dott. Giuseppe Di Prima

La maggior parte delle mamme credono di proporre alla famiglia uno stile alimentare corretto, ma oggi oltre il 21% dei bambini è sovrappeso e il 9% obeso. C’è bisogno di tornare alla dieta mediterranea come riferimento certo del mangiar sano. 

Le percentuali di adulti e bambini obesi o sovrappeso indicano chiaramente che la popolazione italiana, anche in regioni che un tempo avevano come punto di riferimento la dieta mediterranea, non ha più abitudini alimentari adeguate. Dall’analisi è emerso che l’83% delle mamme ritiene molto importante dedicarsi alla cura dell’alimentazione familiare, e che nel 95% dei casi pensano di avere un livello d’informazione e conoscenza dei prodotti alimentari più che sufficiente. 

Un dato che contrasta, tuttavia, con quelli relativi alla salute fisica della popolazione nel nostro Paese, secondo cui sono in sovrappeso il 32% degli adulti e quasi il 22% dei bambini di 8-9 anni, il 9% dei quali è obeso.

I risultati relativi ai bambini sono particolarmente allarmanti, per le ripercussioni che l’obesità infantile può avere sulla salute futura, con pesanti effetti sociali ed economici. Il forte sovrappeso dei più piccoli, peraltro, non coincide con la percezione delle mamme sulla gestione alimentare delle proprie famiglie, con più del 90% di loro che reputa la propria alimentazione fondamentalmente corretta e poco meno del 70% delle intervistate che ritiene di dedicare maggior attenzione all’alimentazione dei propri figli che a quella degli adulti della famiglia.

La grande attenzione verso un’alimentazione sana sembra però essere ancora solo teorica. Purtroppo, spesso si basa su conoscenze, impressioni o sensazioni errate. I canali di comunicazione sociale, poi, in particolare Internet e TV, veicolano troppe informazioni poco fondate o anche errate, diffondendo messaggi contraddittori spesso con toni allarmistici. 

Dall’indagine dell’Osservatorio Mamme si profila, per il prossimo futuro, un compito importante per la Ricerca del settore agroalimentare. “I riscontri dello studio presentato – spiega la docente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – impongono a chi si occupa, soprattutto a livello accademico degli studi sull’alimentazione, di trovare modi più chiari e incisivi per comunicare e diffondere informazioni semplici, chiare, affidabili”.