Viterbo CRONACA De Masi: “In un prossimo futuro essere disoccupato sarà bello”

D come : Disoccupazione (secondo Domenico De Masi e Massimo Catalano)
Il sociologo Domenico De Masi, molto conosciuto per le sue frequenti presenze nei talk-show televisivi, disse in una conferenza alla quale ero presente: “In un prossimo futuro essere disoccupato sarà bello”. Era l’ormai lontano 1991.
Ovviamente non intendeva fare una valutazione estetica. Essere disoccupato non è in sé né bello né brutto.
Massimo Catalano, noto come musicista, ma ancor più noto come “filosofo dell’ovvio”, è scomparso l’anno scorso (no, non è scomparso, è morto! Ma perché bisogna essere sempre educatamente delicati e falsi?). Dunque, Massimo Catalano, se ci fosse, oggi sentenzierebbe così: “Essere disoccupato e ricco non è bello, ma è comodo; mentre essere disoccupato e povero non è brutto, ma è maledettamente scomodo, a dir poco!”
Che cosa intendeva dunque De Masi? Semplicemente questo: che il progresso tecnologico e l’allungamento della vita umana avrebbero causato disoccupazione e che sarebbe stato utile pensare subito ai possibili provvedimenti per garantire un minimo di giustizia e di pace sociale, creando una società in cui i disoccupati non debbano necessariamente rubare o fare la rivoluzione o chiedere l’elemosina... o anche peggio. De Masi faceva conoscere certe previsioni degli economisti e cercava di sensibilizzare il potere politico.
Naturalmente nessun politico si è fatto sensibilizzare. I politici non sono mica sciocchi e sanno che prevedere i mali fa perdere voti, mentre provvedere in tempo è roba da “onesti imbecilli”.
V come : Vecchi rimedi
Se ci pensiamo bene la disoccupazione, nel senso comune di eccesso di lavoratori rispetto ai posti di lavoro, è un fenomeno connaturato con il mondo moderno, quel mondo caratterizzato dallo sviluppo industriale e dall’abbandono dell’agricoltura familiare. L’industria non è stata in grado di assorbire tutta la mano d’opera liberatasi dalla schiavitù (?) dei campi, ma in passato la società aveva avuto o trovato rimedi alternativi. Quali?
1) Scandalizzerò qualcuno, ma devo evidenziare che due guerre mondiali hanno ammazzato milioni di uomini e, perdonatemi la franca impertinenza, liberato quasi altrettanti posti di lavoro e generato per due volte un enorme lavoro di ricostruzione.
2) I paesi con eccesso di popolazione, come la nostra Italia, hanno favorito l’emigrazione verso quei paesi che di popolazione ne avevano poca e di risorse economiche tante.
3) I governi hanno istituito indennità di disoccupazione e sussidi vari per i senza lavoro.
4) E, buon ultimo rimedio, ma non trascurabile: l’esecuzione di opere pubbliche (utili e inutili) e l’impiego pubblico (anche questo utile e inutile) hanno creato tantissimi posti con retribuzione e… lavoro (anche lavoro? forse, ma non sempre e non necessariamente).
I come : In casa nostra
La nostra attuale crisi occupazionale deriva, come ho scritto più volte, soprattutto dalla globalizzazione che ha determinato mancanza di competitività della nostra economia. Le discussioni sull’abolizione dell’articolo 18, sulla precarietà, sull’uscita dall’euro sono alibi per non dover ammettere la nostra incapacità di trovare nuovi rimedi; nuovi perché non sono più disponibili quelli vecchi sopra indicati.
1) Ovviamente non auguro una nuova strage bellica (anche se alcuni politologi e perfino il Papa hanno detto che la terza guerra mondiale è già cominciata. Facciamo i debiti scongiuri!).
2) L’emigrazione è in atto, ma mentre in passato emigravano un po’ tutti e soprattutto la manovalanza generica, ora emigrano i migliori lavoratori e i “cervelli”, e ciò non è bene.
3) Le indennità di disoccupazione (con svariati e talvolta fantasiosi nomi: mobilità, riconversione, cassa integrazione in deroga, ecc) non sono più sostenibili dal disastrato bilancio pubblico.
4) L’impiego pubblico è in necessaria contrazione fisiologica (tecnologica), anche se sindacati e alti funzionari parlano sempre di carenze d’organico (non li critico: fanno il loro lavoro, ammesso che siano in buona fede).
E allora?
Allora, un rimedio per l’immediato:
visto che di ricchezza privata ce n’è ancora, ma è mal distribuita: chi più ha più dia, anche se sarà un sacrificio. I ricchi, i benestanti, soprattutto quelli che sfruttano lo stato con privilegi e imbrogli non più tollerabili, accettino un po’ di giusti sacrifici. Li considerino un investimento perché se l’Italia fallisce falliscono tutti e, per usare un detto famoso, anche i ricchi piangeranno.
Leggete, se vi è sfuggita, o rileggete l’ottima analisi di Luigi Torquati in “Pensieri, penserini e pensieracci!” di lunedì scorso.
Poi, gradualmente (non esistono bacchette magiche) miglioriamo la competitività e utilizziamo meglio le nostre risorse, a cominciare dal turismo.
E gli evasori? E i grandi furbi che hanno portato i loro capitali nei paradisi fiscali? Questo è un altro problema che affronterò con l’impertinenza di sempre, se reggerò le proteste che riceverò dopo che questo scritto sarà pubblicato. Ma non me ne preoccupo granché perché, a parte l’attenzione di quei tre o quattro fedeli lettori che penso di avere, credo che le mie parole siano “parole al vento”. Sono state parole al vento quelle di De Masi. Chi sono io per… essere ascoltato, o anche semplicemente mandato a quel paese?
S come : Sorrisi (un paio di)
Oggi sono stato troppo cattivo? Ho rattristato gli animi? Rimedio con un paio di note per sorridere.
Il TG3 serale del 23/9 della regione Lazio ha annunciato che “Continuano a Roma i festeggiamenti per l’anniversario della morte dell’imperatore Augusto”. Povero imperatore! Lo festeggiamo per la sua morte! E quanto continuano questi festeggiamenti!
M.M. e L.L., due turisti emiliani, che sono stati miei ospiti, mi hanno raccontato di aver letto su un muro di ***, un paese del viterbese, questa scritta:“Qui se dorme – turisti, de notte annate affan…” [parola incompleta, ma immaginabile]. I due hanno commentato così: “Voi viterbesi siete ammirabilmente spontanei e rustici”.
Aggì
