Viterbo CRONACA PULITA Il Padreterno stava lì ad aspettare che "la sora Lella ce mettesse le mani", anzi la scopa

Il Casaletto del Padreterno nel 1998,
in basso a sinistra della facciata è una testa in peperino, rubata.
(Foto Francesco Biganzoli)
L'assossore comunale Raffaela Saraconi ha riportato dignitosamente nel rispetto che gli è dovuto il famoso Casaletto del Padreterno.
Una costruzione fuori mano un tempo, ma ormai in città, trovandosi tra i quartieri Ellera e Santa Barbara. Si trova sulla Strada Capretta che è davvero trafficata e quindi il monumento viterbese alla vista di numerose persone.
Era stato ridotto a un immondezzaio, al suo interno era di tutto, uno stato ignobile non solo per lo stabile cinquecentesco, ma anche per rispetto al nome che porta Padreterno.
E il Padreterno è in graffito raffigurato sulla facciata che stava lì ad aspettare che "la sora Lella ce mettesse le mani" e lei ce l'ha messe. Grazie!
Ma ora un po' di storia del casaletto.
Mauro Galeotti
Cappella o Casaletto del Padre eterno
dal libro Mauro Galeotti: "L'illustrissima Città di Viterbo", 2002
Si trova sulla Strada Capretta ed ha il tetto ad un solo spiovente, l’interno era a due piani con camino ed ha una piccola finestra per la luce.
Sull’architrave dell’ingresso è inciso I.N.[croce] R.I. con al centro una croce biforcata, le lettere ovviamente stanno per Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum. 
Il Casaletto del Padreterno nel 1998,
in basso a sinistra della facciata è una testa in peperino, rubata.
(Foto Francesco Biganzoli)
Sulla facciata è una edicola caratterizzata da una larga cornice in peperino, con scolpita sulla chiave dell’arco una croce affiancata dalle parole, a sinistra, Ave e a destra, Mar / ia.
All’interno della stessa è un affresco in grave degrado con raffigurata la Madonna con Bambino, deturpata ignobilmente da qualche imbecille di passaggio.
Sopra è un graffito a pittura monocroma raffigurante il Padre eterno benedicente col globo terracqueo tenuto con la mano sinistra e due angeli portaceri.
Sotto alla gronda del tetto è ancora ben visibile un fregio, costituito da pennacchi e bandelle, che si alternano con decorazioni di gigli dei Farnese e rose degli Orsini.
Fulvio Ricci e Attilio Carosi ritengono che sia una probabile committenza dei Farnese e degli Orsini da riferire tra il 1510 e il 1520.
