Viterbo CRONACA Partiamo dall’avvocato ecclesiastico Bracchi

Luigi Torquati,
giornalista
Caro Direttore, mi ero ripromesso di cercare di non intervenire in merito agli articoli altrui che tu, forse con un pizzico di sadismo, fai apparire su questo simpatico quotidiano.
Ma come si fa a stare in disparte leggendo “Papa Francesco: Chi sono io per giudicare”, “Chi sei tu per giudicare?” e conseguenti appendici.
Partiamo dall’avvocato ecclesiastico Bracchi, che se nella maggioranza dei suoi articoli ci erudisce, appunto, in materia ecclesiale, alcune volte critica apertamente alcuni aspetti del “modus vivendi”, dal punto di vista religioso, di oggi.
In questo suo ultimo articolo, se la prende con una Chiesa veneta che accusa di “cambiare perfino forme e finalità del Sacramento della Confessione riscrivendo e rileggendo le basi della Teologia sacramentaria” in quanto ha esposto un cartello con scritto: “Punto di dialogo! Qui non si fanno confessioni, si ascolta solo”. Si domanda anche, sempre il Bracchi, “Perché chiamare la Confessione, punto di dialogo e di ascolto?”.
Il caro Giuseppe dimentica che la Chiesa, senza bisogno di Concili vari, non da oggi, ma da un bel po’ di tempo, ha “modernizzato” alquanto il “modus confessandi” (vedi in proposito il P.S. a piè pagina).
Una volta era obbligatorio per le donne il confessionale e per gli uomini l’inginocchiatoio, man mano tutti, anche gli uomini, potevano farlo nel confessionale, successivamente, tutti anche nell’inginocchiatoio; oggi, non solo è ammesso, ma addirittura consigliabile il “colloquio”.
Se oggi si usano ancora i confessionali, è solo perché le Chiese non eliminano questo tipo di arredamento a volte anche di valore artistico, ma la confessione, almeno per i sacerdoti non ancorati al “modus anticus” (vedi sempre P.S. a fine pagina), dovrebbe essere un colloquio tra il rappresentante di Cristo e il penitente; un colloquio aperto, sincero, leale, dal quale devono scaturire non solo pentimento e assoluzione, ma anche consigli sul “modus vivendi” futuro.
Sarebbe stato più opportuna una eventuale critica alla Chiesa veneta, dopo aver fatto in loco una confessione ed aver verificato la non corrispondenza con quanto prescritto per tale Sacramento.
Da qui, a quanto scrive la signora Zambianchi, il passo è breve.
Cara signora, è vero che l’articolo di Bracchi, così come è scritto, potrebbe essere interpretato come una velata critica alla frase del Papa e anche far pensare ad una opinione omofoba, ma leggendo bene e con calma, si capiva chiaramente che era solo una partenza “in quarta” per arrivare direttamente alla critica sulla confessione-colloquio.
Mi è sembrata, quindi, alquanto dura la sua presa di posizione che, forse oggi, dopo la replica, anch’essa troppo dura, di Bracchi, potrebbe essere più giustificata.
Ma non è tanto questo l’argomento che mi preme sottolineare, piuttosto è la sua “umile” affermazione quando dice che: “A parte il battesimo e l’eucaristia, tutto il resto dei sacramenti, dei dogmi e dei protocolli liturgici che caratterizzano il cristianesimo, non discendano direttamente da Gesù di Nazareth”.
Questo lo affermano i Protestanti.
La Chiesa Cattolica, così come quella Ortodossa, considera tutti i sette Sacramenti discendenti da Gesù (non parliamo di protocolli liturgici ecc., che nascono da interpretazioni, comunque sempre ben ponderate, della Chiesa).
Vede, dati per scontati, come dice lei, il Battesimo e l’Eucarestia, anche la Riconciliazione o Confessione l’ha voluta Cristo quando ha detto agli Apostoli: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Altrettanto dicasi per la Confermazione o Cresima per la quale “Gesù soffia su di loro (apostoli) ed essi ricevono lo Spirito Santo” e da questo momento in poi, gli apostoli trasmettono lo Spirito Santo sui fedeli con l'imposizione delle mani.
Così per l’Unzione infermi o, come l’ho sempre chiamata io, l’Estrema Unzione. Nel primo invio missionario dei dodici apostoli da parte di Gesù, dopo aver dato loro le dovute istruzioni, l'evangelista narra: “E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”.
Per il Matrimonio, possiamo anche essere d’accordo che sia più una interpretazione che la Chiesa ha voluto dare alla partecipazione di Gesù alle “Nozze di Cana” fissando norme che, comunque, derivano dai precetti insegnati dal Maestro.
Per l’Ordine Sacro, si potrà discutere sulle regole volute dalla Chiesa, ma è indiscutibile che il mandato l’ha assegnato Gesù direttamente agli Apostoli e loro successori.
E ritorniamo a Bracchi. Una replica pesante con espressioni che nemmeno Luigi Torquati quando parla della situazione di Viterbo farebbe. Non è da “giornalista” come ami definirti, ma solo livore personale.
Al contrario, complimenti per l’articolo sull’Europa.
E chiudo con una frase di Gesù che dovrebbe piacere, stando a quanto si legge negli articoli, ad entrambe le parti: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
P:S. – So benissimo che “modus confessandi” e “modus anticus” non è latino. Quindi, carissimi Santella, Bracchi, Aggì, ecc., fate a meno di criticarmi. Sappiate che ho scritto questo pezzo dopo aver divorato un bel piatto di maccheroni aio, oio e peperoncino: dunque è “latino maccheronico”!
Luigi Torquati
