Tino Soga

Non ci sono [più] le mezze stagioni

Si parla comunemente di primavera e autunno come di stagioni ambigue, un ricordo del passato, tanto che talvolta si dice: “Eh! Purtroppo, non ci sono più le mezze stagioni.”

Mi rammento che, qualche anno fa, il meteorologo Paolo Sottocorona spiegò che…
“… in realtà, avanzando e ritrattando, piano piano è solo l’inverno che cede il passo all’estate e viceversa, con anticipi di caldo e ritorni di freddo. Le mezze stagioni infatti non sono mai esistite. Le vere stagioni sono in realtà due: quella fredda (da ottobre a marzo) e quella calda (da aprile a settembre).”

Il meteorologo ha ragione scientificamente parlando, ma a me dispiace che le delicatezze della primavera e dell’autunno siano soltanto fantasia.

Però un po’ di fantasia abbellisce la vita, cancella le amarezze e addolcisce l’umore; e pure io, che sono un irriducibile razionalista, questa mattina mi sono guardato attorno: fra una nuvola e l’altra e spruzzi di pioggia, un raggio di sole tanto delicato da non essere invernale ma ancora poco caldo per essere estivo, mi ha commosso e mi sono sentito poeta:

La vecchia quercia

Nudo, d’inverno, lo scheletro grigio
ha sfregiato il cielo per mesi.
Non ronzio d’api, non frullo d’ali
han turbato la morte apparente.

Ma, ieri, inavvertiti germogli
punteggiaron di viola le scorze.
Oggi, merletti di pallido verde
hanno velato i rami rugosi.

Un raggio di sole filtra le nubi,
accende vaghe stille di pioggia
di nuova splendida luce vitale.
Ma sì, che posso cantar “Primavera!”