Francesco Mattioli, sociologo

C’è un equivoco di fondo che si palesa spesso nelle valutazioni che si fanno della politica parlamentare.

Mi sembra che vi cada anche l’amico Marini Balestra quando asserisce che l’ex premier Conte avrebbe dovuto tener conto che il centrodestra – secondo i sondaggi - è “maggioritario” nel Paese e quindi avrebbe dovuto accoglierne, se non rappresentanti in Consiglio dei Ministri, certo le proposte.

Equivoco di fondo, sicuramente; ingenuità non credo; punta di vista di parte, comprensibile.

I meccanismi parlamentari della politica – vi hanno insistito molto proprio gli esponenti del centrodestra – si fanno per l’appunto in Parlamento e tenendo conto del Parlamento.  Quindi, non in base ai sondaggi.

Da metodologo della ricerca, che ha partecipato alla progettazione, alla realizzazione e all’interpretazione di numerosi sondaggi, anche sull’atteggiamento politico degli italiani, dovrei difenderne a spada tratta l’attendibilità. Ma non lo farò.  E per due motivi; il primo, tecnico; il secondo, “politico”.

Il motivo tecnico è che le risposte degli intervistati, soprattutto in momenti di tensione mediatica e sociale, non corrispondono del tutto alle scelte che si fanno nella cabina elettorale.  Ne sa qualcosa Hillary Clinton, vincitrice secondo i sondaggi su Trump, e poi sconfitta da quest’ultimo alle presidenziali di quattro anni fa.

Ma anche ammesso che ne venisse il sondaggio perfetto, esso fotografa un “momento”, e se si  considera che eventuali elezioni – oggi – si terrebbero tra quattro mesi, è chiaro che fino ad allora, come recita il titolo di un  noto film americano, “Tutto può succedere”.     

Nessuno può sentirsi legittimato a governare, insomma, mediante un sondaggio: persino in archeologia, un sondaggio non è uno scavo…   Diciamo che, tuttavia, dà segnali: può incoraggiare, suggerire, indirizzare, ammonire. Il politico ne può trarre utili indicazioni, come quando si confronta con la piazza – anche virtuale – e con le riunioni di partito. 

Il secondo  motivo è che la conta si fa in Parlamento, e nell’attuale Parlamento il centrodestra non è maggioritario; non lo è più neppure il governo cosiddetto giallorosso, e quindi il Presidente ha dato incarico ad una “personalità” per certi versi trasversale, di formare un governo probabilmente trasversale per fronteggiare l’emergenza.

Tutto qui.

Spezzerei una lancia a favore del collega prof. Conte.   

Andava bene al centrodestra quando veniva trattato come un pupazzo nel governo gialloverde, perché risolveva il rapporto dei due galli del pollaio, Salvini e  Di Maio, nessuno dei quali poteva fare il premier a discapito dell’altro.  Non a caso, Salvini da ministro degli Interni si comportava da premier, prevaricando persino il Consiglio dei Ministri e Di Maio lo faceva da ministro degli esteri. 

Conte a fare il vaso di coccio tra i due vasi di ferro… 

Nel governo giallorosso Conte ha provato a fare uno scatto di orgoglio, a “governare”;  sfortunatamente ha incocciato con la pandemia, che nessuno avrebbe saputo – e ha saputo nel mondo – governare. 

Facile addossare colpe a Conte sulle politiche di gestione dell’emergenza in questi mesi. Sa un po’ di avvoltoio guardare come si sbaglia nelle gestione della sanità, dei dpi, dei lockdown, dicendo “io avrei fatto meglio”. E poi, quando si governa, come in Lombardia, commettere errori terribili…   

Ma bando alle polemiche di parte: il problema vero è che, soprattutto in Italia, tutti siamo capaci di infiocchettare la pars detruens dei ragionamenti; pochi la pars costruens.  Occorre dare merito al Presidente Mattarella, e ringraziare la sorte di avere un Draghi (anche se la sinistra intellettual/radical chic spesso lo decurta a “banchiere”), se alla fine di fronte all’emergenza qualcuno cercherà di rimboccarsi le maniche senza far troppo conto sulle polemiche di parte.

Durerà? Speriamo; perché in Italia non siano abituati. Successe solo nel dopoguerra, e con fatica.

Se il Covid-19 ci ha portato a considerarlo come una guerra, allora  possiamo sperare. Ma se qualcuno - come quelli che piangono di non potersi fare un aperitivo in centro o un sciata – pensa che guerra non è, allora avremo problemi nell’accordo.

Staremo a vedere.

I fatti. Non i sondaggi… 

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L'articolo dell'avv. Andrea Stefano Marini Balestra

http://www.lacitta.eu/politica/58593-aver-escluso-il-centrodestra-fatale-errore-di-conte.html