Luciano Bonaparte nel 1815

Andrea Stefano Marini Balestra

Nell’ambito della stagione teatrale a Ferento, il nostro Rescifina, per ricordare il secondo anniversario della morte di Napoleone Bonaparte, non ha mancato mettere in scena la “Saga dei Bonaparte, il rifugio di Luciano Bonaparte in Maremma".

Il Fratello del più noto Imperatore scelse per i suoi studio archeologici il territorio della Tuscia. Si installò stabilmente a Canino anche se una villa eresse a Viterbo che tutt’ora si affaccia su P.le Gramsci, per seguire gli scavi che avviò a Vulci con metodologia scientifica, veramente all’avanguardia nella prima metà del secolo XIX.

Ma la sua enorme discendenza (ebbe 14 figli da due matrimoni), la famiglia Bonaparte si imparentò con famiglie nobili della zona (i Borghese, gli Honorati,  Torlonia  e Valentini), quindi, ancora oggi sono presenti suoi parenti.

La saga dei Bonaparte è ancora presente presso di noi. 

Non appena saranno pubblicate le sue memorie mai sino ad ora tradotte in italiano ne sapremo di più.

Ad oggi abbiamo per certo che le nozze della sorella Paolina (quella meravigliosamente illustrata nel marmo da Canova) con il principe romano Camillo Borghese, ebbe rilevanza politica di certo non secondaria durante gli anni della metà dell’ottocento ai tempi di Napoleone Terzo che affidò al cognato incarichi in Piemonte nella zona di Cavour, tant’è che un rampollo di questa zona divenne certamente lo statista più attento ed oculato che rese possibile l’Unità d’Italia,  non “troppo” a caso, e “chissà perché” chiamato Camillo, che poi, presso lo stato francese fu di casa.

Nel racconto storico offerto da Tommaso Bocci che con Rescifina, ha presentato la serata, è stato ricordato l’evento tragico che colpi la famiglia del Conte Valentini, andato in sposo di una figlia di Luciano. Il Valentini, genero di Luciano, essendo carbonaro, ebbe l’incarico di uccidere Napoleone Terzo per ordine dei suoi confratelli francesi. Soltanto lui avrebbe potuto farlo perché di “casa” con l’imperatore, ma, per non mancare al giuramento carbonaro ed uccidere un cugino della moglie, preferì suicidarsi con un colpo di rivoltella. 

Quante storie nascoste e poco conosciute nella presenza bonapartiana a Viterbo e dintorni.