Viterbo Teatro dell'Unione

Maria Antonietta Ellebori

La parola mi ricorda le serate trascorse accanto alla radio quando, alternandosi a “Bianco e Nero” di Corrado, si rappresentava un teatro con il sipario aperto ma senza scenario, che si doveva allestire soltanto ascoltando le voci.

La fantasia, quella di una bambina di otto anni, ne costruiva uno, ponendo un arredo a ogni parola detta, tanto che, se chiudeva gli occhi le sembrava di vederlo, ed alla fine tutto aveva un senso. Così, di settimana in settimana, in quel teatro immaginario si sono avvicendate commedie di Dostoevskij, Cechov, Hugo, De Filippo, e tanti altri, che l’hanno educata ad uno stile di pensiero … forse insolito per la cultura dei tempi e per l’età: vedere anche con gli occhi chiusi e imparare a “somatizzare” le percezioni intellettive; in sintesi, non fermarsi all’apparenza ma andare al di là scavando perfino tra le rughe, come un “difetto” da coniugare in ogni situazione, soprattutto in quelle così ovvie da essere subito accantonate perché catalogate superflue e insignificanti.

In seguito tale pratica è stata promotrice di interesse alla conoscenza di quegli autori e alla lettura di quei romanzi, così che quando a scuola se ne accennava, lei ne capiva meglio il concerto.

Più tardi, le rappresentazioni televisive in bianco e nero le decidevano una svolta importante, perché il sipario si apriva davvero e la telecamera faceva una panoramica sul palco concedendole appositamente alcuni minuti per …

Qui lei veniva presa quasi da un … gioco, ma che gioco non lo era: osservando lo scenario, in pochi attimi, lei riusciva a farsi un’idea della situazione: la mobilia a significare il ceto delle persone, il modello del telefono il periodo storico, il tendaggio alle finestre la peculiarità del gusto, le foto alle pareti un affetto passato o recente, infine il look e la pettinatura il carattere più o meno frivolo e il ruolo della persona nel contesto.

Poi tutta la commedia si consumava in un lasso di tempo senza … tempo, perché tutto ciò che era al di fuori scompariva e lei era proprio lì, invisibile e proiettata anch’essa in un angolo del palco. 

E’ vero che la pandemia ci ha privato di molto, da qualsiasi lato si guardi, ma nello stesso tempo ci ha indotti a considerazioni da non trascurare dopo che il pericolo sarà alienato.

Lentamente ritorneremo alla normalità e, questa volta, secondo me, dovremo ricostruirla aggiungendo alcune varianti nel settore educativo, soprattutto nei ragazzi fin dall’infanzia, altrimenti non avremmo imparato un bel niente dalla sventura.

Tra le materie scolastiche inserire anche “Il Teatro”, come avviene in alcuni Paesi del mondo e in qualche città italiana. 

Una materia dove si assiste o si fa teatro al fine di educare all’osservare, al percepire, all’elasticità mentale che, naturalmente insieme a tutte le altre discipline, possano decidere un vero e proprio “stile del pensiero”, che ciascuno possa somatizzare a proprio discernimento secondo la propria creatività intellettiva.

Tale pratica già è esercitata in alcuni Paesi e in alcune scuole d’Italia, ma come materia facoltativa, perché molti pensano che per gli studenti sia soltanto un passatempo.

Secondo me, il teatro è complementare alle altre materie, anzi l’approccio a queste sarà agevolato da quello “stile di pensiero” diventato un’abitudine, perché acquisito fin da bambini.

A taluni potrebbe sembrare di poco conto, ma tale “deformazione professionale” si decide nella quotidianità di ogni ragazzo che diventa adulto, che lo applicherà ovunque si trovi e nella comunità di cui farà parte, e …  finalmente “il contesto sociale” ne potrà trarre beneficio (Non vedete in che guazzabuglio ci troviamo, dove soltanto la generosità di quelli che rischiano la propria vita o l’hanno data, possono risolvere alcune emergenze? C’è qualcosa che non va!) 

Ricordiamo come nell’antica Grecia fosse esercitato e come ne è di primaria testimonianza la “Poetica” di Aristotele. 

Per tutte queste ragioni, io che sono diversamente, ma tanto diversamente, giovane …, sento la mancanza del Teatro, quello con le sedie di velluto, il sipario, il palco, ma anche quello all’aperto di Ferento, quando ti dovevi portare un ulteriore cuscino oltre quello concesso per sedere sulle gradinate.

Ringrazio la Rai per averci intrattenuto attraverso Rai 5 con opere, concerti, commedie, drammi, balletti e quant’altro nel periodo della pandemia.