lavoro. Io ero una bimbetta felice di poter scorrazzare in libertà!

A volte, anzi spesso, portavamo con noi la mia bicicletta, io pedalavo felice tra i viali alberati, papà mi teneva d’occhio, talvolta era costretto a corrermi dietro (lui era a piedi!), ma non me lo faceva mai pesare! Altre volte mi dilettavo con i giochi che il nostro parco offriva, generalmente, da buon “maschiaccio”, le automobiline.

Mi piaceva così tanto fare quei giri di pista, ogni volta era una gioia scegliere un modellino diverso, salire contenta ed emozionata e correre sul circuito e sulle ali della fantasia, sognando il momento in cui avrei percorso le vie della mia città su una vera auto! E poi c’era la giostra, con quella sua aurea di magia, di fiaba, come qualcosa di appena uscito da un mondo irreale e impalpabile e concretizzatosi lì di fronte a me. O almeno, questo è ciò che trasmetteva al mio cuore di bimba.

Anche Pratogiardino ha accompagnato la mia crescita: da adulta, è stato teatro di passeggiate con i miei genitori, sul filo della memoria. Ed è stato tra i luoghi d’elezione per espletare la mia passione fotografica: quanti scatti con papà, quanto ci divertivamo a fare foto con due diverse macchine per poi confrontarne le inquadrature e gli scorci, spesso così simili! E quante risa con la mia assoluta incapacità di scegliere bene l’esposizione alla luce… il mio tallone d’Achille! Era così rilassante camminare in questo angolo verde a pochi passi da casa, era per me luogo d’incantevole evasione dal clamore e dal traffico cittadino.

Potete dunque facilmente immaginare che emozione fu poter passeggiare in “Viale Giardini di Marzo”, o sostare in “Piazza 29 settembre”, o, ancora, fotografare le papere del “Laghetto Acqua azzurra acqua chiara”… Ad ogni passo, nella mia mente risuonava la voce di Battisti, con l’omonima canzone.

Questo magico connubio parco-musica mi regala emozioni impagabili ogni volta, e ogni settembre ricordi e suggestioni che esso suscita si rinnovano, in tutta la loro prepotente schiettezza. La schiettezza delle cose semplici, che accendono di colore la quotidianità e le danno gusto e sapore.

Perdonate questa mia divagazione, ma oggi è 29 settembre. Oggi il mio piccolo mito personale va celebrato e rinnovato. Ma se posso condividerlo con voi, cari lettori, il suo valore è a dir poco duplicato!

Barbara Pasqualini

Equipe 84 – 29 settembre – (1967)

https://www.youtube.com/watch?v=vGCA-320cbM

Lucio Battisti – 29 settembre – (1967)

https://www.youtube.com/watch?v=j_Hea19keg8

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