Paolo Giannini
 
In questi giorni, sempre di più, l’attenzione dei  social, del pubblico in genere e degli opinionisti di ogni partito e colore è concentrata sul “rapimento" del piccolo Eitan Biran unico superstite della tragedia della funivia del Mottarone.
Il rapimento di Eitan è stato operato da parte del nonno  materno Smhuel Peleg che da Pavia, attraverso la Svizzera, con un volo  privato lo ha portato in Israele da dove non intende rispettare la decisione del giudice italiano che l’aveva affidato alla zia Aya Biran.
 
Il caso, nato da  un  privato disaccordo familiare, sta coinvolgendo i rapporti diplomatici tra Israele ed Italia.
 
La questione sicuramente avrà tempi lunghi, ma se questo caso è un unicum in Italia non lo è certamente per Israele ove ben oltre 50 anni fa è avvenuto qualcosa di molto simile.
 
E’ la vicenda del piccolo Yossele Schuchmacher.
 
Aveva appena 8 anni e viveva in Israele dove i genitori da pochi anni si erano stabiliti.
 
L’inserimento della famiglia nella nuova patria procedeva in mezzo a sopravvenute difficoltà economiche tanto da far pensare ad un ritorno nel paese di origine.
 
Tutto cambio nel dicembre del 1959 quando il nonno materno Naham Shtarkes capo di una setta di ebrei ortodossi  con la scusa di accompagnare il nipote alla sinagoga non lo restituì ai genitori Ida e Alter Schuchmacher. Egli, fervente ultraortodosso, temeva che Yossele non sarebbe stato educato alla antica fede dei padri cui egli tanto aderiva.
 
I genitori più e più volte chiesero che il figlio gli fosse restituito promettendo che la sua educazione avrebbe seguito il tracciato religioso di Israele.
 
Vani furono tutti questi tentativi finche i genitori esasperati non si rivolsero al tribunale che decise a loro favore.  Ma il nonno si rifiutò di obbedire all’ordine del magistrato che a quel punto dette ordine alla Polizia di rintracciare il bambino e restituirlo così alla sua famiglia.
 
La polizia fece di tutto per vari mesi. Ma alla fine dovette arrendersi: del piccolo Yossele nessuna traccia.Era letteralmente scomparso! Si arrivò così a mettere in prigione il duro nonno inutilmente. Fu scarcerato solo nell’aprile del 1961.
 
Intanto la vicenda familiare, era divenuta una sorta di scandalo nazionale coinvolgendo  profondamente l’opinione  pubblica e  determinando forti contrasti  perfino  all’interno della Knesset (il parlamento Israeliano).
 
Il paese si divise in due parti e si creò un clima di così aspra contesa tra ebrei laici e quelli ortodossi tale da paventare una guerra civile. Era maggio del 1961 e gli scontri erano sempre più frequenti.
 
Tale fu la preoccupazione dei politici che il primo ministro Ben Gurion – erano già trascorsi due anni- si impose dando incarico al capo del Mossad - il servizio segreto israeliano-di rintracciare il piccolo Yossele e riportare la pace tra le opposte fazioni che laceravano il neonato stato.  L’intervento del Mossad tramite la sezione Shabak dopo mesi di duro lavoro finalmente rintracciò Yossele, il cui nome era ora Yankele, a New York nascosto da una famiglia ortodossa a Brooklin.
 
E solo per l’intervento dell’allora Procuratore generale Robert Kennedy che dette personalmente ordine all’FBI di consegnarlo agli agenti  israeliani  si riuscì a superare tutti gli intralci diplomatici del caso. Yossele tornò in Israele il 4 luglio 1962 accolto da una folla festante all’aeroporto di Lod.         
 
Chi sa se la vicenda, seppur lontana nel tempo, di Yossele non abbia influenzato il pensiero e e l’azione del suo nonno?
 
Sarà così per il piccolo Eitan? Solo un accordo tra parenti può porre fine a questa, (anche nostra), incresciosa situazione determinata da problemi familiari ed affettivi diversamente dalla prima causata da motivi religiosi.