Un socio ENPA
Caro Direttore,
possiedo due cuccioli di razza. Li curo amorevolmente e li considero membri della famiglia; mi arrabbio moltissimo quando alberghi, musei, luoghi turistici, ma anche centri commerciali, fanno resistenza ad ospitarli.
Voglio anche molto bene agli altri cani, mi spendo per assistere con donazioni gli animali abbandonati, malati, soli.
Con tutto ciò, sono allibito.
Sono allibito che una pur benemerita organizzazione di protezione degli animali oggi chieda duecentomila dollari per salvare 200 animali domestici che hanno in cura in Afghanistan, garantendo loro un “volo di rientro”.
Vedo continuamente sui vari media immagini di persone – persone: donne, uomini, vecchi, bambini – travolte, terrorizzate, affrante, aggredite, in una fuga spesso senza speranza; vedo persone che perdono i loro beni, la loro libertà, la loro dignità, la loro vita in una tragedia biblica, elemosinando un posto in aereo.
Capisco che Marco Bravi, il presidente del Consiglio Nazionale dell’ENPA, si preoccupi dei figli di un dio minore; ma che in questo momento per taluni il salvataggio di 200 animali possa essere considerato prioritario o pari a quello delle persone, mi sembra una bestemmia. Non necessariamente di fronte a Dio, o di fronte a un Dio maggiore, ma di fronte alla dignità del genere umano. Ok per gli operatori, per carità, ma…
No, caro Bravi: non sono “il solito benpensante” e non è vero che non faccio “nulla di concreto” per i profughi o per gli animali. No, certi pregiudizi, certa demagogia da circolo del caffé se li può risparmiare.
E’ che molti come me ancora riescono a calcolare le priorità, adottando criteri etici e di giustizia distributiva, con i quali distinguono fra la sorte di un bambino, di una donna, di un essere umano, rispetto a quella dei nostri pur amatissimi amici a quattro zampe.
Faccia pure il suo appello; mi sembra giusto. Ma non si permetta di sancire lapidari giudizi su chi ancora distingue, o è costretto a distinguere da questa società così violenta, tra un essere umano e un animale.
