Andrea Stefano Marini Balestra
Giorni fa abbiamo avuto occasione di leggere esternazioni del Consigliere comunale di “Forza Civica” avv. Giacomo Barelli, che abbiamo ritenuto essere frutto di un colpo di calore provocato dall’attuale torrida estate.
La stima per l’uomo, cittadino, professionista avv. Barelli, corretto collega ed esimio legale presso il nostro foro è da parte nostra indiscussa, però, come politico, c’è molto da osservare, quindi, una lezione politica la poteva evitare. “sutor ne ultra crepidam” diremmo.
L’avv. Barelli, certamente a digiuno di potere per non ricoprire in Comune incarichi che in passato gli vennero assegnati, spara grosso sulla consigliatura Arena che ritiene defunta pertanto sostiene, che un’alternativa ad essa, non possa essere la lista che per poco non vinse le passate “comunali”, cioè, la “Viterbo 2020” guidata da Chiara Frontini.
Per Barelli, le tesi proposte dalla Frontini sarebbero “espressione di un civismo populista fatto di slogan e poca sostanza”.
Ci chiediamo il perché si debbano cosi nettamente bocciare le tesi della Frontini, la cui sua lista civica, ottenne la maggioranza nella città di Viterbo, ma perdette per un pugno di voti la sua designazione a sindaco solo per il “miracolo” dei voti ad Arena trovati nella frazione di Grotte s. Stefano da Elpidio Micci.
Riteniamo un’offesa alle migliaia di viterbesi che dettero la preferenza ad una lista civica, che viene oggi dal Barelli definita frutto di “civismo populista”. I cittadini che andarono alle urne e dettero la fiducia alla “Viterbo 2020”, erano convinti non perpetuare l’”usanza” che l’amministrazione comunale fosse composta da forze politiche “conosciute”, solo unite a parole, mai, però, nei fatti, univoche.
Vediamo in queste ore le contorsioni all’interno del Consiglio Comunale che sono specchio di quelle a livello nazionale. Un’ amministrazione comunale, come ben disse a suo tempo il sindaco di Roma Ernesto Nathan che guidò quella città nel primo decennio del secolo scorso, non può essere un puzzle di partiti nazionali. Infatti, tutti i suoi assessori non ebbero mai tessera di partito, di conseguenza legati ai rispettivi leader, ma solo furono espressione di sensibilità politiche, pure diverse, ma liberamente accettate.
La “ricetta” del Barelli di avere a Viterbo un’amministrazione comunale tipo quella oggi sperimentata dal Presidente del consiglio Draghi, è inaccettabile.
Il governo ammucchiata di “emergenza” Draghi, come si può vedere senza difficoltà non ha agibilità per i veti incrociati dei partiti che lo compongono. Figuriamoci in un contesto amministrativo locale !
E’ naturale che tra la Lega di Salvini e Leu di Fratoianni ci sia un abisso ideologico incolmabile, cosi come pure i 5Stelle, ormai transfughi delle loro idee fondanti solo un decennio fa, siano alle costole del PD per rubargli voti in occasione di una prossima, anche se remota, tenzone elettorale nazionale. Conseguenza, si procede a tentoni ed a forza di compromessi a ribasso. Povero governo Draghi !
Ed allora anche al Comune di Viterbo dovremmo assistere ad un teatrino cosi ?
Bene, secondo il Barelli, un governo alla Draghi servirebbe alla città di Viterbo.
Proprio no.
Certamente una giunta cosi sarebbe veramente il “peiora parantur”
Proporre un’ammucchiata anche al Palazzo dei Priori, certamente sarebbe utile a Barelli ed i suoi (ma non solo a loro), per rimontare sul carro da quale il popolo con l’elezione del 2018 li ha fatti scendere e forse andare al pasto dei milioni promessi per la città di Viterbo.
Si ricordi l’amico avv. Barelli che la scelta dei rappresentanti in ogni amministrazione spetta al popolo.
Se non si riesce trovare la quadra tra partiti di un comune sentimento, al popolo va data la scelta mediante il voto.
E’ la regola democratica, semplicemente.
La lezione politica dell’avv. Barelli va rimandata al mittente.
