Cellere POESIA Infanzia affamata quella del “Quaranta”, ma quanta gioia quando...
Viterbese, 1930 c. - La fornaia se ne va con la tavola e le pagnotte sulla testa, con il panno avvolto, a Viterbo detto "coròjja", per meglio sostenere in equilibrio il peso.
(Archivio Mauro Galeotti)
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È il dolce ricordo del tempo che fu e che mai più ritornerà: tempo sì di sacrifici e di povertà, ma anche di spensieratezza e di infantile felicità.

 

Profumo di fame...

 

Infanzia affamata

quella del “Quaranta”,

ma quanta gioia quando

quel profumato pane scuro

tentava finalmente

di smorzare o frenare

i dolenti morsi

di uno stomaco avvilito.

Stomaco avvezzo

a minimi, strani cibi:

pane e noci,

pane e fichi secchi,

pane su cui

pigramente si adagiava

un debole strato

di pomodoro, rosso di sole,

o una gradita

farina dolce di castagne;

niente di più,

ma tutto squisito,

condito da fame verace.

Oggi che la mia dispensa

trabocca di alimenti assortiti,

non avverto più

i forti desideri del passato,

già qualcosa mi è proibito

e sogno i tempi

di quello scuro pane quotidiano.

 

Mario Olimpieri