
Manifesto del 1901 (Archivio Mauro Galeotti)
Paolo Giannini, archeologoHo seguito con interesse l’iniziativa dell’ing. Raffaele Ascenzi relativa ad un grande e stabile Museo della Macchina e meglio delle Macchine di S. Rosa.
Non è la prima volta che questa proposta viene offerta all’opinione pubblica e alle autorità comunali di Viterbo. Già se ne parlava decenni fa, in termini, forse più ristretti, senza fare il nome di illustri architetti come Renzo del Piano. In concreto dopo dibattiti e scontri polemici tutto è stato dimenticato fino ad oggi.
Ora io non voglio entrare nel merito della questione che implica un progetto, un luogo, un tempo, e soprattutto una notevole disponibilità economica, voglio solo proporre qualcosa di più ristretto, ma non meno interessante che si può realizzare anche subito e in pochi giorni.
“dove vanno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini?"
Così i versi di una passata canzone ripresa dalla seguente domanda: dove vanno a finire le statue di S. Rosa che da sempre svettano in cima alla sua Macchina?
Dove vanno?
Finiscono in pezzi, vengono prese dal costruttore si assegnano all’artista o sono conservate in qualche privata abitazione?
Davvero non lo sappiamo!
Allora diamoci da fare; ritroviamole e mettiamole al sicuro creando un piccolo ed apposito museo dove nella statua di S. Rosa ritroviamo non solo la passione viterbese per la Santa, ma anche i diversi stili e l’ingegno dell’ideatore della Macchina.
Dove metterle?
O troviamo un locale adatto o suggerisco di conservarle all’interno del chiostro del convento di S. Rosa.
Certo turisti e viterbesi e fedeli non potranno vedere tutta la Macchina, ma almeno il fine religioso e folcloristico di essa.
Così anche le generazioni future potranno avere una sostanziale immagine di questo pluricentenario atto di fede e riconoscenza alla nostra Santa Cittadina.
