Daniela Scotto di Fasano

Sogni
Volevo raccontarti un sogno   ̶  dice   ̶  ma quando ho aperto gli occhi il sogno se n'è andato.

La ascolta attento, concentrato. Piega la testa da un lato. 

Lei sorride. 

Quando lui fa così la tenerezza è un'onda anomala, la prende alla sprovvista, non sa poi come averci a che fare.

Dai   ̶  burbera   ̶  che sarà mai un sogno. 

Lui sembra aggrottare le sopracciglia. Aspetta.

Beh, in effetti era molto che non mi capitava di ricordare di aver sognato. Chissà com'è che ho sognato, oggi, strano… Freud dice che i sogni realizzano dei desideri. È un assioma, questo, in psicoanalisi. I sogni realizzano il desiderio del dormiente per custodirne il sonno. Se sogno di bere quando ho sete forse non dovrò svegliarmi per bere, forse potrà bastare l'illusione di aver bevuto per continuare a dormire senza disturbare il sonno. 

Gli chiede: Forse volevo rammentare a me stessa la me stessa desiderante?

Lui apre la bocca, sbadiglia, si stira.

Ti annoio, eh? Hai ragione.

Eppure, si reclina sul cuscino, presa, inaspettatamente, dal bisogno di darsi tempo, di concedersi un po' di fantasticherie.

Ed ecco, le squarcia la mente un brandello di sogno.  

Il mare. La luce. Odore di limoni. Uno scoglio grondante acqua di risacca, scintillante di granelli di sale. Odore di mare. E limone. Sta aprendo un riccio. Sa come fare a non pungersi. Alza lo sguardo. Suo padre. Le porge il limone da spruzzare sul riccio per poterlo mangiare.

Infanzia luminosa. E più non dimandare.

È lontana, persa nel tempo.

Lui le solletica col naso umido e freddo il gomito.

Lo guarda. Sorride: 

Passeggiata, eh? Andiamo a prendere il guinzaglio!

Il cane la precede saltando fino all'ingresso.