Viterbo CRONACA Ancora una volta si è evidenziato il valore economico e ambientale del Castagno

 

Il sesto convegno nazionale sul castagno, che ha visto il Rettorato dell'Università della Tuscia come sede, si è concluso il 25 settembre dopo quattro intensi giorni di lavoro degli stati generali del settore.

Si sono avvicendate otto sessioni tematiche su tutti gli aspetti della castanicoltura, con la presenza di ricercatori e operatori di tutta Italia ma anche con presenze di operatori stranieri.

Ancora una volta si è evidenziato il valore economico e ambientale di questo settore, che ha subito in questi ultimi anni danni causati sia da avversità biotiche e abiotiche sia dal cambiamento climatico in atto in diverse aree del paese.

Degno di nota il fatto che sia stata scelta proprio Viterbo come location di un evento di tale portata: Il prof. Vannini, che aveva introdotto i lavori il primo giorno, ha evidenziato che “La nostra zona produce il 70% delle castagne di tutto il Lazio e, a livello nazionale, ha sempre rivestito una grande importanza: contiamo più di 2.000 aziende agricole che si occupano di castagne e abbiamo toccato picchi di produzione di 10.000 tonnellate.

Ora è fondamentale che vengano apportate modifiche e che si dia il via a una progettualità nuova per uscire dalla crisi della castanicoltura proprio in questa zona che è sempre stata di esempio per tutta la Nazione”.

Il consigliere regionale viterbese Riccardo Valentini ha proposto un “Un fondo regionale per la conservazione dei castagneti" come valore naturale e paesaggistico del territorio della Tuscia. Infatti, sempre più appare importante per le aree collinari e montane considerare i castagneti come componenti fondamentali del paesaggio e protettori dell'ambiente.

I castagneti sono veri e propri ecosistemi, che hanno bisogno di tempo per riportare le condizioni necessarie a regime, dopo i danni recenti. Comunque dalle relazioni del prof. Alberto Alma dell'Università di Torino e dagli altri interventi si è capito che si stanno mostrando opzioni di miglioramento della situazione complessiva del settore.

In certe aree la lotta biologica, fatta utilizzando l'antagonista Toymus, ha iniziato a recuperare le piantagioni, in Piemonte, Liguria, Trentino e anche nei Cimini si hanno speranze di raccogliere castagne e marroni nel vicino autunno, anche se ci vorranno ancora anni per riportare a equilibrio definitivo l'ambiente castanicolo e le produzioni.

Vannini ha puntualizzato che "questo è un momento cruciale se nell’arco di due anni la nostra zona non produrrà determinate quantità, saremo fuori dal mercato. E questo, ovviamente, va evitato in maniera assoluta e con tutti i mezzi''.

I diversi esperti che si sono avvicendati durante il convegno, non hanno esaminato solo gli aspetti produttivi, ma anche quelli concernenti la raccolta, utilizzo del frutto, trasformazione, conservazione e commercializzazione.

Numerose anche le tavole rotonde tenutesi che hanno riguardato vari aspetti, dalle criticità della filiera alle opportunità di sviluppo, dalla green economy alla sostenibilità ambientale. Sul piazzale del Rettorato le macchine di raccolta della frutta a guscio della Facma di Vitorchiano tra i sponsor dell'evento.