Ricevo e volentieri pubblico.
Cosa ci racconta l’industria sulle eccellenze italiane del settore alimentare, Mauro?
Se dovessimo dar retta alla pubblicità, dovremmo credere che il Made in Italy rappresenti sempre, senza se e senza ma, prodotti di alta qualità, che fanno invidia a tutto il mondo e che provengono da animali che vivono liberi di scorrazzare sui prati.
E devi sapere che l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari certificati come specialità territoriali.
Pensa che sono quasi 300 i prodotti esportati all’estero tra Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Mozzarella di Bufala e molti altri che portano il marchio DOP.
Per questo le indicazioni geografiche continuano a rappresentare un fattore chiave della crescita del comparto alimentare nostrano a livello internazionale.
Ma cosa significa esattamente la sigla DOP?
“Denominazione di Origine Protetta”, ovvero la garanzia che il prodotto sia realizzato e lavorato in aree geografiche specifiche rispettando un sistema di regole che ne assicuri certe caratteristiche.
Ma la dicitura DOP, insieme a IGP e molte altre, ignora totalmente i diritti degli esseri senzienti che sfrutta e su cui basa il proprio profitto, Mauro.
Le nostre indagini negli allevamenti lombardi, dove vengono allevati, tra gli altri, anche animali destinati a prodotti marchiati DOP, mostrano dettagli sconvolgenti di maltrattamenti sugli animali, condizioni igieniche vergognose e liquami di scarto non correttamente smaltiti.
Se ci segui da un po’ forse non ti stupirà scoprire che la tanto decantata qualità del Made in Italy non ha niente a che vedere con il benessere degli animali, Mauro.
È il caso, ad esempio, del Gruppo Bompieri di cui ricominceremo a parlare proprio nelle prossime ore...
Solo qualche mese fa abbiamo rilasciato delle immagini agghiaccianti di un maxi-allevamento di maiali nel bresciano, svelando maltrattamenti, sversamenti di liquami sospetti e un’estrema sofferenza a cui gli animali sono sottoposti.
Tanto era il materiale raccolto che è nata la nostra prima mini-serie investigativa in 5 episodi intitolata “La Grande Menzogna”.
L’allevamento investigato a febbraio con La7 figura tra le sedi dell’azienda Bompieri, gruppo che gestisce oltre 40 allevamenti di maiali sul territorio nazionale.
Purtroppo il modo in cui questi maiali sono allevati non è “unico e inimitabile” come vorrebbe la filosofia del Made in Italy, ma terribile e ingiustificabile come accade in molti altri allevamenti come questo, Mauro.
Anche se l’industria alimentare spesso sostiene che gli illeciti rilevati nelle nostre investigazioni rappresentino un’eccezione, la cosiddetta “mela marcia” all’interno di un sistema virtuoso, noi sappiamo benissimo che non è così.
Perché ne siamo sicuri?
Perché abbiamo le prove, raccolte in anni di investigazioni.
Sofferenza, incuria e violazioni in termini di biosicurezza sono il marchio di fabbrica che caratterizza questo allevamento e, purtroppo, molti altri impianti industriali come questo.
Bompieri, sul suo sito web - andato prontamente offline subito dopo l'uscita della nostra inchiesta - si vanta di essere un’azienda molto attenta al benessere animale, mentre invece, Mauro, le nostre immagini raccontano una storia ben diversa.
Siamo davvero sicuri che “la superiorità italiana” tanto acclamata in questo settore sia una garanzia di qualità?
Cosa accade davvero negli allevamenti intensivi sparsi in tutta la Pianura Padana?
Te lo svelerò domani, Mauro, con la nostra nuova inchiesta in un altro allevamento legato proprio al Gruppo Bompieri.
Ti consiglio di leggere la mail che ti invierò per non perderti il nuovo rilascio investigativo.
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Con stima,
Alice
P.S: In questi mesi abbiamo documentato vari illeciti in un allevamento intensivo della Provincia di Brescia. Quello che succede in questi luoghi non è l’eccezione, come vuole farci credere l’industria, ma è spesso la regola. Domani, Mauro, pubblicheremo una nuova investigazione che riguarda un’altra struttura legata al Gruppo Bompieri per dimostrarlo ancora una volta. Iscriviti al canale YouTube per non perderti la nuova inchiesta!
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