Ricevo e pubblico, puoi leggere e vedere per capire ciò che è taciuto...

Ci sono dolori che sono sotto gli occhi di tutti, e sofferenze che invece restano nascoste.
Ci sono cose che non vengono alla luce perché agli affari non conviene, soprattutto a quelli dell’industria alimentare, che crea profitto a partire dai corpi degli animali, corpi che non appartengono a se stessi, ma a una filiera sempre più crudele e sempre più disumana che ne dispone a piacimento.
Sai quante mucche vengono macellate ancora incinte, in tutto il mondo?
Tante, ma un numero preciso ancora non c’è, perché questo problema è così volutamente ignorato che mancano delle statistiche puntuali.
E sai invece a cosa sono destinate le mucche allevate dall’apparentemente ‘innocua’ industria del latte?
A essere trattate come vere e proprie macchine da produzione, in un ciclo produttivo che si ripete fino allo sfinimento.
Oggi, Mauro, ti voglio parlare proprio di questi orrori nascosti, iniziando da un’investigazione scioccante che abbiamo reso pubblica da pochissimo: un’indagine che ha documentato le pratiche di macellazione delle mucche gravide in Brasile.
Queste mucche alla fine del ciclo produttivo finiscono al macello per diventare carne di seconda scelta, dove moriranno tra atroci sofferenze.
Il loro trattamento è l’esempio lampante della crudeltà senza misura che subiscono gli animali allevati e sfruttati dall’industria.
Per loro non esiste nessuna tutela: non sono considerate esseri senzienti, creature in grado di provare dolore, madri che stanno per mettere al mondo un figlio, ma solo chili di carne.
Sono merce e come tale vengono trattate: le mucche vengono trasportate in lunghi viaggi verso il macello senza acqua e cibo, a temperature altissime, in un viaggio che è ancora più penoso per questi animali che portano in grembo fino a 75 chili in più oltre il loro peso.
Un peso che schiaccia i loro organi, impedendo loro di respirare e che rende il calvario del trasporto ancora più insostenibile: viaggiando ammassate per lunghe ore, la loro condizione contribuisce ad aumentarne lo stress e il malessere.
Devi sapere, Mauro, che a partire dal 2017 in Brasile è stato introdotto un nuovo regolamento federale, il RIISPOA, che permette la macellazione delle mucche gravide.
E, purtroppo, una volta dato questo lasciapassare, il numero di mucche incinte macellate è aumentato.
Per loro è una tortura, ma lo è anche per i vitelli non ancora nati: una volta che la madre viene macellata e muore dissanguata, i cuccioli soffocano dopo aver disperatamente lottato per la sopravvivenza.
O, ancora, vengono estratti dalle pance delle madri per essere abbandonati, come oggetti senza valore, sul pavimento.
Questo è ciò che significa maternità per le mucche allevate a scopo alimentare: essere private di qualunque cosa, a partire da una vita dignitosa, fino alla cura dei propri cuccioli.
A seguito della diffusione delle immagini raccolte dai nostri investigatori, Animal Equality ha esortato il Ministero dell’Agricoltura brasiliano a vietarne l’uccisione.
Purtroppo, però, non è una vergogna che riguarda solo il Brasile, infatti si stima che in Europa il 3% delle mucche macellate siano incinte, mentre in Italia la media si alza, aggirandosi intorno al 4,5%.
Come vedi, Mauro, è un sopruso che riguarda tutti i paesi del mondo.
Questa è solo una delle pratiche inaccettabili all’interno dell’industria che sfrutta i bovini, una tra le tante che il pubblico non conosce.
Ma c’è un altro orrore nascosto: quello dell’industria del latte.
Quando si pensa al latte, si visualizza immediatamente un banalissimo bicchiere di latte, candido e dissetante. Un’immagine viva nelle nostre menti, che spesso si associa all’infanzia e a pascoli di alta montagna dove le mucche vagano libere e felici in cerca dell’erba più fresca da brucare.
Un quadretto idilliaco, che in realtà nasconde una brutalità estrema.
Chi crede che l’industria del latte sia meno feroce di quella della carne, forse non ne conosce bene i processi di produzione.
Le mucche da latte non vivono una vita libera nel verde e pochissime di loro hanno visto un pascolo.
Non possiamo aspettarci che sia l’industria a raccontare il vero modo in cui vivono questi animali, per questo l’unica cosa che possiamo fare è documentare cosa accade per rivelarlo al pubblico.
Noi di Animal Equality ci siamo impegnati in un importante lavoro di documentazione e di denuncia che riguarda il settore, rivelando le sue pratiche atroci: abbiamo mostrato il ciclo di inseminazioni artificiali che avviene ogni 3 mesi, la sofferta separazione della madre dai figli e il dolore delle mungiture meccaniche, fino al macello degli animali.
La pubblicità fuorviante promossa dalle aziende alimenta un’idea deviata dell’industria del latte, quando invece questo prodotto sempre presente sulle tavole di moltissimi consumatori è frutto della sofferenza di milioni di mucche.
Le sorti degli animali allevati a scopo alimentare sono nelle mani dell’industria, che invece di tutelarli, li tratta come mezzi per il profitto.
Per questo ci battiamo da molti anni, con tutte le nostre forze, contro i sistemi di allevamento intensivo, perché milioni e milioni di animali hanno solo noi dalla loro parte.
Con gratitudine,
Matteo Cupi
Vice presidente internazionale Animal Equality
P.S: L’intera vita dei bovini sfruttati dall’industria della carne e del latte è un vero inferno. Oggi voglio raccontarti cosa succede alle mucche che vengono macellate, gravide, in Brasile e cosa nasconde invece l’industria del latte ai propri consumatori. SCOPRI COSA SUCCEDE AI BOVINI NEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI!

Viale Andrea Doria, 35 Milano 20124
Tel: (+39) 329 530 3281
C.F. : 97681660581
IBAN: IT54 D050 3401 6980 0000 0003 906
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
DONA IL TUO 5xMILLE
AD ANIMAL EQUALITY ITALIA
Sostieni una buona causa a costo zero: gli animali ti ringrazieranno!
Ti basterà inserire il nostro codice fiscale 976 81 66 05 81 nel tuo modulo 730 / Unico / Cud.
Animal Equality è un’organizzazione internazionale per la protezione animale fondata nel 2006. In Italia opera come associazione non profit ONLUS.
