
Paolo Isotta (1950-2021), Paolino per gli amici, era venuto per la prima volta a Viterbo due anni fa per seguire il Festival “I Bemolli sono Blu”.
Affascinato e colpito dalla bellezza di Viterbo, si era quasi scusato di non conoscere l'antica città: “sono arrivato a 68 anni senza conoscere una tale bellezza” e aveva promesso che sarebbe tornato per il prossimo festival d'autunno in programma per quest'anno. Ma la morte l’ho ha colto all'improvviso venerdì, 12 febbraio, nella sua abitazione di Napoli.
Intellettuale dalla scrittura pungente e sterminata cultura, capace di battute taglienti e fulminanti giudizi, lascia un vuoto incolmabile. Con lui se ne va l’ultimo, vero “critico musicale” e un mondo di sempre più rara signorilità.
Sandro De Palma, l’Associazione Musicale Muzio Clementi, lo staff del Festival viterbese “I Bemolli sono Blu” esprimono il loro cordoglio per la sua scomparsa.
Nota- Paolo Isotta giornalista musicale con articoli pubblicati in larga parte sul Corriere della Sera, scrisse diversi saggi di storia della musica e musicologia; tra i libri, I diamanti della corona (1974), primo libro in assoluto dedicato alle opere serie di Gioacchino Rossini. Nel 1992 presentò nove puntate, su Rai 3 della serie Grandi interpreti, dedicate al direttore d'orchestra rumeno Sergiu Celibidache. Nel 2013 pubblicò un articolo fortemente critico verso Daniel Harding e, indirettamente, Claudio Abbado, a seguito del quale Stéphane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano lo dichiarò "persona non gradita".
Dal 21 ottobre 2015 iniziò la sua collaborazione su Il Fatto Quotidiano dove scrisse di musica, cultura, politica e costume. Nel settembre 2017 gli fu conferito il Premio "Isaiah Berlin" per altissimi meriti culturali. Dal febbraio 2019 fu professore Emerito del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli.
